Carissimi,

ci stiamo avvicinando a Natale e la liturgia comincia a presentarci i personaggi che hanno incontrato Gesù. Oggi è la volta di Giovanni il Battista. Egli, la roccia che sfidava il vento del deserto, il più grande di tutti i nati di donna, entra in crisi. Ha un momento di dubbio: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” Ecco il suo dubbio tremendo! Il cruccio che può mandare all’aria una vita intera…forse mi sono sbagliato! Ma Gesù continua a stimarlo, a volergli bene! Lui continua ad essere il ‘più grande’ per Gesù! Anche se io dubito, anche se ho momenti di ripensamento, Dio continua ad amarmi, ad avere fiducia in me! Anche perché di fronte alle difficoltà della vita, ai suoi imprevisti, è umano essere assaliti dal dubbio e dalla paura. Potremmo anche dire che non esiste fede senza dubbi: io credo ma nello stesso tempo dubito! E Gesù questo lo sa, anche perché come uomo lo ha sperimentato, e capisce, intuisce, comprende e aiuta. Gesù risponde al dubbio di Giovanni non con argomentazioni, ma con un elenco di fatti: ciechi, sordi, zoppi, lebbrosi, guariscono e si rimettono in moto, in cammino, hanno un’altra opportunità e la loro vita cambia! Lui è sempre quel Dio che si prende cura dei piccoli, dei deboli, è colui che continua a guarire la vita malata, fragile, debole: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i sordi odono e a tutti è annunciato il vangelo. A tutti è data un’altra opportunità! Gesù entra nelle ferite dell’umanità non per giudicarla, ma per guarirla e amarla. Immette in ogni ferita il seme della sua presenza: non ha promesso di risolvere i problemi dell’umanità, ma di dare un senso a tutto se vissuto nella sua luce. Egli guarisce il cuore disperato e deluso, amareggiato e scoraggiato. Invece di bruciare i peccatori, siede a tavola con loro! Tutti quei fatti che Gesù elenca non hanno cambiato il mondo, eppure quei piccoli segni bastano a dire che Dio non si è dimenticato dell’uomo; è il lavoro del piccolo seme che muore e produce frutto. Egli chiede a noi di fare come lui: non avere paura di sporcarsi le mani; di prolungare quei suoi gesti; potremmo dire che la fede si riassume tutta lì: fare anche noi ciò che fa Dio, agire anche noi come agisce Dio. Proprio perché lui si dilata dentro le nostre povere capacità di amore e la nostra vita diventa irradiamento di amore!

Con amicizia,

don Ezio

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