Carissimi,

in queste domeniche i brani evangelici della liturgia ci presentano varie controversie tra Gesù e i rappresentanti dei gruppi religiosi dell’epoca circa l’accoglienza del regno. I farisei si dimostrano ostili e il loro atteggiamento è messo in evidenza dalle parabole che abbiamo letto nelle scorse domeniche (gli invitati scortesi, i vignaioli omicidi). Nel brano evangelico di oggi i farisei tentano di mettere Gesù in contraddizione con la sua fede e la sua predicazione. La trappola è ben studiata: vanno sul piano politico! E’ lecito o no pagare il tributo a Roma? Stai con gli invasori o con la tua gente? Con qualsiasi risposta Gesù avrebbe rischiato la vita, o per mano dei Romani come istigatore alla rivolta, o per mano degli  Zeloti come sostenitori degli invasori! Erodiani e Farisei, pur essendo nemici giurati tra di loro, si accordano per mettere a tacere questo rabbì che sconvolge con le sue parole e le sue azioni.  Ma Gesù non cade nel loro tranello, anzi li definisce ‘ipocriti’, cioè ‘commedianti’ ‘gente con la maschera’, quasi a dire ‘la vostra esistenza è una maschera, è una finzione, è una recita’! E Gesù risponde: “Mostratemi la moneta del tributo”. Già qui spiazza gli avversari: siamo nell’area sacra del tempio, dove era proibito introdurre qualsiasi figura umana, anche se coniata su moneta (per questo c’erano i cambiavalute all’ingresso). I Farisei, i puri per eccellenza, gli osservanti scrupolosi della legge, portano nel tempio la moneta pagana proibita! Ecco i commedianti, i finti: sono smascherati! E poi l’invito: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e rendete a Dio quel che è di Dio“. I commedianti avevano chiesto: “E’ lecito pagare?” e Gesù cambia il verbo: da ‘pagare’ a ‘restituire’! Introduce il concetto di ‘scambio’: prima avete avuto, ora restituite!  come dire ‘usi dello stato in strade, sicurezza, sanità, e quindi restituisci, rendi’. Questa è un affermazione rivolta a ciascuno di noi in questo tempo di crisi economica e di faticose riflessioni su manovre finanziarie: tutti dobbiamo restituire la nostra parte. Ma Gesù enuncia subito l’altra parte: “Rendete a Dio quel che è di Dio”!  Di Dio è la terra  e quanto contiene; di Dio è l’uomo, di Dio è la mia vita. Siamo immersi in Dio, il creato è suo e allora è necessario restituirglielo attraverso il rispetto, l’uso consapevole delle risorse, la cura e la salvaguardia. Sulla moneta romana presentata a Gesù c’è l’immagine di Cesare, sul creato e in modo particolare su ogni uomo e donna c’è l’immagine di Dio, è coniata l’immagine di Dio e l’iscrizione: tu appartieni alle sue cure, sei iscritto nel suo cuore. Restituisci a Dio ciò che è suo, cioè te stesso. Quindi ogni uomo e ogni donna mi parla di Dio. Restituire a Dio la sua immagine allora significa rispettare, onorare, accogliere l’immagine che ogni persona che incontro mi porta di Dio. Dio mi viene incontro attraverso ogni persona che diventa la vera moneta di Dio che ha incisa nel cuore l’immagine e l’iscrizione sua! Allora a Cesare rendiamo le cose, a Dio rendiamo le persone! Gesù sembra ricordarci che non possiamo appropriarci dell’uomo, non possiamo violarlo, usarlo, sfruttarlo o manipolarlo perché porta inscritta nel suo cuore l’immagine di Dio che porta impresso il suo sigillo.

con amicizia,

don ezio

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