Carissimi,

la domanda che il dottore delle legge rivolge a Gesù può essere anche la nostra: “E chi è il mio prossimo?”. Ma può essere anche più radicale in questo momento storico difficile: “Ma esiste ancora il mio prossimo? o sono io prossimo di me stesso…per cui solo io, il mio benessere, le mie esigenze, la mia salvaguardia?” Abbiamo ancora il coraggio di guardare ‘oltre a noi? Mi pare che oggi Gesù ci invita ad una seria riflessione e ad un serio esame della nostra vita. E qui ci aiuta la parabola del vangelo di oggi. Innanzitutto troviamo ‘un uomo’: non sappiamo il suo nome, la sua provenienza, le sue intenzioni; ma ci è svelato il suo volto: ferito, colpito, macchiato di sangue, faccia a terra, uno che non ce la fa più. Ma è svelato anche il volto dell’uomo quando non considera più l’altro un fratello: diventa prepotenza, violenza, calcolo e sfruttamento.  Per quella strada che va da Gerusalemme a Gerico transita il mondo intero….nessuno può dire ‘io faccio un’altra strada’ ‘a me non interessa’ ‘non tocca a me’...nessuno può dirsi estraneo al fratello! Ognuno di noi è chiamato a verificare se il suo rapporto con Dio è illusione (solo tempio e culto solenne, formule e pie devozioni) o è reale (non posso amare Dio senza passare attraverso il fratello): l’appuntamento con Dio è sulla strada si Gerico! E allora ecco il Samaritano che “mosso a compassione, gli si fa vicino”. Bellissimo….non dice “gli risolve i problemi“, ma “gli si fa vicino“. I problemi vengono dopo…prima la persona che ha bisogno di vicinanza, prendo su di me il tuo destino, la tua fatica, la tua solitudine.... Non viene spontaneo fermarsi…..viene spontaneo ‘passare dall’altra parte’: la compassione (non ‘mi fai pietà’, ma ‘patisco con te’) non è un istinto o una inclinazione di carattere, è una conquista che si fa giorno per giorno. E’ una decisione che tu prendi a favore dell’altro che solo lì diventa ‘tuo prossimo’. Da questo moto del cuore nascono i tre gesti del samaritano: vedere, fermarsi , toccare! Vedere: vide le ferite e si lasciò ferire da quella vista; sono gli occhi del cuore che permettono questo; il sacerdote e il levita li hanno persi!. Fermarsi: vuol dire interrompere la propria strada, i propri progetti; vuol dire lasciare che sia l’altro a dettare gli impegni della propria agenda! Toccare: il samaritano non ha paura di sporcarsi le mani (versa olio e vino, fascia le ferite, lo carica, lo porta) Toccare è un gesto impegnativo che mette alla prova: non è spontaneo toccare il contagioso, il sofferente, l’infettivo, il piagato. Gesù ogni volta che si commuove di fronte alla sofferenza umana si ferma e tocca: l’amore non è una emozione, ma un fatto di mani, di tatto, concreto. Che possiamo anche noi fare lo stess0!

con amicizia,

don Ezio

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