Carissimi,

con questa domenica si conclude il periodo di Natale, il tempo della manifestazione del Signore Gesù, Figlio amato dal Padre e da Lui inviato a ‘condividere in tutto, fuorché nel peccato, la condizione umana’. E proprio oggi la liturgia ci fa celebrare il Battesimo di Gesù al fiume Giordano. Gesù viene al fiume Giordano per essere immerso anche lui nelle acque di purificazione; Gesù si mette in fila con i peccatori, condivide fino in fondo la natura umana. E proprio in questo rito Gesù è rivelato da Dio come ‘Figlio amato nel quale Dio ha posto il suo compiacimento”. Due elementi emergono da questa scena: l’acqua e la voce.  L’acqua apre il libro della Genesi e chiude quello dell’Apocalisse perché esprime la grandezza e l’onnipotenza di Dio. Isaia ce lo ha ricordato nella prima lettura: la parola di Dio è paragonata all’acqua della pioggia che feconda la terra e ritorna a Dio solo dopo aver portato il frutto da lui sperato. L’acqua è l’elemento che porta in sé la vita perché purifica e rinnova. Ma accanto a lei entra il secondo elemento, la voce. Dopo il battesimo di Gesù dal cielo si sente una voce che interpella direttamente Gesù: “Tu sei mio figlio”. Questa espressione sottintendeIo sono tuo Padre”, per cui colui che parla è il Padre che rivela prima di tutto a Gesù la sua identità: lui è il figlio di Dio, vale a dire l’Inviato, il Messia. Ma questo Figlio ha una caratteristica particolare: è l’Amato! Non solo il Padre rivela chi è Gesù, ma sottolinea che questo Gesù, proprio perché figlio, è amato dal Padre! Ma non basta: in questo Figlio Amato Dio ha posto il suo compiacimento. Questo è un termine inusuale, ma interessantissimo: nella sua radice c’è un sentimento peculiare: la gioia, la soddisfazione. Dio dice a Gesù che è Figlio, che è Figlio Amato, che è Figlio che dona gioia perché in lui si rivela perfettamente l’immagine di Dio, al punto che Dio gode di Lui, è soddisfatto di Lui, è compiaciuto di averlo così. Ora il tutto non si ferma qui: in Gesù anche ogni uomo diventa figlio di Dio. Allora quelle parole sono anche rivolte a noi! Siamo chiamati a contemplare il grande dono di Dio dato a noi in suo Figlio, ma siamo anche chiamati a realizzare quell’immagine di Dio che dalla creazione si è impastata con la nostra storia, la particella di Dio impastata con la polvere di Adamo! E allora anche a noi il Padre dice: tu sei mio figlio, quello che io amo! in te ho posto il mio compiacimento! Vale a dire: prima che tu faccia qualsiasi cosa, così come sei, per il fatto che esisti e sei impastato con la mia vita, tu mi piaci, tu mi dai gioia! Questo è stupefacente: prima che io risponda, prima che io sia buono o cattivo, prima che io ascolti o rifiuti, io sono la gioia di Dio; Dio dice ‘sì’ a me prima che io dica ‘sì’ a lui! Ecco perché i cieli si squarciano: non possono più contenere questa bontà e gioia di Dio. La vita di Dio mi viene donata, si posa su di me e mi avvolge tutto e piano piano mi modella, mi trasforma. A ogni inizio di giornata, anche  in quelle più oscure e difficili, quella voce ci dice “Figlio mio, amore mio, gioia mia, in te mi compiaccio”: il buio, anche quello più fitto, si squarcia e la luce di Dio entra!

con amicizia,

don ezio

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