Carissimi,

oggi la liturgia della Parola ci fa incontrare il cieco-nato, come comunemente viene definito. Potremmo dire che il protagonista è uno degli ultimi della popolazione della città, un mendicante, quindi povero, e per di più cieco e dalla nascita. E’ proprio uno sfortunato che non possiede nulla e quindi che non ha nulla da dare. E Gesù si ferma proprio con lui: è il solito modo di comportarsi di Dio che va a cercare quelli che non contano, che nessuno cerca e forse che tutti vogliono evitare. Il suo cuore si fa vicino a colui che soffre, il suo sguardo si posa sull’uomo che soffre. Che bella questa immagine: lui non giudica, non condanna, non si interroga sul perché e sul come di quella disgrazia, lui si avvicina, si fa prossimo. Vede lo scarto della società, l’ultimo della fila, l’invisibile. E questo incontro, prima di risolvere la malattia, cambia il cuore di quell’uomo; il cieco sembra diventato un altro: quando lasci che il cuore di Gesù incontri il tuo cuore acquisti un nuovo sguardo sulla vita, sulle persone, sul mondo; ti si aprono vedute nuove, più profonde, più vere! Gesù non giudica, ma si avvicina. E senza che il cieco gli chieda niente fa del fango con la saliva e lo spalma su quelle palpebre buie. Gesù si contamina con l’uomo e l’uomo si contagia di cielo. ‘Vai a lavarti’ il mendicante cieco si affida al suo solito bastone e alla parola di uno sconosciuto: si affida quando il miracolo non c’è ancora, quando c’è solo il buio di sempre! Questo però non è senza prezzo; i farisei e i discepoli  cercano le colpe, cercano peccati per giustificare la cecità; il cieco da miracolato diventa imputato. Lo portano dai farisei, i rappresentanti della legge. Il miracolo è avvenuto in giorno di sabato; sembra che Gesù lo faccia apposta a guarire in giorno di sabato: al sabato non si può perché si trasgredisce il più santo dei precetti! I Farisei, depositari della legge, non sono capaci di vedere l’uomo; sono così ottusi e privi di umanità che sanno vedere solo il caso morale e dottrinale; a loro la bontà di Dio non interessa, nemmeno il bene dell’uomo: per loro l’unico criterio e metro di giudizio è l’osservanza della legge. Come è triste questo atteggiamento! E arrivano addirittura, pur di difendere la dottrina, a negare l’evidenza. Conoscono a mena dito la legge ma sono totalmente analfabeti in umanità! Il Dio della vita  e il Dio della religione si sono separati e non si incontrano perché viaggiano su binari paralleli! Ma l’imputato, prima pauroso e mendicante, dopo l’incontro con Gesù è diventato forte e tiene testa ai ‘teologi’; sembra quasi dire “Voi blaterare e discutete, ma intanto io ci vedo!” Questo ci dice che se una esperienza ti comunica vita è buona e benedetta da Dio, perché Dio vuole il bene e la vita dell’uomo! I farisei vanno a cercare colpevoliChi ha peccato? Sei nato tutto nel peccato e vuoi insegnare a noi, esperti della legge che interpretiamo in nome di Dio?” Gesù rifiuta e combatte questo atteggiamento: il peccato non è il criterio di interpretazione della realtà, non è l’asse attorno a cui ruotano e Dio e l’uomo. Ma Dio è chinato ai tuoi piedi per lottare con te contro la forza del male, Dio si fa compassione, mano che tocca, voce che invita, sguardo che perdona e fa ripartire la vita. La gloria di Dio non è un precetto osservato, ma un mendicante cieco che si alza e cammina e loda la bontà di Dio.

Che Dio ci aiuti a sentirci come il cieco bisognoso di aiuto e non come i farisei autosufficienti e falsi!

con amicizia,

don ezio

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