Carissimi,

in queste domeniche, partendo sempre dalle controversie con i farisei, Gesù ci fa compiere un radicale ripensamento del nostro essere discepoli e ci propone una via continua di conversione. Nel vangelo di oggi Gesù brucia le labbra di tutti coloro che ‘ dicono e non fanno’ e qui dentro ci siamo anche noi, magari credenti ma non credibili! E’ un esame duro quello della Parola di Dio che coinvolge tutti, perché nessuno si può ritenere al riparo dall’incoerenza tra il dire e il fare. Ma nello stesso tempo Gesù conosce bene quanto sono deboli i suoi discepoli, egli conosce la nostra fatica nel vivere il vangelo. Per questo nel vangelo Gesù si è sempre mostrato premuroso verso la debolezza, come fa il vasaio che quando il vaso viene storto non butta via l’argilla, ma la rimodella. Lui è sempre premuroso come il pastore che si carica sulle spalle la pecorella ribelle e smarrita per alleggerire la sua fatica e facilitarne il ritorno. Ma nello stesso tempo si scaglia contro l’ipocrisia di coloro che si ritengono pii e santi e redigono leggi severe per gli altri e loro non le toccano nemmeno con un dito. Gesù non rimprovera la fatica di chi non riesce a vivere in pienezza il vangelo, ma l’ipocrisia di chi non sente nemmeno il bisogno di avviarsi e incominciare un cammino di conversione, ma vuole apparire giusto. Accanto alla ipocrisia, il voler apparire, Gesù combatte un secondo peccato: la vanità: ‘Tutto fanno per essere visti e ammirati  dalla gente’. Ecco il secondo errore nel quale possiamo cadere: costruire una bella immagine di noi, recitando una parte come a teatro, essere finti e non autentici. Ma c’è ancora un terzo peccato che Gesù sottolinea. la sete di potere, di voler comandare per dirigere gli altri dove vogliamo noi per poterci servire di loro a nostro uso e consumo. A tutti questi limiti Gesù propone la sua soluzione:Non chiamate nessuno ‘padre’ sulla terra perché uno solo è il vostro Padre, quello dei cieli; e non fatevi chiamare ‘maestri’ perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo”. Ed è il primo scossone, ma che non si ferma solo ad un modello di uguaglianza sociale, ma va oltre nel capovolgimento il più grande tra voi sia vostro servo” Servo è la più sorprendente definizione che Gesù ha dato di se stesso “io sono in mezzo a voi come colui che serve“. ‘Servire’ significa vivere non in funzione di se stressi, ma per i fratelli che prendono i volti dei nostri familiari, dei nostri colleghi di lavoro, dei nostri amici e anche dei nostri nemici. Ecco il cammino di conversione che siamo chiamati a intraprendere: ci aiuti il Signore!

con amicizia,

don ezio

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