Carissimi,

siamo giunti a Natale! Un fascio di luce nuova raggiunge la nostra storia. Come il popolo di Israele, anche noi spesso viviamo nel buio della notte con tutte le conseguenze che questo comporta: paura, insicurezza, preoccupazioni, ansia. Come il popolo è raggiunto dalla luce, così anche il nostro buio viene illuminato dalla Luce di Dio. Non è sempre facile e ovvio ammettere che camminiamo nelle tenebre, alcune volte al buio ci si abitua al punto che si spegne il bisogno della luce. Natale ci rianima, ci vuole ri-immergere nella luce di Dio. Il vangelo si apre con una  descrizione minuziosa e dettagliata di un evento storico, con dovizia di particolari e citazione di personaggi storici importanti. Il redattore è attento a non tralasciare nulla! Vorrei fare emergere alcuni elementi:  il primo elemento: proprio all’interno di tutta questa straordinarietà avviene un fatto del tutto ordinario e naturale: la nascita di un bambino! “Questo per voi il segno: troverete un bambino”! Dio nella piccolezza: in genere l’uomo vuole salire, comandare, prendere, Dio invece si rivela come colui che vuole scendere, servire, dare, come colui che vuole entrare nel mondo dal punto più basso, in fila con tutti gli esclusi: “per loro cono c’era posto nell’alloggio”. E nessuno si accorge di questo bambino nato in una grotta. Questo ci dice subito che le cose belle hanno spesso il sapore della semplicità e della ordinarietà! Tante volte le andiamo a cercare in chissa quale grande straordinarietà e ci lasciamo sfuggire l’ordinario. Natale allora può diventare l’evento che ci aiuta a far tesoro del nostro ordinario. Secondo elemento: questo bambino nasce in una mangiatoia, luogo non proprio dei più adatti e igienici per la nascita di una creatura! Questo ci dice che Dio viene ad abitare, prende dimora, in quella parte della vita che noi vorremmo rifiutare, annullare o almeno nascondere. Proprio lì trovo Gesù, che viene per salvarmi partendo da lì! Ci invita a rompere ogni nostro schema specialmente quando vorremmo un Dio potente che sistemi le cose, elimini le fatiche e le sofferenze, un Dio che ci risolva i problemi! E’ difficile accettare di riconoscerlo nella fragilità di un bambino posto in un luogo malsano come la mangiatoia, e che proprio per salvarmi non mi toglie ciò che mi dà fastidio, ma entra e parte proprio dalle mie fatiche. Natale ci invita a guardare con occhio positivo alla nostra vita nella sua totalità! Un terzo elemento viene fuori: i pastori, mentre compiono il loro scomodo lavoro (vegliare il gregge), si fidano degli angeli, si mettono in ascolto del messaggio che tramite loro Dio invia. Questo ci ricorda che Natale è essere attenti alla voce di Dio che ci raggiunge nella nostra situazione di vita anche attraverso i fratelli che incontriamo.

Santo Natale a tutti.

con amicizia,

don Ezio

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