Carissimi,

il vangelo ci riposta nel cenacolo durante la cena di addio e ci rimette davanti le Parole pronunciate da Gesù proprio in quel difficile contesto prima della sua Passione. Le parole di Gesù spiegano il senso della sua venuta nella carne umana. E qui trova posto il ‘comandamento nuovo’ o comandamento dell’amore. E’ un brano che richiede una profonda riflessione perché ci mette di fronte all’amore di Dio verso l’umanità e ci richiama sull’amore reciproco tra gli uomini che deve essere il riflesso dell’amore di Dio.  La prima azione che viene descritta è “Giuda esce dal cenacolo“: è necessario inquadrare questa scena all’interno del capitolo. All’inizio sta scritto “Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine” ed è proprio alla luce di questo ‘amore sino alla fine’  che va inquadrato quello che fa Giuda. L’ “ora della gloria” per Gesù non arriva perché finalmente Giuda se ne è andato, è uscito fuori, ma ‘l’ora della gloria’ giunge perché anche in quel momento Gesù ama: Gesù ama anche nel momento della tenebra, quando è notte. Gesù ama anche Giuda e lo ama proprio nel momento in cui Giuda aveva in animo il tradimento, mentre gli era nemico e tramava alle sue spalle, fingendosi amico. Così Gesù dà senso alla croce, perché fa diventare la croce il luogo dove di descrive l’amore concreto di Dio, il tipo di amore che vince la morte. Gesù muore non arrabbiato con il mondo intero, ma amando fino alla fine e questo amore ‘fino alla fine’ fa sì che la morte non distrugga la relazione, ma la realizzi, la porti a compimento. Qui si illumina l’espressione: “Vi do un comandamento nuovo….Come io ho amato voi così amatevi gli uni gli altri”. La novità sta nel ‘modo’ di come dobbiamo amare; Gesù non dice ‘amate quanto’ ho amato io, ma ‘amate come’: non basta amare, potrebbe essere anche una forma di possesso e di potere sull’altro, un amore che prende e pretende (purtroppo esistono anche amori violenti e disperati che diventano distruttivi); quello di Gresù è un amore che implica l’amore verso il Padre. Quindi anche noi amandoci, amiamo Dio e di conseguenza i fratelli! Non di ama l’umanità in generale; si ama quest’uomo, questa donna, questo bambino, questo anziano, questo ammalato…si ama il volto di questa persona che mi sta davanti. E questo si attua facendo convergere in modo concreto il nostro sguardo sull’altro, facendo diventare il suo limite occasione di amore, di accoglienza e non di rigetto, di riconoscimento e non di negazione, di ospitalità e non di ostilità. L’amore di Gesù diventa quindi il fondamento e il punto di riferimento dell’amore autentico: “Come” non dice solo “allo stesso modo”, ma esprime anche una causalità cioè “Amatevi poiché io vi ho amati”: quando amo c’è sempre un prima del mio amore: amo perché sono stato amato!. Se guardiamo poi dove si situa questo brano di vangelo vediamo che è incastonato tra due tradimenti: quello di Giuda e quello di Pietro! Questo ci dice che amare come Gesù significa amare anche i nemici: i discepoli di Gesù sono quelli che amano così!  Ma ci dice anche che dobbiamo restare in lui anche quando viviamo il tradimento e il rinnegamento perché Gesù non smette di amarci. Questa è la capacità di amare che Gesù ci dona con il suo Spirito e proprio qui sta il comandamento “nuovo“: Gesù ci fa nuovi, ci rinnova e ci trasforma amandoci così e dandoci la capacità di fare lo stesso.

con amicizia,

don ezio

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