Carissimi,

Con la solennità di Pentecoste giunge a pienezza la Pasqua, si conclude il tempo di Pasqua e inizia il Tempo durante l’Anno, luogo in cui la grazie della Pasqua di manifesta nella quotidianità. La solennità di Pentecoste è di origine ebraica e veniva celebrata sette settimane dopo la Pasqua, come festa di ringraziamento per tutti i doni ricevuti. Il cristianesimo si inserisce in questa festa e celebra il dono dello Spirito Santo agli Apostoli e a Maria riuniti nel cenacolo: incomincia l’avventura della Chiesa nella Nuova Alleanza. Al centro di tutti questi eventi c’è l’azione di Dio che opera per il bene dell’uomo. Pentecoste, quindi, non è solo commemorazione di un evento passato, ma è accoglienza del dono di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, che lavora nel cuore di ognuno di noi oggi, per renderci sempre più suoi amici-discepoli. E’ l’oggi della chiesa, è il mio oggi! La Chiesa non nasce all’improvviso, quasi per magia, ma dopo un lungo processo di preparazione/conversione che la rende depositaria della missione di annunciare il Regno di Dio che si fa presente. E’ una nuova comunità, completamente rigenerata, dove non ci sono più rivalità fra gli stessi Apostoli che prima gareggiavano e litigavano per avere i primi posti, dove non c’è più gelosia né invidia. E’ una comunità nuova perché non si origina da se stessa, ma ha come principio e origine Dio stesso che nel Figlio si è incarnato. Su questa comunità scende ‘come soffio di vento impetuoso’ lo Spirito. E questo Spirito, promesso da Gesù come Paraclito, cioè ‘il chiamato accanto’ ‘il soccorritore e consolare’ ‘l’ospite dolce dell’anima’, fa di tanti uomini e donne diversi fra di loro, una sola famiglia, una sola comunità. Possiamo dire che Pentecoste è l’anti-Babele: dalla dispersione alla riunificazione, da tante lingue ad un’unica lingua, da tanti popoli ad un solo popolo nuovo, voluto, amato e inviato da Dio. Il Paraclito ci viene donato per vivificare e illuminare ogni esistenza: gli imprevisti e i colpi della vita alcune volte possono spegnere o affievolire in noi la luce di Dio, lo Spirito è inviato proprio per ri-donare, ri-animare, ri-vivificare. Per questo siamo guidati dallo Spirito ‘alla verità tutta intera’, vale a dire che ci vengono donati occhi e cuore per ‘vedere’ il Regno che si manifesta in ogni situazione della nostra vita, anche in quelle dove noi non vediamo che buio; in noi è immessa la capacità di ‘vedere’ in quella situazione, in quella gioia, in quel dolore,  il Regno che si fa prossimo. La Pentecoste non è quindi un punto di arrivo, una conclusione, ma un inizio, un aprirci, un accogliere il germe della vita di Dio che continua a manifestarsi a ognuno di noi!

con amicizia,

don ezio

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