Carissimi,

con questa domenica iniziamo il nuovo anno liturgico: oggi è il capodanno religioso! Quindi, tanti auguri, santi auguri.  Ricomincia il ciclo dell’anno liturgico per ricordarci che Dio si muove, che è in cammino verso di noi. L’ Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, che ci ricorda la venuta di Gesù nella carne umana, il suo essersi fatto uno di noi; ma contemporaneamente e forse di più, è tempo di attesa della seconda venuta del Figlio di Dio alla fine dei tempi, quando riconsegnerà tutta la creazione nelle mani del Padre. Entriamo nell’Avvento (adventus=venuta) ascoltando le ultime parole del discorso escatologico di Gesù nel vangelo di Marco, dove rivolge un accorato appello a tutti i suoi discepoli: “Vegliate“. E’ un imperativo con il quale Gesù ci invita a ‘stare svegli’, con gli occhi aperti, ‘fare attenzione’. Direi che in questo contesto Gesù descrive bene l’atteggiamento e la postura della sentinella che veglia lottando conto il sonno e l’intontimento, che tiene gli occhi aperti e scruta l’orizzonte per cogliere chi e che cosa sta per giungere. Possiamo dire che ‘vegliare’ è un atteggiamento che richiede di impegnare non solo la mente, ma anche il corpo: sta per giungere  qualcuno che è già alla porta, qualcuno che, amato, atteso, desiderato, sta per venire. E siccome ‘quel giorno’ verrà all’improvviso, non sarà determinato da nessuna ragione appartenente a questo mondo, ma risponderà solo ad un volere di Dio che è oltre la storia e il mondo. Non sappiamo né il giorno, né l’ora in cui questo evento si compirà; non sappiamo quando Gesù, il Crocifisso Risorto, il Vivente e il Signore, verrà. Questa attesa dura già da duemila anni ed è faticosa, perché la tentazione di non attenderlo, di ricercare altre cose, di impegnarsi su altri fronti è sempre forte! E’ interessante notare come Gesù descrive questa attesa: nella parabola letta, il  Figlio dell’uomo è assente, è partito per un viaggio lontano e ha lasciato tutti i suoi averi in mano ai suoi servi, ha dato ai suoi servi facoltà e responsabilità su tutta la sua casa, raccomandando al portinaio di fare attenzione su chi entra e su chi esce. Per quei servi è il tempo della responsabilità, coscienti di aver ricevuto un tesoro non da sperperare, ma da custodire. Dio ha messo il mondo nelle nostre mani! Corriamo un doppio rischio. Il primo (lo delinea Isaia nella prima lettura) è quello di avere un  ‘cuore indurito’; è la malattia che Gesù teme di più: la sclerocardia, il cuore diventato freddo, indifferente, insensibile.. Il secondo rischio è vivere una vita addormentata: è il rischio di tutti i giorni, quello di vivere una vita dormiente, incapace di cogliere arrivi e novità, incapace di entusiasmarsi, una vita distratta e assente. Potremmo dire che la sclerocardia conduce alla apatia! Chiediamo il dono di poter vivere una vita attenta: attenta alle persone, alle situazioni, alle loro parole e ai loro silenzi, alle loro sofferenze; una vita attenta al mondo, al creato, a tuto quello che Dio ci ha consegnato perché lo custodiamo e non lo sfruttiamo. Santo anno a tutti!

con amicizia,

don ezio

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