Carissimi,

oggi la Liturgia della Parola ci invita a riflettere sulla forza della Parola di Dio. La 1 lettura paragona la Parola di Dio all’acqua e alla neve che deve essere accolta e conservata nel cuore perchè possa realizzarsi quello per cui Dio l’ha mandata: irrigare, fecondare, far germogliare lo stile della vita di Gesù. La pioggia e la neve sono elementi vivificanti: irrigano la terra, la rendono feconda, assistono e custodiscono il seme e lo aiutano nella sua metamorfosi che lo porta a diventare germoglio, spiga e poi pane. La Parola, pronunciata da Dio, ogni giorno compie in noi il suo progetto di salvezza, invitandoci a vivere sull’esempio di Gesù. Il Vangelo ci propone la parabola del Seminatore che Gesù racconta dopo aver sperimentato il rifiuto dei suoi contemporanei. Egli ci vuole dire che anche di fronte all’immediato insuccesso della sua missione, ci sono coloro che hanno accolto questa parola e sono i piccoli, i peccatori, i discepoli. Gesù non si arrende di fronte alla delusione: ha sempre continuato a sperare e a portare avanti la sua opera convinto che anche il terreno più infruttuoso e incolto può diventare terreno buono. Gesù non perde mai la speranza che l’uomo possa accogliere e vivere la sua Parola! Nella spiegazione che Lui dà della parabola ci mette in guardia da alcuni errori che impediscono alla Parola di portare frutto. Il primo è ‘diventare strada’, cioè uno che non si ferma mai: la Parola chiede sosta, silenzio, rallentamento! Il secondo è il ‘cuore non accogliente‘, vale a dire un cuore che non sa custodire e conservare, che non sa meditare ed accogliere e che si lascia attanagliare da altre realtà: l’ansia della ricchezza, la preoccupazione per il domani, la ricerca spasmodica del benessere. Tutto questo soffoca la fiducia in Dio! Certamente però, il centro della parabola non è far emergere i nostri errori, quanto piuttosto la bontà di Dio e ciò che Lui fa: non è un seminatore tirchio e distratto, ma è generoso, semina largamente e non fa mancare a nessuno i suoi doni. Ci aiuti a spostare il nostro sguardo dai nostri limiti per posarlo sulla sua generosità.

con amicizia,

don ezio

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