Carissimi,

queste prime domeniche del Tempo Ordinario continuano a presentarci la chiamata di Dio rivolta ad ogni uomo  a diventare suoi discepoli. Questo non vuol dire immediatamente chiamata a diventare preti o suore, ma ad essere suoi annunciatori e portatori della sua Parola. Questa risposta non è sempre facile! La prima lettura ci mette di fronte l’esperienza drammatica di Giona, un uomo difficile, scontroso e recalcitrante. Giona, israelita integerrimo, si trova a dover svolgere una missione che non capisce e non condivide: deve invitare alla conversione i popoli pagani di Ninive! Lui si ribella a questo Dio che vuole convertire i pagani e si imbarca per Tarsis, lontano dal Signore. Ritiene di potersi allontanare da colui che lo ha chiamato e gli vuole affidare una missione difficile, ma necessaria. Ma Dio lo richiama: “Alzati e va a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico”. Seguire il maestro significa aderire con il cuore, vale a dire totalmente, a Lui, accogliere e vivere la sua Parola. Il Vangelo ci presenta l’inizio della missione pubblica di Gesù che è caratterizzato da due momenti: le prime parole di Gesù (“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo”) e le prime chiamate degli apostoli. Gesù inizia a proclamare la Buona Notizia: Dio si è ricordato dell’uomo, si è fatto vicino, si è inserito nella storia dell’umanità. Qui c’è la sintesi di tutta la predicazione di Gesù: è iniziato un tempo nuovo nel quale è possibile incontrare Dio e perché questo sia possibile è necessario convertirsi, ritornare a Dio, volgersi  e orientarsi verso di Lui. La conversione non è una esigenza morale, ma un accorgersi che si è sbagliato strada, che la felicità è altrove. Convertitevi allora significa giratevi verso la luce, perchè la luce è qui. Questo significa impostare pensieri e scelte di vita illuminati e guidati dalla sua parola. Ecco come diventa allora importante “credere nel vangelo“: non credere ‘al‘ vangelo, ma ‘nel’ vangelo, vale a dire non aderire ad una dottrina, ma immergersi in una vita, buttarsi dentro, assumere in se stessi. Ecco la proposta fatta ad ogni uomo! Dai primi apostoli che, lasciato tutto, lo seguirono, fino a noi. Ognuno di noi è chiamato da Gesù con la medesima forza e serietà! “Seguitemi!”. Ecco la vocazione! E’ una avventura piena di grandezza, ma anche colma di miseria! Se guardiamo ai primi discepoli chiamati lo vediamo subito. Il primo, Pietro, sul quale Gesù aveva riposto la sua fiducia, spesso non capisce nulla del maestro, al punto che Gesù è costretto a chiamarlo ‘Satana’; a volte è così distante da Gesù fino a contraddirlo, a volte lo abbandona per dormire e infine lo rinnega dicendo di non aver mai conosciuto Gesù. Andrea, Giacomo e Giovanni in molte situazioni non capiscono Gesù, lo fraintendono e non conoscono il suo cuore; i due figli di Zebedeo sono rimproverati aspramente da Gesù quando invocano dal cielo un fuoco per punire chi non li accoglie e sempre essi, con gli altri, nel Getsemani dormono. E alla fine coloro che qui ‘abbandonato tutto seguirono Gesù’, nell’ora della prova, nella passione, sono coloro che ‘abbandonato Gesù, fuggirono tutti’!  E’ qui ben descritta  la nostra povera sequela, fatta di entusiasmi e di ripensamenti, di adesione e di viltà! Non abbiamo davvero molto di cui vantarci….ma è la nostra umanità, siamo noi voluti, chiamati e amati da Gesù! Allora dobbiamo invocare da Dio tanta misericordia e ringrazialo, perché, nonostante tutto, stiamo ancora dietro a Gesù che pazientemente ci attende e ci guida.

con amicizia,

don ezio.

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