Carissimi,

domenica scorsa la nostra attenzione è stata portata sulla riconciliazione, oggi siamo invitati a riflettere sul perdono. La domanda di Pietro “Quante volte devo perdonare” permette a Gesù di rivelare la ‘misura’ di Dio: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”, cioè sempre! L’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Questo è la buona notizia: l’amore di Dio non ha misura. Il discepolo autentico è colui che cerca di fare come fa Dio. E Gesù lo descrive con la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra inimmaginabile, pari forse al bilancio di una città: praticamente un debito insolvibile!. Di fronte alla supplica del debitore il re si commuove e prova compassione, cioè sente come suo il dolore del servo e sa che questo conta più di tutti i suoi diritti e del suoi soldi: non è indifferente di fronte al dolore umano! Il dolore pesa più dell’oro! Ma, ecco la sorpresa: quel servo ‘appena uscito’, ( è terribile questo ‘appena uscito’) non una settimana dopo o il giorno dopo, nemmeno un’ora dopo, ‘appena uscito’ quindi con nel cuore ancora la gioia inaspettata e riconoscente di coluio che è stato liberato da un peso che da tempo gli rovinava la vita, appena liberato e restituito alla sua vita e alla sua famiglia, appena dopo aver fatto l’esperienza si come sia della bontà del re, incontra un suo collega che gli era debitore di un cifra irrisoria, pochi spiccioli, ‘presolo per il collo lo strangolava gridando ‘ Restituiscimi i miei centesimi’. Proprio lui appena perdonato per dei miliardi! Questo servo ‘malvagio’ non esige nulla che non sia nel suo diritto: vuole semplicemente essere pagato, essere risarcito del suo: è giusto, ma spietato e crudele. E’ la logica del dare e avere della giustizia umana, dei conti in pareggio! A questa logica Gesù propone quella di Dio: la logica dell’eccedenza, perdonare settanta volte sette, amare i nemici, porgere l’altra guancia, dare senza misura. Ecco il perdono che non è mai un istinto o una inclinazione del carattere, ma sempre un decisione! Quando non voglio perdonare, quando di fronte ad una offesa riscuoto il mio debito con una contro offesa, non faccio che alimentare il dolore e alzare il livello della violenza. Anziché annullare il debito con una decisione di perdono, stringo un nuovo laccio, prendo per il collo e aggiungo una sbarra alla prigione. Perdonare significa sciogliere questo nodo, significa lascare andare, liberare l’altro non guardando al passato, ma contemplando il futuro. Così fa Dio non perché smemorato o pauroso, ma perché liberatore. Che ci aiuti ad imitarlo!

con amicizia,

don ezio

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