Carissimi,

con questa domenica si chiude l’anno liturgico e la liturgia di oggi ci fa contemplare Gesù di Nazareth, il Crocifisso Risorto, Re dell’Universo. E questo Re sta morendo, elevato in alto, nudo nel vento, e tutti lo deridono: guardatelo, il re! I più scandalizzati sono i devoti osservanti: ma quale Dio è il tuo Dio sconfitto che ti lascia finire così? Si scandalizzano i soldati, gli uomini forti: se sei il re, usa la forza! Ma non basta:  per bocca di uno dei crocifissi, con una prepotenza aggressiva, ritorna anche la sfida del diavolo nel deserto: se tu sei il figlio di Dio…  La tentazione che il malfattore introduce è ancora più perfida: se sei il Cristo, salva te stesso e noi. È la sfida, alta e definitiva, sulla quale Gesù si gioca la sua credibilità: su quale Messia vuoi essere? ed è ancora più insidiosa, ora che si aggiungono sconfitta, vergogna, strazio.  Fino all’ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere secondo le attese di Israele, o quello di un re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve; se il messia dei miracoli e della onnipotenza, o quello della tenerezza mite e indomita. Ma c’è un secondo crocifisso però, un assassino “misericordioso”, che prova un moto compassione per il compagno di pena, e vorrebbe difenderlo in quella bolgia, pur nella sua impotenza di inchiodato alla morte, e vorrebbe proteggerlo: non vedi che anche lui è nella stessa nostra pena? Il malfattore dà una grande definizione di Dio: Dio sta dentro il nostro patire, Dio è crocifisso in tutti gli infiniti crocifissi della storia, Dio che naviga in questo fiume di lacrimeDio entra nella morte perché là entra ogni suo figlio. E’ un Dio che fa vedere che il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato. Lui non ha fatto nulla di male: altra bella definizione di Gesù, nitida semplice perfetta: niente di male =  per nessuno, mai, solo bene, esclusivamente bene. E Gesù lo conferma fino alla fine, perdona i crocifissori, si preoccupa non di sé ma di chi gli muore accanto e che prima si era preoccupato di lui, instaurando tra i patiboli, sull’orlo della morte, un momento sublime di comunione. E il ladro misericordioso capisce e si aggrappa alla misericordia: ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Gesù non solo si ricorderà, ma lo porterà via con sé, se lo caricherà sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta e ritrovata, perché sia più leggero l’ultimo tratto di strada verso casa, proprio quello della morte!  Oggi sarai con me in paradiso: la salvezza è un regalo, non un merito. E se il primo che entra in paradiso è quest’uomo dalla vita sbagliata, che però è stato capace di aggrapparsi al crocifisso amore, allora le porte del cielo resteranno spalancate per sempre per tutti quelli che riconoscono Gesù come loro compagno d’amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.

con amicizia,

don Ezio

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