Carissimi,

oggi siamo invitati a contemplare Dio che si china su di noi e ci invita ad essere pronti ad accoglierlo. Tre volte Gesù ripete l’invito: “Siate pronti – Tenetevi pronti“, perché la vita è attesa: di una persona da amare, di un dolore da superare, di una situazione da risolvere, di un mondo da migliorare, di una luce che illumini le tue paure e le tue ombre. Tenetevi pronti, ma a che cosa? Pronti all’incontro, allo splendore dell’incontro! All’incontro con un Dio che non è pronto a minacciare, a giudicare o a condannare,  con un Dio che non è ladro di vita e che diventa la proiezione delle nostre paure e dei nostri moralismi; ma all’incontro con un Dio ‘impensabile’ che non ti aspetti: un Dio che si fa servo di tutti i suoi servi, che si fa ultimo al punto da far mettere a tavola tutti i suoi servi e di passare Lui a servirli! Un Dio che si china di fronte all’uomo, con stima, rispetto e gratitudine! Con un Dio che è il capovolgimento dell’idea di padrone! con il Dio di Gesù Cristo succede l’imprevedibile e l’inconcepibile: il Signore si mette a fare il servo! E Gesù lo ribadisce “E se giungendo nel cuore della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro”, perché è rimasto incantato che i servi restino in attesa, svegli fino all’alba per attendere Lui, un servizio non richiesto, dettato dal cuore: si attende così soltanto se si ama e si desidera e non si vede l’ora che giunga il momento dell’incontro: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore!” Ma c’è il servo infedele che cerca un altro tesoro: il suo tesoro è il gusto del potere sugli altri, del primeggiare e dello spadroneggiare sugli altri e approfittando del ritardo del padrone comincia a percuotere gli altri, ad ubriacarsi, a mangiare e a bere. Per quel servo che ha posto nelle cose il suo tesoro l’incontro alla fine è la notte, è il buio, e l’incontro con il suo Signore sarà la triste scoperta di aver mortificato la propria vita proprio nel momento in cui mortificava la vita degli altri; la triste sorpresa è di avere tra le mani solo i cocci di una vita sbagliata. Il vero tesoro allora è scoprire di avere un padrone così pieno di fiducia in noi al punto di affidarci la sua casa con tutte le sue meraviglie e si metterà al nostro servizio nella misura in cui noi sappiamo attenderlo e servirlo nei fratelli. Io credo in lui perché lui crede in me e sarà il Signore che servirò perché è l’unico che si è fatto mio servitore

con amicizia,

don Ezio

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