Carissimi,

dopo averci presentato le tentazioni di Gesù e la sua trasfigurazione, oggi la liturgia della Parola ci fa meditare sull’incontro di Gesù con la Donna Samaritana. Possiamo dire che oggi Gesù incontra i nemici! I samaritani erano ebrei, ma da alcuni secoli si erano separati dagli altri ebrei, i Giudei, fino a rinnegare il tempio di Gerusalemme e a costruirsene uno tutto loro sul monte Garizim. Da allora tra giudei e samaritani regnava l’inimicizia: questi erano ritenuti impuri ed idolatri. Ebbene nell’ora più calda del giorni Gesù giunge a Samaria e va a sedersi, affaticato dal viaggio, sul bordo del pozzo di Sicar, il pozzo di Giacobbe. In questo contesto difficile Gesù incontra una donna che, a causa del suo comportamento immorale pubblicamente riconosciuto, è costretta ad uscire di casa a quell’ora, la meno  frequentata dalla gente, per non essere disprezzata e derisa. Questa è una donna senza nome, che ci rappresenta tutti, che assomiglia a tutti noi: è la sposa che se n’è andata dietro ad altri amori. Questa donna rappresentativa di tutte le nostre infedeltà, è colei che Dio vuole riconquistare! Non con minacce e rimproveri, ma attraverso l’offerta di un amore più grande, mettendosi umilmente ai suoi piedi per implorare “Ho sete“, sapendo che può ricevere molto da ogni creatura. “Dammi da bere”: la donna trova qualcuno nella sua stessa condizione di assetato. Dio ha sete, ma non di acqua: ha sete di essere amato e accolto. La donna si accorge che quel viandante non è un nemico, uno che si sente superiore, non è uno che la disprezza perché samaritana e immorale, ma è uno che si fa mendicante al punto di chiede qualcosa proprio a lei: è la ‘solita’ maniera di presentarsi di Gesù: colui che parte dal basso, colui che si mette all’ultimo posto. Gesù sa che questa donna ha cercato di soddisfare la propria sete attraverso vie sbagliate; ha posseduto diversi uomini, ha bevuto ogni sorta di acqua senza placare la sua sete. Gesù sa, ma non la rimprovera, non la esclude, non le punta il dito contro. Svela la sua condizione ma senza rimprovero e condanna, bensì invitandola ad aderire alla sua proposta e fare ritorno a Dio. “Ti darò un’acqua che in te diventa sorgente“: la donna accetta di mettersi in gioco. La nuova acqua che lui dona è l’energia stessa dell’amore di Dio. Se tu lo accogli diventa in te qualcosa che ti riempie, qualcosa che tracima da te, si sprigiona da te e invade chi ti sta vicino; una sorgente per la vita, che fa maturare la vita, la rende autentica, credibile. Una sorgente in te, ma non solo per te! Essa è più grande  di ciò che serve al tuo bisogno, alla tua sete: è per tutti, senza misura e senza calcolo. “Signore dammi quest’acqua“: la donna è chiamata ad andare oltre l’acqua; ella deve arrivare alla fonte, alla sorgente;  a chi è la fonte, a chi è la sorgente! E’ chiamata a scoprire dietro al dono chi è il donatore! E questo la porta ad abbassarsi, a riconoscere quello che voleva nascondere, di essere una donna incapace di comunione vera, di relazione autentica, una donna che ha conosciuto padroni ma non uno sposo, una donna sempre abbandonata. Gesù non istruisce processi, non cerca indizi di colpevolezza, Gesù cerca indizi di amore: non le chiede di mettersi prima in regola, ma si fida e le affida un dono:Io sono che ti parlo”. La donna si è svelata nella sua miseria, Gesù le si rivela nella sua verità di Messia inviato da Dio. E fa di quella donna un tempio: mi domandi su quale monte adorare Dio, sei tu in spirito e verità il monte dove Dio dimora, è il tuo cuore il luogo dove cercare Dio,

Che questo incontro possa ripetersi anche per noi!

con amicizia,

don ezio

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