Carissimi,

il vangelo continua a presentarci la tipica ‘giornata di Gesù’, esempio concreto di come Gesù viveva, parlava del Regno e compiva segni importanti che lo annunciavano. E questi segni sono verso i fratelli che incontra sul suo cammino, quasi a farsi nostro modello da imitare. Il primo elemento che viene sottolineato è GUARIRE. Il suo agire prende il via dal dolore del mondo; il suo sguardo prima che sul peccato, si posa sulla sofferenza della persona! E la prima a farne esperienza è la suocera di Pietro. Ella ha la febbre. La febbre è una indisposizione generica che accade sovente ed è la prima positiva reazione dell’organismo alla malattia; non è certo un evento grave o preoccupante. Eppure, Gesù, informato della cosa, si fa vicino a questa donna, la prende per mano e la fa alzare. Questo è grandioso perché ci dice che nulla di quello che vive il fratello che incontriamo è poca cosa o irrilevante! Non è, come lo ha definito qualche esegeta, un ‘miracolo sprecato’! Gesù si fa vicino, vuole incontrarla e per questo compie atti semplicissimi, umanissimi, affettuosi: prende nella sua mano quella della donna, attua una relazione carica di affetto e la aiuta ad alzarsi. Questi sono i gesti di Gesù: non gesti di un guaritore o gesti medici o gesti magici! Egli ci sta dicendo come dobbiamo avvicinarci al fratello che incontriamo. Prima di tutto non dobbiamo avere paura di farci vicino, di renderci prossimi; prendendo la sua mano nella nostra lo togliamo dal suo isolamento, il contatto fisico dice la nostra presenza reale e dice forse più delle parole che magari in quel momento non ci vengono o non servono, e così facendo lo aiutiamo a rialzarsi dal suo stato di prostrazione. Il miracolo che compie Gesù può sembrare poca cosa, ma la febbre è anche il segno più comune e immediato che fa vedere la nostra fragilità e preannuncia il rischio di entrare nella morte. E Gesù è sempre vigile per discernere anche dove c’è soltanto la febbre, il pericolo di lasciarsi vincere dal male. Nel prendere la mano di quella donna Gesù le trasmette tutta la sua forza quasi a dirle “Coraggio, non sei più sola“. Chi soffre chiede questo: non immediatamente che gli si risolvino i problemi, ma di non essere abbandonato da chi gli  vuole bene, di non essere lasciato solo a lottare contro il male, qualunque esso sia. Il secondo elemento che viene fuori dalla giornata di Gesù è PREGARE. Mentre era buio usci in un luogo deserto e là pregava. Gesù, pur preso da mille impegni, sa inventare spazi per stare con suo Padre: di notte! Quegli spazi segreti che danno salute all’anima, vissuti a tu per tu con Dio. Anche la nostra esperienza di fede chiede di passare attraverso a questi spazi. E’ la preghiera del mattino, che precede il sorgere della luce: non è una preghiera secondaria, non è semplice appendice al giorno, ma è l’inizio del suo ritmo giornaliero, è ciò che gli dà il suo modo di vivere tutto il giorno con gli uomini.  L’ultimo elemento è ANNUNCIARE. Gli Apostoli ‘Tutti ti cercano” e lui “Andiamocene nei villaggi vicini a predicare anche là“: Gesù non cerca il successo, il bagno di folla. Lui avvia processi, inizia percorsi, cerca altri fratelli da rialzare. In questo modo lui ci dice che “Il regno si è fatto presente” e ci dà la missione di imitare il suo cammino.

con amicizia,

don ezio

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