Carissimi,

oggi in tutta la regione pastorale piemontese e in valle d’Aosta si celebra la solennità della Chiesa Locale e la Parola di Dio oggi proclamata, che si discosta da quella della 33 domenica durante l’anno, ci pone dell’atteggiamento migliore per celebrare questa solennità non solo come memoria storica che ci fa ricordare l’origine delle nostre chiese, ma piuttosto come esperienza attuale e reale di essere ancora oggi popolo convocato da Dio sul quale Lui desidera riversare tutta la sua bontà. Abbiamo ascoltato come la volontà di Dio, il suo desiderio intimo, che si è manifestato fin dall’antichità fosse quella di avere un popolo, scelto tra gli altri popoli, che diventasse segno della sua presenza nel mondo: la pagina dell’Esodo che abbiamo proclamato riassume e puntualizza bene la vocazione del popolo di Israele di essere “nazione santa” nella quale si manifesta l’amore di Dio che attrae a sé tutti gli uomini, liberandoli dai falsi idoli. La storia ci racconta come la positiva risposta di allora della casa di Giacobbe sia stata poi frenata da molte infedeltà. Queste però non hanno impedito a Dio di realizzare il suo sogno fino alla nuova alleanza e alla costituzione di un nuovo popolo, la Chiesa quale comunità di persone che credono a accolgono la sua Parola. Questo nuovo popolo, ci ha ricordato san Paolo nella seconda lettura, è formato da persone che hanno caratteristiche specifiche: essere “concittadini dei santi e familiari di Dio” al punto che viene manifestato il “tempio santo del Signore che ha come pietra angolare lo stesso Gesù Cristo” e che, per questo, è chiamato a crescere come “costruzione ben ordinata in cui tutti possono diventare dimora di Dio per mezzo della Spirito“. Ecco la grande novità: Dio non abita più in un luogo (il tempio), ma prende dimora nel cuore di ogni uomo che la accogli! Nel mio cuore, nel vostro cuore, Dio ha preso dimora, ha piantato la sua tenda, ha immesso la sua Parola! E proprio per questo Gesù, nella preghiera della Cena di Addio, esorta i suoi discepoli (non solo preti e suore, ma tutti coloro che credono in lui!) a rimanere uniti a lui come il tralcio alla vite e a lasciarsi modellare dal Padre, quale ottimo vignaiolo che coltiva con amore il suo prezioso frutto. E potremmo dire che il suo prezioso frutto è rendere visibile l’amore attraverso il suo comandamentoche vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”. Questo amore ci permette di ‘rimanere il lui’ e di portare ‘molto frutto’: il solo fatto di voler rimanere in lui fa sì che il suo frutto si manifesti! Essere chiesa è proprio questo: portare il frutto presente nella mente di Dio, vale a dire realizzare il suo sogno, il suo progetto di avere una nazione santa, un popolo sacerdotale, una proprietà di Dio. Allora ogni piccolissimo gesto di amore che posso vivere anche nel nascondimento della mia quotidianità realizza il sogno di Dio. Preghiamo perché ciascuno di noi possa realizzare questo nella sua famiglia, nel suo lavoro, ogni volta che avviciniamo qualche nostro fratello!

con amicizia,

don ezio

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