Carissimi,

con questa domenica si chiude l’anno liturgico. E proprio in questa domenica la liturgia della Parola ci presenta Gesù che pronuncia il suo giudizio sulla vita di ogni creatura. Il vangelo è un brano straordinario, che sintetizza in modo inequivocabile lo specifico del cristiano: sono autenticamente cristiano, cioè seguace-discepolo di Cristo nella misura in cui compio delle scelte concrete di bene nei confronti dei fratelli, in particolare verso gli ultimi. E nello stesso tempo, il vangelo ci mette di fronte quello che guarda Gesù: “Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere….. lo sguardo di Gesù va sempre a posarsi sul bisogno dell’uomo, sulla sua povertà e fragilità. E’ uno sguardo che non va a cercare i peccati e gli errori dell’uomo, ma la sua bontà e attenzione per i fratelli. Sembra che Gesù ci inviti a rispondere alla domanda che sta sotto tutta la Bibbia: “Che cosa hai fatto per il tuo fratello?”. Il bello, poi, è che Gesù non fa emergere gesti eclatanti o clamorosi o sconvolgenti, ma gesti semplici, immediati, che diventano potenti e dirompenti perché sconvolgono il pensare ‘normale’. Sono gesti che fanno vivere perché nascono da chi ha lo sguardo come Dio che va a posarsi sul bisogno del fratello. Che grande Dio! Lui non guarda il peccato commesso, ma il bene fatto; sulla sua bilancia pesa di più il bene donato che il male commesso! E questo al punto che il bene fatto al fratello Gesù lo ritiene fatto nientemeno che a Lui: “Quello che avete fatto a uno dei miei fratelli, lo avete fatto a me”. E’ come se dicesse: io sono così presente in voi che se siete malati è la mia carne che soffre, se avete fame e sete sono io che ne sento i morsi. Lui è presente là dove l’uomo soffre e finché sulla terra ci sarà un solo essere vivente che soffre Lui sarà li presente e sofferente con quella creatura! Di fronte a questo suo giudizio, alcuni vengono accolti nel suo regno, altri vengono mandati via. Viene spontanea una domanda: “Ma che male hanno commesso per subire un giudizio così definitivo “Via da me maledetti”? Potremmo dire che il loro peccato è  non aver fatto nulla di buono e di bene per il fratello! Non sono stati cattivi o violenti, non hanno fatto azioni malvage, non hanno odiato nessuno; semplicemente non hanno mosso un dito per i piccoli e gli indifesi, per coloro che non contano e non hanno conoscenze altolocate; sono rimasti freddi e indifferenti! Non basta essere buoni e dire “Io non faccio nulla di male”, perché si uccide anche con il silenzio, con l’indifferenza, con la freddezza. Per Gesù stare a guardare è già farsi complici del male. Il contrario dell’amore, allora, non è l’odio, ma l’indifferenza che riduce a inesistente il fratello: non lo vedi, per te non esiste! L’amore autentico, cioè quello di Cristo, è l’amore che non ha paura di sporcarsi le mani, di compromettersi per il bene, di giocarsi per il fratello. Chiediamo di poter sentire anche per noi quella frase così liberante: “Venite benedetti del Padre mio, perché tutto quello che avete fatto a uno di questi più piccoli, l’avete fatta a me!”

con amicizia,

don ezio

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