Carissimi,

oggi la Chiesa ci invita a pregare e riflettere sulla vocazione. La vocazione non è solo diventare preti o suore, ma prima di tutto e innanzitutto è rispondere alla chiamata che Gesù rivolge a tutti di essere suoi testimoni. La realizzazione cristiana delle vocazioni particolari (preti, suore, sposati, single) dipende dal tipo di risposta che ognuno dà alla originaria chiamata che si realizzerà poi in forme diverse. In questo contesto si cala il vangelo di oggi che ci presenta chi è colui che chiama: Gesù di Nazareth, il Crocifisso Risorto. E Gesù si presenta attraverso due bellissime immagini: “Io sono il PASTORE delle pecore” e “Io sono la PORTA dell’ovile”. Innanzitutto “Io sono il Buon/Bel Pastore”, vale a dire l’ AUTENTICO! Gesù è colui che entra ed esce dall’ovile ed è conosciuto dal guardiano che gli apre la porta. Le pecore lo riconoscono, perchè conoscono la sua voce; e a sua volta il pastore le conosce! Viene a crearsi quindi un legame tutto particolare e reciproco tra pastore e pecore: egli è colui che le chiama ed esse si sentono riconosciute; egli è colui che le guida ed esse si sentono protette; egli è colui che le precede ed esse si sentono orientate! Questo ci fa riflettere: io sono un chiamato, il mio nome è pronunciato dal pastore e sono conosciuto da lui. Egli è il pastore che mi precede: ogni via non è estranea a lui. Da questo scaturisce la mia risposta che non è immediatamente fare qualcosa, quanto piuttosto fidarmi di lui, depositare con fiducia la mia vita nelle sue mani! Poi la seconda immagine: “Io sono la porta dell’ovile”. Questo pastore è l’unico ingresso: solo passando attraverso di lui si entra nel recinto. Ma di più ancora: solo passando in lui si diventa ovile! Vale a dire: si è impastati di lui e con lui da diventare UNO in lui! Se non si transita attraverso il suo essere porta si è mercenari e briganti, cioè coloro che si servono delle pecore, che usano di esse, ma che non si identificano con esse e con il pastore. Allora la risposta alla chiamata-vocazione significa non aver paura di impastarsi di lui, non temere che la sua Parola plasmi la nostra vita e le nostre scelte. Passare attraverso di lui significa non solo mettere la nostra vita nelle sue mani, ma fondere la nostra vita con la sua, impastarci di lui, vale a dire certamente – per usare una immagine cara a papa Francesco – assumere l’odore del pastore, ma anche essere così impastati di lui al punto che le pecore devono emanare l’odore del pastore.

con amicizia,

don ezio

Webcam
Previsioni Meteo