Carissimi,

il mistero dell’incarnazione di Dio, in questo periodo dopo Natale, ci viene presentato diverse volte e sotto varie angolature, proprio per aiutarci ad accoglierlo e viverlo. Nella storia Gesù è nato a Betlemme da Maria e per l’efficacia della forza dello Spirito Santo: c’è stato un concepimento, una gravidanza e un parto. Tutta questa serie di eventi si è compiuta in una stalla dove è nato un bambino, dono di Dio,  discendente della stirpe di Davide.  Quando la Parola di Dio si è pronunciata su questa nascita ha rivelato che quel bambino, deposto nella mangiatoia, era il Salvatore, il Messia, il Cristo Signore.  Quel bambino ha quindi una identità del tutto particolare, tutta e solo sua, una identità che non appare subito evidente nella sua carne fragile e mortale, ma che non può essere taciuta. E il vangelo di oggi ce la rivela partendo da lontano. ‘In principio’, vale a dire prima della creazione del mondo, era realtà vivente la Parola. Una Parola certamente generata da Dio nella sua qualità di Padre, una Parola che era “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero” come diciamo nel Credo. Ci è aperto l’ingresso nella vita intima di Dio, possiamo contemplarla. Nella vita di Dio c’è la Parola, vale a dire c’è una comunicazione, c’è una vita condivisa, c’è un dialogo che è al principio della vita di Dio; per questo dialogo al principio di Dio c’è Amore, c’è da sempre un flusso di amore!  Prima della creazione del mondo, nel tempo e nella storia di Dio c’è l’Amore. E questa Parola-Amore che esisteva fuori del tempo, da sempre, ha voluto donarsi, uscire da se stessa: ha dato inizio alla creazione mostrandosi vita e luce capaci di vincere le tenebreMa proprio guardando a questa Parola amata che era suo Figlio, Dio ha plasmato l’uomo: l’immagine del Figlio nella vita, nel tempo e nella storia di Dio ha definito e realizzato l’immagine dell’uomo nella creazione (io sono fatto a immagine di questo Figlio!). Questa  Parola di Dio ha tentato un dialogo con l’umanità  per creare una comunione di vita tra Dio e gli uomini. Per cui quel bambino nato in quella grotta a Betlemme è la ‘grammatica’ attraverso la quale Dio ‘ha parlato per mezzo di suo Figlio’: Dio ha voluto farsi carne, un terrestre tratto dalla terra, ha voluto diventare essa stessa carne d’uomo in Gesù di Nazareth, l’immagine di Dio si è fatta immagine di uomo. La Parola eterna si è fatta mortale, la Parola celeste si è fatta terrestre, la Paola potente si è fatta  debole e povera. Ha messo da parte le sue caratteristiche divine, si è spogliata della sua divinità per essere in tutto come l’uomo, pienamente solidale con l’umanità peccatrice. Ha piantato la sua tenda dentro l’umanità in un Dio fatto uomo, Gesù Cristo. Nella nostra carne si è inserito la particella di Dio, il cromosoma di Dio impastato con la polvere di Adamo! Al punto che a coloro che lo accolgono ha dato potere di diventare Figli suoi! Non solo la possibilità o l’opportunità, ma il potere vale a dire una energia, una vitalità, una potenza così grande che, da Betlemme in poi, perfino nelle pozzanghere della terra c’è il riflesso del cielo! Questo riflesso è in ognuno di noi!

con amicizia,

don Ezio

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