Carissimi,

anche oggi il vangelo è tratto dal ‘discorso della montagna’ che traccia le linee guida del discepolo autentico di Gesù. Il discepolo è sempre chiamato ad  una scelta: servire il Signore, il Dio vivente o servire ‘mammona’, la ricchezza. Mamon è un termine aramaico conservato nel vangelo perché proveniente dalla bocca stessa di Gesù e significa la personificazione del possesso, della ricchezza, del denaro, al punto  che diventa un idolo in cui si ripone tutta la propria fiducia. E’ in questo senso che ‘mammona’ diventa un avversario di Dio, un demonio potente che rende schiavo il cuore dell’uomo. Gesù infatti, non condanna il denaro in sé, quale strumento utile per la vita, ma condanna l’atteggiamento di schiavitù che entra nel cuore dell’uomo quando fa diventare questo denaro fine a se stesso. La tentazione di accumulare sempre di più la conosciamo tutti! Avere sempre di più per stare tranquilli, per assicurarci un domani e anche un dopodomani, per poter dominare sugli altri, per poter disporre a proprio piacimento di tutto e di tutti. E allora da dove incominciare per non avere il cuore legato a questa schiavitù? “Non preoccupatevi” “Non affannatevi“: ecco la ricetta di Gesù! Cioè: non abbiate in voi quell’affanno che togli il respiro per cui non esistono più domeniche e feste, dove non c’è più tempo per fermarsi e gioire delle cose belle che ogni giorno Dio ci dona, dove non c’è più tempo per le persone, per gli affetti, per le creature! Certo, abbiamo bisogno del cibo, del vestito, della casa, ma non dobbiamo pensare solo ad essi facendo dipendere tutta la nostra vita dalla loro abbondanza. Ecco la grande novità di Gesù: dobbiamo imparare la difficile arte di guardare con sapienza le cose. E Gesù fa proprio così: Egli osserva la vita e la creazione e tutto gli parla di fiducia, di fiducia in Dio e non nel conto in banca o in quello che si possiede. “Gli uccelli del cielo e i gigli dei campi“: Dio pensa a loro; essi sono presenti nei pensieri di Dio, e se Dio nutre e veste queste creature, tanto più lo farà per la creatura per eccellenza, per quella creatura che Lui stesso ha definito ‘molto buona’, vale a dire l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio! E allora “Non preoccupatevi, il PADRE SA” bellissima questa espressione: Dio è Padre proprio perché SA, è a conoscenza, è al corrente della tua situazione, delle tue necessità; e nella misura in cui tu non fai diventare le cose determinanti per la tua vita, Dio assume su di sé le tue necessità, si prende cura e provvede. Sono belle queste parole, ma come fare a dirle a coloro che non hanno pane, che non hanno casa, che non hanno lavoro, a coloro che non riescono ad arrivare a fine mese, a chi non vede sbocco per i propri figli? La soluzione non è fatta di belle parole: Dio ha bisogno delle mie mani, della mia volontà, del mio cuore, delle mie capacità e delle mie cose per essere provvidenza. Io mi occupo, mi interesso di qualcuno e Dio “che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campi” si occupa di me.

Che ciascuno di noi, nel piccolo della sua vita, possa aprirsi a questa via!

con amicizia,

don ezio

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