Carissimi,

oggi il vangelo riprende il tema di domenica scorsa: la difficoltà di ascoltare la voce di Dio, il rifiuto della sua presenza. Siamo di nuovo in una vigna: il contadino che la possiede la lavora, la rende bella e produttiva, la dota di tutti gli attrezzi necessari per fare il vino. E’ un contadino che ama la sua vigna, è un vero vignaiolo! Poi parte e la affida a degli operai fidandosi del loro lavoro, oserei dire del loro amore per la vigna. Ma ben presto per questi operai il padrone lontano diventa il padrone assente al punto che loro si sentono i veri padroni. Penso sia la tentazione più grande per chiunque è chiamato ad un servizio: arrivare a pensare se stesso come il centro di tutto, il perno su cui tutto ruota, l’indispensabile senza il quale tutto si ferma! In una parola non sentirsi più servi, ma padroni e quindi voler agire non come servo, ma come padrone senza tenere assolutamente conto di aver ricevuto un mandato. Penso che dobbiamo dircelo con franchezza: è la nostra tentazione quando svolgiamo qualche servizio per la comunità che viene percepita come una proprietà: allora la presenza del Signore si sbiadisce, si fa lontana e noi a forza di stare al centro di liturgie , riunioni  e iniziative arriviamo a pensare di tenere il posto che spetta al Signore, e allora non ci sentiamo più servi, ma persone indispensabili, assolutamente necessari e infallibili, in una parola ci sentiamo ‘padroni’. Ma meno male che arriva la parola illuminante di Gesù. Il Signore aspetta dei frutti: quali? Il profeta Isaia ce lo dice: “Aspettavo giustizia, attendevo rettitudine, non più grida di oppressi, non più sangue” Ecco il frutto che Dio si attende: una storia che non generi più oppressi, sangue, ingiustizia, persone di serie A e di serie B. Arriva il tempo del raccolto: per noi è ogni giorno. Incontriamo persone che cercano pane, compagnia, aiuto, parole di accoglienza e di conforto, presenze vive! Cosa trovano in me? Vino buono o uva acerba? Ma ecco che emerge sempre la grandezza di Dio: è un Padre che non si arrende mai, che non molla mai e che ricomincia sempre anche quando constata il mio fallimento: dopo ogni mio rifiuto lui ricomincia! Altra tentazione: “Costui è l’erede, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra“. Il movente è sempre uguale: l’interesse, il potere, l’avere, il denaro. E’ la solita voce che grida dentro di noi: Sii tu il più forte, il più furbo, colui che ha sempre ragione perché grida più forte ed è più violento! Cosa fa Dio di fronte a questo? cerca qualcuno che lo accolga: da Dio parte sempre una nuova possibilità perché frutti di bontà possano maturare. A ciascuno di noi è offerta questa possibilità!

con amicizia,

don ezio

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