Carissimi,

con questa domenica riprendiamo il cammino del tempo ordinario, vale a dire del tempo normale nel quale la Parola di Dio si inserisce nella storia dell’umanità e chiede di essere accolta. Oggi la Parola di Dio ruota attorno al tema della chiamata di Dio. Ogni uomo, quindi anche ciascuno di noi, è chiamato da Dio e deve imparare a riconoscere la voce per scegliere di seguirlo. Troviamo prima di tutto (la prima lettura) la chiamata di Samuele. Essa avviene di notte. E’ il primo elemento importante! La notte ha un duplice significato: da una parte evidenzia la difficoltà ad incontrare Dio. Nel momento storico di Samuele, Dio stava facendo silenzio: la parola di Dio era rara e le visioni non erano frequenti! dall’altra poi la notte evidenzia anche la difficoltà a riconoscere la Parola di Dio, sia da parte della autorità religiosa (Eli) sia da parte del chiamato che confonde la voce divina con quella del sacerdote Eli. Questo ci dice subito che la voce di Dio non si sente immediatamente: l’incontro con lui avviene per tappe progressive. Dio chiama e piano piano Samuele risponde fino a dare la sua disponibilità completa “Parla, Signore, perché  il tuo servo ti ascolta“. La presenza di Dio si sperimenta se si ha il coraggi di passare attraverso alcuna tappe. Il primo passo è un cuore capace di ascolto: l’ascolto diventa quindi un requisito indispensabile per accogliere la Parola. Il secondo passo è che l’ascolto si attua solo se si crea una condizione di silenzio: l’ascolto non si improvvisa! Solo nel silenzio della notte sia Eli che Samuele si chiariscono le idee e ‘comprendono’ la voce di Dio! Il vangelo ci fa compiere un passo ulteriore. L’ascolto nel silenzio porta all’incontro personale col Signore che segue una sua dinamica: cercare, seguire, dimorare. Giovanni Battista indica nell’uomo Gesù che passa l’Agnello- Servo di Dio; due dei suoi discepoli si mettono sul suo cammino, lasciano Giovanni per andare dietro a Gesù, che si volta e domanda loro: “Che cosa cercate?”. Sono le prime parole di Gesù nel vangelo di Giovanni, e queste prime parole non sono una richiesta di obbedienza o di osservanza di regole, quanto piuttosto un interrogativo “Cosa cerchi? Quale è il tuo desiderio profondo? Cosa senti nel tuo cuore?”  Gesù va al cuore del problema: ogni vita ha dei perché, ha delle domande e Gesù chiede di farle emergere, di non averne paura e di non vergognarsi, perchè a tutti manca qualcosa in quanto la ricerca nasce da una assenza, da un bisogno, da un vuoto da colmare! Cosa mi manca? Cosa cerco? Di che cosa mi sento vuoto? La risposta dei discepoli, se vogliamo un po’ goffa “Maestro, dove abiti?” permette a Gesù di far intravedere quale è il secondo passo da compiere “Venite e vedrete. La risposta a Dio si fa cammino, si fa andare dietro, percorrere gli stessi passi! E allora il tutto non può che sfociare nel ‘rimanere, restare, dimorare’.  La dinamica dell’incontro si conclude nel ‘rimanere con il cuore’ nel prendere dimora in lui. Potremo dire che nell’incarnazione Dio prende dimora nell’uomo, nel seguirlo anche l’uomo prende dimora in Dio. Possa questo avverarsi per ciascuno di noi!

con amicizia,

don ezio.

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