Carissimi,

la quarta domenica di Pasqua è da oltre 50 anni la domenica in cui si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni.  Ogni anno siamo richiamati sull’urgenza di pregare perché ogni uomo e donna possa realizzare la propria vocazione e perché Dio ‘mandi operai nella sua messe’. Il vangelo ci presenta l’immagine di Gesù Buon e Bel Pastore, che conosce le sue pecore, le chiama per nome ed esse ascoltano la sua voce. Realizzare la propria vocazione per il Regno è la risposta a questa azione di Dio; ed essa consiste nel lasciarsi attrarre e condurre da Lui, permettendo allo Spirito Santo di renderci capaci di offrire la nostra vita e spenderla per la causa del Regno qualsiasi stato noi siamo. Ma chi è questo ‘Buon/Bel’ pastore? Innanzitutto il vangelo ci dà la presentazione di Gesù stesso: “Io sono“; è la sua identità più profonda, quella che viene da Dio stresso, suo Padre. Quando Mosè aveva chiesto a Dio che gli parlava dal roveto ardente di rivelargli il suo nome, Dio aveva risposto “Io sono”. Gesù di Nazareth, il Signore Crocifisso e Risorto, si rivela dunque come “Io sono” dandone alcune specificazioni “Io sono pane della vita” “Io sono sale e luce del mondo” “Io sono la risurrezione e la vita” “Io sono la via, la verità e la vita”; nel vangelo Gesù dichiara “Io sono il pastore buono e bello“. Vale a dire il pastore autentico che non fugge di fronte al pericolo!  Questo pastore è esattamente il contrario del mercenario che fa questo mestiere solo perché è pagato e quindi mira solo alla ricompensa e non ama le pecore: queste non gli appartengono e allora se ne disinteressa e nel momento del pericolo e della difficoltà le abbandona e fugge via. Gesù non è così! L’amore che lui prova per le sue pecore è così grande e profondo che lo porta addirittura a deporre la propria vita per la loro salvezza: non solo egli spende la propria vita stando in mezzo alle pecore, condividendo pienamente la loro esperienza di vita, ma può anche accadere che la minaccia per la vita del gregge esiga la vita del pastore. E il buon pastore si rivela capace di questo: perde la sua vita per quella delle pecore!  Ma non è solo il suo morire il venerdì santo; è l’azione continuativa di Dio che dona incessantemente vita! Vale a dire: vi consegno il mio modo di amare e di lottare perché possiate sconfiggere coloro che amano la morte, i lupi di oggi. Ci sono i lupi e forse sono più numerosi degli agnelli, ma non più forti: gli agnelli hanno in se stessi un pezzetto della vita di Dio! Che cosa rende capace  Gesù di questo dono di vita? La comunione con il Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola”: una comunione profonda fatta di donazione l’uno per l’altro, di dare la vita uno per l’altro. Questo non è solo il sacrificarsi per l’altro, ma il generare e comunicare azioni di vita, donare continuamente possibilità di vita, di accoglienza, di bontà. Solo con questo supplemento di vita si possono battere i seminatori di morte, i lupi e i mercenari. Ecco allora che la prima vocazione a cui siamo chiamati a rispondere è quella di essere portatori di vita, di germe di Dio, in modo che la vita di ognuno si contagi della bellezza e tenerezza di Dio.

con amicizia,

don ezio.

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