Carissimi,

la festa della Divina Misericordia, che si celebra oggi, è legata alla storia di Santa Faustina Kowalska, religiosa polacca vissuta nei primo decenni del 1900. Nel 1931 Gesù le rivelò il suo desiderio di istituire questa festa: “Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia” (Q.I. p.27). La scelta di questa domenica indica lo stretto legame che c’è tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia. Ciascuno di noi oggi è chiamato a contemplare e chiedere a Dio il dono della sua Misericordia per i nostri peccati e fallimenti: Lui è più forte di tutto! E proprio in questa domenica il vangelo ci riporta alla sera di quel ‘Primo giorno della settimana’, il ‘Giorno dopo il sabato’, il ‘Giorno della Risurrezione’ e dunque il ‘Giorno del Signore’ (Dominus da cui dies Dominicus = Domenica). I discepoli sono chiusi in casa per paura e forse anche per vergogna: hanno tradito e abbandonato Gesù, Pietro ha rinnegato, tutti sono fuggiti! Hanno paura di fare la stessa fine di Gesù! Che bella comunità!!!! Che cosa di meno affidabile di quel gruppo sbandato? Gesù ha impiegato trent’anni della  sua vita per preparare nel silenzio e nascondimento della sua vita la missione; ha avuto bisogno di tre anni per annunciare pubblicamente che in Lui il Regno si è fatto vicino; a loro sono bastati meno di tre giorni per distruggere tutto! Che bel gruppo affidabile!!! Eppure Gesù viene! C’è una comunità (se si può ancora chiamare così) dove non si sta bene, dove regna la paura, il sospetto, dove ci si rinfacciano gli errori, ma nonostante tutto Gesù viene….e non al di sopra o accanto, ma “in mezzo a loro”: bellissimo questo “Gesù venne e stette in mezzo a loro”. Ecco chi è Gesù: colui che sta in mezzo anche quando tutto va a rovescio, anche quando tutto sembra crollare, anche quando tutto è contro e accusa e consiglia di stare alla larga e farsi ciascuno gli affari propri! E, stando in mezzo, Gesù dona la pace: è la pace di Dio che inizia da Lui e scende sugli uomini. E’ pace sulle nostre paure, sui nostri fallimenti, sui nostri sensi di colpa, sui nostri propositi non realizzati, sulle nostre insoddisfazioni.   A quel gruppo sbandato ne manca uno: Tommaso. Passati otto giorni Gesù ritorna, sta di nuovo in mezzo a quella comunità sbandata, dove questa volta c’è anche Tommaso, quel discepolo che aveva detto di voler andare a Gerusalemme per morire con Gesù, ma che poi in realtà era fuggito come tutti gli altri. E Gesù gli dice “Metti qui il tuo dito, tendi la tua mano e mettila nel mio fianco“. Tommaso non si è accontentato del racconto degli altri dieci, delle loro parole. Lui ha bisogno non di un racconto, ma di un incontro! E anche con lui Gesù non si impone , ma si propone: ‘metti, tendi, guarda, tocca’. La risurrezione non ha guarito le ferite della morte, non ha chiuso i fori dei chiodi: la morte in croce non è un semplice incidente da superare e da dimenticare, ma è il modo attraverso il quale Dio ‘continua a stare in mezzo’ ai suoi, perché quelle ferite sono i segni più alti dell’amore che si dona totalmente. E a Tommaso è bastato quello: quel Gesù mansueto che si ripropone ancora una volta, un’ennesima volta, con umiltà e pazienza che sa aspettare. Ma nello stesso tempo quel Gesù indica una nuova strada: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. E’ la nostra beatitudine: non di chi cerca segni, ma di coloro che si buttano con fiducia tra le braccia della sua infinità misericordia, nella certezza che Lui continua a ‘stare in mezzo’ al nostro buio, al nostro fallimento e alla nostra fatica.

Con amicizia,

don ezio.

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