Carissimi,

nel nostro cammino di conversione oggi siamo messi di fronte al volto misericordioso del Padre, al cuore del Padre, che guarda con amore ogni suo figlio. La parabola evangelica che tutti conosciamo ci introduce in questa scoperta. Possiamo individuare 4 sequenze narrative. La prima: il figlio più giovane. Egli raccoglie in se tutta la storia dell’umanità che si stanca di Dio e si allontana da lui, ma nello stesso tempo proprio grazie al suo allontanamento scopre più a fondo il cuore del Padre. Quel figlio un giorno se ne va di casa in cerca di se stesso, di maggiore autonomia, di felicità indipendente. La sua casa non gli basta più, il padre e il fratello maggiore non lo soddisfano più, cerca qualcosa di diverso, di più appagante. Ma forse in quella sua ribellione non c’è altro che una richiesta di amore. Lui cerca la felicità nelle cose, ma deve scontrarsi con la dura realtà che le cose hanno un fondo, una fine, e il fondo delle cose è vuoto!  Il Padre non si oppone, lo lascia fare anche se teme che di farà male. Seconda sequenza: il viaggio. E’ finalmente il viaggio della libertà! Ma ben presto le sue scelte ‘libere’ si rivelano catastrofiche: si risveglia in mezzo ai porci, a pascolare i porci, lui il figlio del Padre! Il libero ribelle è diventato il servo schiavo che deve contendersi il cibo con i porci. Ed è a questo punto che ritorna in sé, richiamato dalla fame, dal desiderio di mangiare, dal ricordo del profumo del pane di casa. Non si pente, ma ricalcola la sua posizione!  Inizia la seconda parte del viaggio: il ritorno, ma non per amore o perché pentito, ma perché ha fame e sente la morte avvicinarsi! Aveva calcolato prima di partire e calcola adesso per pianificare il suo ritorno e renderlo il meno traumatico possibile e il più fruttuoso possibile! Ma a Dio non interessa il motivo per cui torniamo a Lui, al Lui basta il primo passo! Terza sequenza: Il Padre. E’ perennemente in attesa e lo vede quando è ancora lontano e mentre il figlio commina Lui corre e lo perdona prima ancora che lui apra bocca: il figlio tenta una scusa, il Padre non rinfaccia, ma abbraccia e bacia! Il figlio si era preparato delle scuse dimostrando di continuare a capire niente di suo Padre, di capire niente di Dio che non perdona con un decreto, ma con un abbraccio, con un ricaricare di fiducia e con una festa, senza guardare più al passato, a quello che è stato, senza rivangare ciò che è stato, ma proiettando verso un nuovo futuro. Non ci sono rimproveri, rimorsi o rimpianti. Ma solo fiducia: il figlio viene ricaricato delle sue responsabilità: la veste, l’anello, i sandali. Ma c’è ancora una sequenza: il figlio maggiore che torna dal lavoro. Sente la musica e la festa, ma non sorride, perchè non ha la gioia nel cuore. E’ capriccioso e prepotente, buon lavoratore, ubbidiente, ma infelice e pieno di risentimento; non ama le cose che fa e non fa le cose che ama! Ma il Padre così amorevole esce a chiamare anche lui, come ha aspettato il figlio minore, così va a chiamare quello maggiore: non sappiamo se lo ha convinto! la parabola è aperta perchè il figlio maggiore possiamo essere noi e la risposta è lasciata la nostro cuore!  La risposta è il nostro cammino di conversione!

con amicizia,

don Ezio

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