Carissimi,

anche oggi il vangelo ci propone di riflettere sulla passione e morte di Gesù. Siamo nell’ultima Pasqua vissuta da Gesù a Gerusalemme, quando ormai i capi dei farisei avevano deciso di condannarlo a morte e siamo dopo il suo ingresso trionfale a Gerusalemme acclamato dalla folla. Emerge in questo contesto la domanda più radicale e umana nel cammino di fede; la richiesta più logica dell’uomo in ricerca di Dio: “Vogliamo vedere Gesù.” Chi non lo desidererebbe! E la domanda dell’uomo di sempre: Mostrati o Signore, Dammi un segno della tua esistenza, Fammi capire la tua presenza: Mostrati, fatti vedere! Gesù non si tira indietro.  E risponde portando gli interlocutori su un altro piano che va oltre il suo volto: pone un’immagine indimenticabile! Volete capire qualcosa di me, guardate un chicco di grano! Guardate la sua evoluzione, il suo modo di essere. ‘Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, riamane solo; se invece muore, produce molto frutto!’ Il chicco deve cadere in terra, ma non basta; deve morire per portare frutto! Il volto di Gesù è quello del frutto che va verso la sua morte. Infatti siamo attratti dal verbo ‘morire’, ma l’attenzione di Gesù è sugli altri verbi: ‘rimane solo’ e ‘produce molto frutto’. L’accento non è posto sulla morte, ma sulla vita! E il senso della vita di Gesù, il suo vero volto, si rivela nel frutto! Vale a dire sulla fecondità della sua vita, perché il germe che spunta sul chicco caduto in terra altro non è che la parte più intima e vitale del chicco, è l’uno che si trasforma nell’altro.  Il chicco offre al germe tutto il suo nutrimento e quando ha dato tutto il germe si slancia verso l’alto. allora certo che il chicco muore, ma nel senso che la vita non gli è tolta, ma si trasforma in altra vita! Quale strada percorre per arrivare a tanto? E’ la seconda immagine che emerge nel vangelo: “Quando sarò innalzato attirerò tutti a me”. E’ l’immagine della croce: la autenticità della donazione di Gesù la si misura soltanto sulla croce, che diventa punto di attrazione perché vita consumata per amore, perché vita donata totalmente per l’uomo: l’infinto amore si lascia  inchiodare per poi risorgere, germe di vita immortale per tutti coloro che si lasciano attrarre da lui. E’ questo amore che attira a sé! Che questo possa avvenire anche per noi.

con amicizia,

don ezio

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