Carissimi,

a Natale la liturgia ci ha fatto contemplare l’evento della nascita di Gesù a Betlemme, oggi siamo chiamati a contemplare la crescita di Gesù, il suo divenire uomo nello spazio di una famiglia ben precisa e di un ambiente sociale e religioso specifico. Questi contesti diventano il luogo normale dove “il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.”.  E proprio in questi contesti del tutto normali avviene l’incontro con persone che in qualche modo attendono Dio. Potremmo dire che l’aspetto che oggi emerge dall’incontro con queste esperienze di vita è la FEDE NEL COMPIMENTO DELLE PROMESSE DI DIO. Già l’esperienza di Abramo nella prima lettura ce lo sottolinea: tutte le volte che Dio parla con Abramo non manca di sottolineare la sua promessa “Sarai padre di una moltitudine“, proprio a lui che, ormai avanti negli anni, vive con Sara sua moglie che è sterile. Ma Abramo, nonostante i momenti di crisi, non demorde e “credette al Signore“. E questa sua fede permette la realizzazione dell’imprevedibile: “Il Signore visitò Sara e Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio che chiamò Isacco“. Il Vangelo poi ci fa incontrare la fede di Maria e Giuseppe: anche loro sono alle prese con il quotidiano e faticoso ‘divenire uomo’ di Gesù che, incarnandosi nell’umanità, ne abbraccia tutti gli aspetti della crescita umana e spirituale, affettiva e psicologica. Maria e Giuseppe pur nello scombussolamento dell’irrompere di Dio nella loro storia, si sottopongono a tutto quanto richiedeva la legge di Mosè e offrono il sacrificio dei poveri, le due colombe, per riscattare il loro figlio primogenito. Ma, nonostante tutto, sono capaci di ‘stupirsi’ del disegno di Dio che ha sconvolto la loro esistenza. Non avevano ancora visto niente, questo è solo l’inizio, ma sia aprono alla ‘fantasia’ di Dio.  Al tempio incontrano Simeone e Anna, due anziani credenti che vivono la condizione dei ‘poveri del Signore’, quell’umile resto di Israele che confidava solo nel Signore e attendeva la venuta del Messia. Il bambino non è accolto dagli uomini delle istituzioni, né dalle gerarchie religiose del tempio, ma da due anziani senza ruoli ufficiali, che però sono innamorati di Dio e pur avendo gli occhi velati dalla vecchiaia, hanno il cuore acceso dalla certezza che Dio non ha dimenticato il suo popolo. Simeone accoglie tra le sue braccia il bambino Gesù e scioglie a Dio il suo canto di lode e ringraziamento: la sua fede è stata ripagata e adesso può morire in pace perché i suoi occhi ‘hanno visto la salvezza’. Il suo gesto forte e coraggioso di ‘Prendere tra le braccia’ invita ciascuno di noi a prendere tra le sue braccia la misteriosa e imprevedibile presenza di Dio. E infine Anna, che ha saputo attendere per tanti anni non allontanandosi mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere; adesso comprende nella fede che l’ora del compimento delle promesse è giunta e alla sera della sua vita loda Dio e annuncia quel Bambino Redentore e Salvatore. Ecco si manifesta nella storia il disegno d’amore di Dio! Ciascuno di noi è chiamato ad aprirsi nella fede: nella nostra vita Dio continua a donarsi, a mettersi nelle nostre mani per orientarci verso la sua salvezza, verso il suo regno. Alcune volte ci chiede la pazienza di saper attendere, come Anna; il coraggio di saper tenere tra le braccia, come Simeone; la capacità di stupirci come Maria e Giuseppe!

con amicizia

don ezio

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