Carissimi,

oggi la liturgia ci fa vivere la Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor. Ci apre uno squarcio sulla vita di Dio, quella alla quale tutti siamo chiamati al termine della nostra vita terrena: un lampo di luce nel buio del nostro deserto, perché il volto trasfigurato di Gesù è il volto ultimo di ogni uomo. In principio in ognuno di noi è stato posto non un cono di ombra, ma un principio di luce. “Il suo volto brillò come il sole” possiamo dire che il volto rispecchia il cuore, è la sua espressione. A ogni uomo è donata questa luce perché la terra sia illuminata da questa presenza che è somiglianza con Dio: ogni uomo è una luce custodita in un guscio di fango! Vivere da discepoli significa liberare tutta la luminosità e la bellezza sepolte in noi. Mosè ed Elia testimoniano questo: Mosè quando scendeva dal Sinai dopo aver parlato con Dio aveva il volto che risplendeva di luce; Elia venne rapito su un carro di fuoco e di luce! Pietro stordito da tutto questo balbetta: “E’ bello per noi essere qui”: stare davanti a quel volto è l’unico luogo dove l’uomo può stare e sostare; altrove non è bello e si sta nella oscurità. Noi siamo chiamati ad abitare la luce. Da questo stupore discende la fede e la fede nasce sempre non da un timore, ma da uno stupore, da un innamoramento, da un ‘che bello!. Ma come tutte le cose belle è stata un attimo, uno squarcio che permette alla voce del Padre di farsi sentire: quel Dio che non ha volto, ha invece una voce, che è quella del Figlio: “Ascoltatelo”. Gesù è la voce diventata volto: il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola del Figlio, di suo Figlio: ascoltate lui!. La fede diventa ascolto: sali sul monte per vedere e sei rimandato ad ascoltare! E allora scendi dal monte  con in mente l’ultima parola ‘Ascoltatelo’. La paura ti assale, ma ecco la Sua voce: “Non temete. Che bel miracolo questa fede, questo cammino di fede! Che si possa compiere per ciascuno di noi.

con amicizia,

don Ezio

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