Carissimi,

oggi la liturgia ci fa vivere la solennità di Pentecoste, festa di derivazione ebraica (la festa delle  settimane) che celebrava il ricordo del dono della Legge ricevuta da Mosè sul monte Sinai e si ringraziava per il dono delle primizie. Con la Pasqua di Gesù di Nazareth questa solennità acquista un senso nuovo: con il dono dello Spirito si compie la promessa di Dio annunciata da tutti i profeti: la Legge non sarà più scritta su tavole di pietra ma nel cuore di ogni fedele. Inizia la Nuova Alleanza che è per tutti i popoli: le barriere dei linguaggi cadono, il progetto di Babele si disintegra e tutti comprendono il linguaggio degli apostoli. E proprio in questo nuovo contesto il vangelo ci riporta alla cena di addio prima della passione, dove Gesù esprime il suo testamento e le sue volontà. E annuncia: “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto“. Gesù riassume bene la missione dello Spirito: insegnare ogni cosa e far ricordare tutto quello che Gesù ha detto.  Mi immagino lo sconcerto e la paura dei discepoli in quella cena! Cosa sta succedendo? Cosa sta dicendo?     I discepoli hanno paura, forse anche di se stessi: conoscono la loro fragilità! Ma, nonostante tutto cominciano a sperimentare la fiducia totale che Gesù mette in loro: sono uomini e donne che finora non hanno capito molto, ma sono disposti a camminare sotto la luce dello Spirito che traccia la strada e li spinge oltre, al di là!  Accanto all’insegnamento la seconda missione dello Spirito: vi ricorderà. Non è solo un semplice fatto mnemonico, un aiuto a non dimenticare, ma la sua azione è un ‘ri-cor-dare’, vale a dire un ‘riportare al cuore’, un rimettere nel cuore quello che può essere sfuggito; nel cuore, proprio il luogo dove si decide e si sceglie, si ama e si gioisce, si piange e si soffre! Riportare al cuore i gesti e le parole di Gesù: questa è l’azione dello Spirito che ancora oggi continua per ciascuno di noi. Gesù e il Padre grazie a questo ri-cordare dello Spirito prendono dimora proprio in questo nostro cuore pieno di attese, di speranze, di lacrime e di sofferenza! Questo Spirito mi raggiunge: non investe solo i profeti di un tempo o le gerarchie della chiesa, ma è per tutti. A ognuno di noi è donato tutto lo Spirito che gli serve per incarnare ancora il Verbo, per essere dimora-casa-tenda di Dio!   Potremmo dire che  non si stanca mai di fare il primo passo e di andare a cercare. La comunità che Gesù si ritrova  è sovente una comunità dalle porte sbarrate, dove manca l’aria e si respira dolore e sfiducia, forse anche sospetto reciproco: è una comunità ammalata! Tuttavia Gesù con il suo Spirito viene! e viene ‘per prendere dimora’, vale a dire per stare proprio dentro quella delusione, quella paura, quella fatica, quella malattia! Prende contatto e condivide proprio quelle paure, quei limiti, quelle sofferenze. Vi entra dentro senza timoreGesù guarisce la nostra fragilità facendo il primo passo, non accusandoci, non pretendendo giustificazioni, ma facendoci ri-cor-dare  per ri-immetterci sulla giusta strada, quella che loro per debolezza avevamo abbandonato! E per ri-incamminarci per bene dona lo Spirito: lo Spirito è il respiro di Dio, il principio vitale di Dio. Che grande questo! Proprio nel nostro povero cuore, in quella situazione senza respiro, avviene il miracolo: Gesù fa calare addirittura il respiro di Dio. Questo ci dice che nessuna situazione è così disperata da essere abbandonata da Dio, che nessuna vita è così mal riuscita da non essere animata dal respiro di Dio.

con amicizia

don ezio

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