Carissimi,

dopo le tentazioni di Gesù e la sua trasfigurazione, oggi partiamo da fatti di cronaca: un eccidio compiuto dalla polizia di Ponzio Pilato e un disastro edilizio, il crollo di una torre sugli operai che la costruivano. Che colpa avevano quelli che partecipavano al sacrificio o i 18 morti sotto il crollo della torre di Siloe? Aggiornando potremmo dire: e quelli colpiti dal terremoto, da quell’atto di terrorismo? o quelli morti per quel tumore o nati dei grossi problemi di salute?. ” Di chi è la colpa che ha originato tanto male?: è la reazione dell’uomo di fronte al male: quando capita un fatto doloroso nella vita subito ci poniamo la domanda “Ma cosa ho fatto di male per meritate questo castigo?”; E’ la dinamica: dove c’è la sofferenza è perché giunge un castigo da parte di Dio.  Gesù distrugge tutto questo! Gesù è chiaro nella sua risposta: non è Dio che fa cadere torri o aerei, non è la mano di Dio che progetta sciagure e disgrazie! Non è il male e il peccato il perno che fa girare la storia: Dio non esercita la sua potenza con i castighi, ma lotta in prima persona contro il male! Ma nello svolgersi della storia dove è presente il male, il credente, dice Gesù,  è chiamato quotidianamente a convertirsi “Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. Convertirsi significa invertire la rotta della nave che, se continua in quella direzione, va diritta sugli scogli! E’ tutto un mondo che deve cambiare direzione: nelle relazioni sociali, nella politica, nella economia, nella ecologia. Mai come oggi sentiamo questa necessità; nel creato tutto è in stretta correlazione: se ci sono milioni di poveri senza dignità né istruzione è tutto il mondo ad essere privato del loro contributo; se la natura è avvelenata muore tutta l’umanità. E’ necessario convertirsi alla Parola che Gesù dice essere il compimento della Legge Tu amerai”. “Cominciate ad amarvi e a perdonarvi, altrimenti vi distruggerete!” Perché dobbiamo amarci se non vogliamo distruggerci? Alla gravità delle parole appena dette fa da contrappunto la fiducia che viene fuori dalla breve parabola del fico che non vuole saperne di portare frutto. Il padrone ha piantato quel fico e questo, dopo tre anni, non vuole saperne di portare frutto. Il padrone, giustamente deluso, ordina di tagliarlo: perché deve sfruttare inutilmente il terreno? Alla severità del padrone si contrappone la sapienza del contadino: lui che coltiva la terra, ama ciò che ha piantato, sarchiato, innaffiato e per questo osa intercedere presso il padrone per quell’albero. E’ straordinario l’amore che quel contadino ha per l’albero! Un amore che è pazienza, è saper attendere, è continuare a credere nonostante le apparenze, è dedicare tempo e lavoro! Promette al padrone di prendersi maggiore cura di quell’albero per un ulteriore anno. Poi il padrone se lo vorrà, lo taglierà lui, il padrone, quell’albero! Quasi a dire: io la lascerei ancora, sono pronto ad aspettare ancora che arrivi il frutto! Ecco le cure di Dio per quell’albero che sono io su cui Dio ha puntato tanto per tirar su così poco! Ecco il volto di Dio che non è solo misericordia, ma contiene la misericordia, è sempre misericordia, pazienza, capacità di attesa! Dio crede in me prima ancora che io dica sì alla sua parola, Dio gioca sempre di anticipo! Ecco a cosa dobbiamo convertirci se vogliamo realizzare quella parola compimento della legge: Amatevi! Chiediamo di poter entrare in questa sua dinamica!

con amicizia,

don ezio

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