Carissimi,

subito dopo il Natale la liturgia ci invita a contemplare la famiglia di Gesù, vale a dire la realtà più normale e umana nella quale prende forma la vita incarnata del Verbo di Dio. E questa attenzione non è solo per farci celebrare le nostre famiglie, ma per tracciarci una strada da percorrere nella normalità della nostra vita per essere discepoli autentici. E in questo contesto arriva perentorio il comando a Giuseppe “‘Fuggi in Egitto”.  Maria e Giuseppe già erano stati frastornati dall’irrompere di Dio nella loro storia aveva mandato a monte tutti i lor progetti; già avevano vissuto la notte più drammatica della loro vita quando Maria doveva dare alla luce suo figlio e non trovavano alloggio tanto da dover riparare in una stalla dove una mangiatoia aveva fatto da culla al bimbo appena nato! E come se non bastasse Adesso devono fuggire….ma chi è questo bambino, a chi può far paura un bambino! L’angelo comanda a Giuseppe di fuggire, ma non gli garantisce un futuro, non gli indica una strada, né gli promette il ritorno, gli dà solo la direzione iniziale: “Vai in Egitto”. Giuseppe deve continuare a lottare contro l’imprevisto e l’imprevedibile. Dio interviene così: non ti protegge dall’esilio, ma ‘entra dentro’ l’esilio, non ti toglie le difficoltà, ma ‘è dentro’ le difficoltà. E’ sempre presente ‘un’ Erode che emana morte e violenza, ognuno di noi cova dentro il cuore un ‘piccolo Erode’ sempre pronto a distribuire morte! Ma Dio continua ad agire: le sue indicazioni sono davvero poche: una direzione verso cui andare e un po’ di luce per compiere il primo passo. Dio non dà un prontuario di regole da seguire, solo la direzione! Poi tocca a Giuseppe studiare la strada e prendere le decisioni più appropriate. Tocca a noi studiare scelte, strategie e itinerari, scegliere le strade più sicure, misurare le forze di tutti, anche dei più deboli, e se è il caso prenderli sulle spalle. E’ bello contemplare come le sorti del  Messia, del Figlio di Dio, del Verbo del Padre, si decidono nell’ambito della quotidianità e della ferialità della vita, nell’ambito degli affetti, dentro una relazione, all’interno di una famiglia, cuore a cuore, nell’intreccio e nello stringersi delle vite! Come possiamo fare? Ecco gli esempi: Giuseppe  non pretende di avere tutto chiaro davanti a sé: egli rappresenta tutti gli uomini che con coraggio e responsabilità prendono su di sé il peso della vita dell’altro, senza misurare le fatiche e le rinunce, senza accampare rimpianti, tutti quelli che in silenzio e quotidianamente fanno tutto ciò che possono per alleviare le sofferenze del fratello. Maria si lascia custodire da Giuseppe che “la prende con sé” ancora una volta; ma nello stesso tempo Maria incarna tutte le persone che non dicono mai basta all’amore che la creatura loro affidata esige giorno e notte, tutti coloro che non si stancano mai di voler bene. Il Bambino Gesù che incarna la promessa di vita che, proprio perché amata, continua in un mondo dove Erode vuole uccidere; è la vita che vince la morte. Ecco come quella famiglia diventa per noi modello! Preghiamo per poter anche noi percorrere la strada che loro hanno tracciato.

con amicizia

don Ezio

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