Carissimi,

oggi il vangelo ci presenta Gesù alle prese con la cocciutaggine dei sacerdoti e degli scribi del popolo di Israele, i quali, per non sbilanciarsi, non si pronunciano circa la figura di Giovanni il Battista. Per loro, ma non solo, Gesù racconta tre parabole, e oggi la liturgia della Parola ci presenta la prima, dove il Maestro contrappone gli uomini che si ritengono giusti ma che lo rifiutano, ai peccatori che invece lo accolgono. Attraverso i due figli, protagonisti della parabola, Gesù mette a confronto l’atteggiamento pieno di sicurezza degli scribi e dei farisei con quello dei pubblicani e delle prostitute che, consapevoli del loro stato peccaminoso, si aprono alla misericordia di Dio. “Un uomo aveva due figli” è come dire ‘Un uomo aveva due cuori’: ognuno di noi ha in sé un cuore diviso che alcune volte dice ‘sì’ altre volte dice ‘no’: un cuore che dice e poi si contraddice! “Il primo figlio rispose: Non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò. Il secondo figlio disse: Sì ci vado, ma poi non andò” : il primo figlio è un ribelle, il secondo è un servile. E Gesù non si illude: conosce come siamo fatti: non esiste il figlio ideale che vive la perfetta coerenza tra il dire e il fare! Il primo figli, vivo, reattivo, impulsivo che prima di aderire a suo padre sente il bisogno di fronteggiarlo, di opporsi, di misurarsi con lui, di contraddirlo non ha nulla di servile. Il secondo figlio che dice ‘Sì, signore’ ma poi non fa è un adolescente capriccioso e immaturo che si accontenta di apparire, è un uomo che vive di maschere e di apparenza! Questi due fratelli della parabola, pur così diversi tra loro, hanno in comune un’idea: l’idea che il loro padre sia un padre-padrone  al quale o ci si sottomette o ci si ribella. Ma un elemento li distingue: il figlio del ‘no’ poi SI PENTI’! Pentirsi significa cambiare modo di vedere il padre e la vigna dove lavorare: la vigna è molto più che fatica e sudore, è il luogo dove è racchiusa una presenza, una promessa per il futuro e il padre è il custode e il garante di questo futuro! Potremmo dire che c’è una volontà del padre che è realizzata da chi dice ‘no’ e disattesa da chi dice ‘sì’! Cosa ci può dire questo? Chi sbaglia, chi fa errori, chi dice ‘no’ a Dio, ha sempre la possibilità di pentirsi, di convertirsi, di dire ‘sì’! E’ molto bello questo! Nessuno che abbia peccato è rinchiuso per sempre nel suo sbaglio, ma ha sempre la possibilità di riprendere una relazione interrotta, un rapporto venuto a mancare. Dio ha pazienza, sa che l’uomo va misurato nel tempo, nell’insieme del cammino compiuto e non sull’istante a volte cattivo. Dio non guarda alle cadute, ma al desiderio di riprendere il cammino, di restaurare il rapporto incrinato. Dio ha presente la fatica fatta nel seguire la sua parola! Il rischio che corriamo è di essere come il secondo figlio che a parole è il più buono e il più ubbidiente di questa terra, ma poi con i fatti è lontano e distaccato. “I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno di Dio”: frase dura e consolante nello stesso tempo! Essi hanno detto ‘no’ e la loro vita era senza frutti, ma poi hanno cambiato vita, si sono pentiti, hanno cambiato idea sul loro padre. Spesso la nostra vita di fede è puntellata di tante confessioni di fede, di tante invocazione, di tante liturgie, ma poi nel quotidiano viviamo come se Dio non esistesse e non viviamo la sua Parola. Davanti a Dio non conta ciò che appare agli altri, ma ciò che siamo nel cuore; conta dove sta il nostro cuore! Proprio come quello dei pubblicani, cioè i peccatori manifesti riconosciuti tali da tutti, e delle prostitute, donne visibilmente peccatrici, che a causa della vergogna per il loro peccato manifesto e della condanna che ricevono da parte di molti, sentono il bisogno di cambiare vita e si abbandonano con fiducia nella misericordia di Dio. Ci aiuti il Signore a non essere credenti per finta, ma ad aprirci veramente a Dio Padre buono che non rinchiude nessuno nei suoi sbagli, ma ha fiducia in ciascuno di noi.

con amicizia,

don ezio

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