Carissimi,

la liturgia ci fa iniziare un nuovo anno: oggi è il capodanno dei credenti in Gesù di Nazareth, il Crocifisso Risorto. Oggi è il giorno in cui vogliamo farci gli auguri, ma non solo di serenità, di salute e di un po’ di denaro, come solitamente facciamo il 1 gennaio, bensì gli auguri cristiani di poter vivere ogni giorno illuminati dalla Parola di Gesù e incamminati verso il suo Regno:  la affermazione di Gesù rivolta al ladrone – che abbiamo letto domenica scorsa – “oggi sarai con me” possa realizzarsi per ciascuno di noi!

Avvento’ è una parola latina che potremmo tradurre avvicinarsi, camminare verso’. Tutto si fa più vicino, tutto si rimette in movimento e si avvicina: si avvicina Dio, ci avviciniamo noi, gli altri, tutti. E ci si rimette in cammino per imparare a riscoprire Dio nel più povero dei fratelli, per ritrovarlo negli occhi di un bimbo e di un anziano, per riconoscerlo nelle nostre lacrime silenziose e solitarie e nei nostri sorrisi gioiosi. Per cui l’Avvento diventa il tempo della ATTENZIONE: quante volte sperimentiamo la precarietà della nostra esistenza, la nostra impotenza di fronte all’assurdità dell’imprevedibile (quella morte, quella malattia, quella disavventura…) che ci separa da persone a cui vogliamo bene. Alcune volte viviamo l’esperienza delle persone al tempo di Noè , come dice il vangelo, che prima del diluvio “mangiavano, bevevano, prendevano moglie e marito e NON SI ACCORSERO DI NULLA“… Siamo presi così tanto dalla frenesia di quello che dobbiamo fare che non ci accorgiamo più della straordinarietà di quello che accade; non siamo più capaci di scoprire sotto il solito l’insolito, sotto il quotidiano il nuovo! I giorni di Noè sono i giorni della superficialità. L’avvento ci invita a riscoprire l’attenzione vigile che ti permette di accorgerti della sofferenza che hai accanto, della mano tesa verso di te, degli occhi e del cuore che ti cercano, delle lacrime silenziose che si versano! Ma anche l’attenzione vigile per tutti i doni di cui sei circondato, della bontà che opera in te, di Dio che abita nel tuo cuore. Allora questa attenzione vigile si trasforma in  ATTESA prima di tutto di quel Dio che oggi il vangelo, con una metafora inquietante, dice venire come un ladro; quel Dio che viene in silenzio e senza rumore e apparenze, che non ruba niente, ma dona tutto. E poi attesa del fratello che si fa prossimo nella tua vita e ti chiede di accorgerti di lui, che ti domanda un po’ di attenzione. Quale la strada per poter vivere questa attesa?  rallentare, avere il coraggio anche di fermarsi, non lasciarsi sopraffare dalle cose, dagli impegni, dalla frenesia della vita. Fermarsi per guardare e vedere gli occhi del fratello, la mano che si tende e domanda comprensione, tempo, dono.

Auguri di buon anno liturgico a tutti!

con amicizia,

don ezio

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