Carissimi,

anche nel vangelo che la liturgia ci fa leggere oggi ci viene presentata una ulteriore controversia tra Gesù e i suoi oppositori, che a turno tentano di coglierlo in contraddizione con gli insegnamenti della tradizione ebraica. I sadducei, vale a dire i sacerdoti, i farisei estremamente legati alla Legge di Mosè, gli erodiani, cioè i partigiani di Erode, i dottori della legge, vale a dire i teologi, tutti vanno da Gesù a porgli domande, a fargli l’esame per coglierlo in errore e accusarlo, per punirlo della sua arroganza e chiudergli la bocca anche con la morte. Quelli che Gesù sta vivendo sono gli ultimi suoi giorni sulla terra prima dell’arresto e della morte, egli percepisce che il cerchio si stringe sempre di più intorno a lui. Chissà quale è il suo stato d’animo, come sta vivendo da uomo la percezione che la sua fine si avvicina, cosa provoca in lui il non essere capito… certamente tutto questo provoca in lui sconcerto, tristezza, solitudine, abbandono, dubbi sull’impostazione generale della sua vita, forse vorrebbe starsene un po’ tranquillo ed essere lasciato in pace! Come si comporta? Nonostante tutto continua ad accogliere, continua a confrontarsi, non si tira indietro, non chiede essere lasciato in pace! Non rifiuta l’uomo nonostante i suoi intrighi e i suoi difetti. Ecco come si comporta Dio con l’uomo, con me: sempre pronto ad accogliere, ad ascoltare, ad indirizzare, a correggere. Anche nella pagina di oggi entrano di nuovo in scena i farisei e tra di loro si fa avanti un dottore della legge, potremmo dire un teologo, un esperto della Bibbia e “lo interroga per metterlo alla prova”: non si avvicina a lui con animo buono, ma con cattiveria, e gli domanda: “Maestro, nella Legge qual è il grande comandamento?” Oh bella, che domanda!!!! Lo sapevano tutti quale era! Il terzo, quello del sabato, perché anche Dio lo osservava! Ma è anche vero che nel giudaismo rabbinico la Legge aveva assunto una così grande importanza ad punto che i rabbini avevano identificato 613 comandamenti, 365 negativi, corrispondenti ai giorni dell’anno solare e 248 positivi, corrispondenti al numero degli organi del corpo umano allora conosciuti. E districarsi in quella casistica era davvero un’impresa! La risposta di Gesù non si riferisce a quella casistica, va oltre. Mette al centro di tutto sta non una legge da osservare, ma il cuore! Non uno scritto da rispettare, ma un’esperienza di vita, l’esperienza di amoreTu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Gesù fa emergere la caratteristica originaria della creatura: la sua capacità di amare, di voler bene, di spendersi per. La fede ultima di Gesù è credere nella capacità di amore dell’uomo! Questo è sorprendente! Quelli vanno con l’intento di tendergli un tranello che è esattamente l’opposto dell’amore e Lui ricorda loro che la primordiale capacità che hanno inscritta nel cuore quale immagine di Dio è la capacità di amare! Questa capacità si esprime verso Dio, ma anche verso il fratello e la sorella: “Il secondo poi è simile a quello ‘Amerai il prossimo tuo come te stesso‘” Vale a dire ‘amare Dio è simile ad amare l’uomo! Il prossimo ha volto e cuore di Dio , è immagine di Dio da amare , è terra sacra davanti al quale togliersi i sandali! Ecco la novità sorprendente di Gesù: non ci può essere un amore verso Dio che non si traduca in gesti concreti di amore verso il prossimo.

con amicizia,

don ezio

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