Carissimi,

è PasquaA Pasqua rinasce la speranza: la Vita ha vinto. Cristo ha sconfitto la morte! I primi racconti evangelici della Pasqua sono ambientati all’alba, non appena si sospende la legge del sabato. Ma l’inizio è descritto da quell’espressione “Quando era ancora buio“. Maria di Magdala esce da casa “nel buio”! Tutta la vicenda di Gesù è ancora avvolta, percepita e letta col filtro del dolore e della morte, il buio! Maria di Magdala sa dove la porteranno i suoi passi, sa che potrà camminare, ma che i suoi passi si arresteranno di fronte al sepolcro, proprio lì dove il buio e il silenzio tragico della morte la fanno da padroni e prevalgono su tutte le aspettative e le speranze che lei aveva poste nel Signore. La morte ha fatto piazza pulita di tutto: rimane solo il dolore e un corpo privo di vita, unica realtà verso la quale esprimere la propria angoscia inconsolabile! Quell’uomo che aveva spalancato per lei orizzonti di vita nuova è ora rinchiuso in quel buco scavato nella roccia che urla al cuore: tutto è finito! Maria ha solo più questo e a questo si vuole legare per custodirlo gelosamente, almeno questo corpo privo di vita nessuno glielo potrà togliere, nemmeno la morte, perché è l’unica cosa che le ha lasciato! E’ questa anche la nostra esperienza quando la morte ci entra dentro davvero perché infrange gli affetti della nostra vita! Ma ecco che Maria, una volta giunta al sepolcro, constata che il suo cammino non è finito, anzi deve correre indietro portando con sé un fardello ancora più pesante del dolore inconsolabile: lo scempio del corpo portato via: “Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto!” Il dolore è così grande che Maria lo deve gridare a qualcuno che in qualche modo può capirla, cioè a Pietro e all’altro discepolo. Anche su loro e sugli altri apostolo era piombato il macigno della crudeltà della morte! Il dolore a unghiate aveva scavato il loro cuore. Anche loro corrono al sepolcro, ognuno con ciò che gli rimane delle proprie forze, perché  “non avevano ancora compreso la Scrittura“. Ed è proprio in questo stato di incertezza, di insicurezza, di precarietà che si descrivono i primi segni della Pasqua: la pietra rotolata dal sepolcro, la tomba vuota, le bende e il sudario piegati con cura. Ed è proprio attraverso questi segni, nel buio della fatica e del fallimento, che si fa strada adagio adagio la luce della vittoriaLa vita che esplode dopo la morte non la conosciamo, dobbiamo impararla!  Corrono insieme, ma ciascuno è chiuso nei suoi pensieri: ha tante cose da mettere in ordine, da capire, da accogliere! Corrono i piedi, ma prima corre il cuore: cosa sta succedendo? non è normale tutto questo! E’ tutto finito: Lui è morto, lo abbiamo visto sulla croce e tra le braccia di sua madre, morto! Ma intanto corrono! Ecco la Pasqua: sta tutta in questa corsa verso la luce che attira e nello stesso tempo fa paura; Luce terribilmente bella e affascinante! La Pasqua mette in moto, sposta i pensieri, fa rotolare via le pietre della morte che sembravano inamovibili; la Pasqua mette leggerezza nel cuore e nella vita, già pesante di suo! Entrano nel sepolcro e non trovano nessuna traccia di fretta: il corpo non è stato trafugato! Le bende e il sudario piegati con cura descrivono una regalità uscita con tutta comodità, senza fretta! Il luogo della morte è stato violato dalla potenza di vita, manca un corpo alla contabilità della morte, manca un ucciso alla contabilità della violenza! E’ iniziata la Pasqua: scardinamento,  schiusura di tombe, pietra rotolata, sepolcro vuoto, porte chiuse per la paura spalancate. “E Vide e Credette”! Anche io chiedo il dono di questa fede che mi fa vedere oltre, al di là dei sepolcri che la realtà umana ci fa incontrare e nei quali anche noi un giorno saremo rinchiusi, in attesa che la stessa Potenza di Vita ci richiami all’esistenza in Lui per sempre.

Santa Pasqua a tutti,

con amicizia

don ezio

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