Carissimi,

con questa domenica si conclude il periodo di Natale, il tempo della manifestazione del Signore Gesù, Figlio amato dal Padre e da Lui inviato a ‘condividere in tutto, fuorché nel peccato, la condizione umana’. E proprio oggi la liturgia ci fa celebrare il Battesimo di Gesù al fiume Giordano. Gesù viene al fiume Giordano per essere immerso anche lui nelle acque di purificazione; Gesù si mette in fila con i peccatori, condivide fino in fondo la natura umana. E proprio in questo rito Gesù è descritto come ‘Figlio amato nel quale Dio ha posto il suo compiacimento”.  Ci viene descritto il contesto. “Gesù, ricevuto il Battesimo, stava in preghiera ed ecco il cielo si aprì”: il Battesimo è descritto come semplice inciso; al centro viene posto l’aprirsi del cielo.   Si apre come una breccia nel muro, come si aprono le braccia agli amici, all’amato, ai figli. Il cielo si apre perché ci sia comunicazione, si apre spinto dall’urgenza dell’amore di Dio per l’uomo, si apre e nessuno e niente lo richiuderà mai più. Dopo il contesto c’è la frase centrale: “E venne dal cielo una voce che diceva: Questi è il figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”. Tre parole risuonano dopo l’aprirsi del cielo. FIGLIO è la prima parola. Dio genera figli, e i generati da Dio hanno il cromosoma di Dio, il DNA di Dio è in noi. AMATO è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima della tua risposta positiva o negativa, che tu lo sappia o no, ogni giorno, ad ogni tuo risveglio, il tuo nome per Dio è Amato! Di un amore non meritato, né conquistato, un amore che ti previene, ti anticipa e ti avvolge tutto da subito, a prescindere da ogni tuo modo di essere. Gesù lo sottolineerà nel discorso di addio: “Sappiano, o Padre, che tu li hai amati come hai amato me”. Dio ama ciascuno di noi come ha amato Gesù, con la stessa intensità e totalità, con lo stesso slancio e la stessa fiducia, nonstante tutte le delusioni che possiamo dargli. MIO COMPIACIMENTO è la terza parola. Parola inconsueta che letteralmente dovremmo tradurre ‘in te io provo piacere’. Da quel cielo aperto la voce grida ai quattro venti la gioia di Dio: “E’ bello stare con te. Tu, figlio, mi piaci. E quanta gioia sai donarmi!“. E questo rivolto proprio a me che tante volte non l’ho ascoltato, che me ne sono andato, che l’ho anche tradito: proprio io mi sento dire “Tu mi piaci”! E mi domando: “Ma che gioia può mai venire da me per Dio? da questa canna fragile, da questo stoppino smorto?” Non lo so, ma il vangelo ci dice che è così: è Parola di Dio! Riprendendo il nostro cammino normale dopo le varie feste, lasciamo risuonare nel nostro cuore queste tre parole anche quando il cielo ci sembra chiuso e buio, anche quando ci sembra che Dio sia assente e in silenzio, anche quando ci sentiamo avvolti dalla solitudine, dalla paura e dalla sofferenza: “FIGLIO MIO, MIO AMORE, MIA GIOIA”

con amicizia,

don Ezio

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