Carissimi,

la Liturgia della Parola, nel Vangelo, continua a presentarci il faticoso cammino di fede dei discepoli dopo la risurrezione di Gesù. Potremmo dire che era quasi più facile credere in Gesù prima della sua morte che non dopo! Questo mi pare ci dica quanto facile è essere uomini e donne di religione: è sufficiente un leader, un programma, delle regole e un ruolo….e tutto funziona! E’ molto difficile essere uomini e donne di fede che significa aderire a Gesù il Signore Crocifisso e Risorto e alla sua Parola; con facilità viviamo  ‘emozioni sacre o religiose’, con dubbio affrontiamo il cammino di fede! Lo è stato per Tommaso nel vangelo di domenica scorsa, lo è per i discepoli nel vangelo di oggi, lo è per noi nella nostra quotidianità storica. Il vangelo ci presenta i discepoli riuniti nel cenacolo intenti a discutere sul senso di una tomba vuota, sul significato delle parole degli angeli alle donne, sul motivo dell’apparizione  ai due discepoli di Emmaus e a Pietro: tutte conseguenze di un evento, la risurrezione, al quale nessuno aveva assistito e sul quale non resta che il silenzio. Mentre la crocifissione e la morte di Gesù erano state uno ‘spettacolo pubblico’ visto da molti, la sua risurrezione non ha avuto spettatori. E allora ecco i discepoli parlare di cose successive alla risurrezione, passibili di varie interpretazioni: la tomba vuota potrebbe  anche voler dire cadavere trafugato e le apparizioni potrebbero anche essere frutto di allucinazioni e di buone fantasie “credevano di vedere un fantasma“. Essi sono sconvolti e dominati dal dubbio: tomba vuota, messaggi di angeli, racconti di donne e apparizioni ‘strane’ generano sconvolgimento e paura, stato confusionale per il cammino di fede. E proprio mentre ‘parlavano di queste cose   “Gesù in persona stette in mezzo a loro“; ci risiamo, di nuovo, come nel momento della paura dei giudei, Gesù sta nel mezzo, non sopra o al di là quasi ad esprimere un giudizio, ma dentro, nel bel mezzo del dubbio, della mancanza di fede, della voglia di tornare indietro: Gesù è lì ed è lì come risorto. E da lì nel mezzo ricomincia l’annuncio: non sono bastati ai discepoli la visone dei segni della crocifissione, né l’invito a toccare il corpo, nemmeno il vederlo mangiare il pesce! Gesù per renderli credenti, deve riprendere la sua predicazione: chiede di ricordare le parole dette mentre era con loro, perché quelle Parole si sono realizzate e allora ecco il miracolo “aprì loro la mente per comprendere le scritture“: questo è il miracolo del Risorto: non compiere cose sbalorditive, ma aprire il cuore chiuso dell’uomo. E’ consolante la fatica dei discepoli a credere: è la garanzia che la Resurrezione di Gesù non è una ipotesi consolatoria inventata da qualcuno, ma è una realtà ache ha spiazzato totalmente i discepoli; devono aprirsi e non vergognarsi della loro fede lenta; devono aprirsi ad un gesto potente di Dio! Questo è il miracolo che si compie ancora oggi per ciascuno di noi quando celebriamo l’Eucaristia nell’ottavo giorno. Questo è il miracolo che dobbiamo chiedere nella preghiera, affinché la nostra vita passi da una esperienza puramente religiosa (osservanza di regole e ruoli religiosi) ad una vita di fede dove ogni evento trova la sua giusta collocazione nel nostro cammino verso il regno.

con amicizia,

con ezio

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