Carissimi,

iniziamo oggi la settimana più grande dell’anno liturgico. La nostra fede è nata in questi giorni santi: il calvario, la croce, il sepolcro vuoto sono il punto di partenza del cristianesimo! Per questo dalla domenica delle Palme a Pasqua i racconti cambiano ritmo: tutto rallenta, prende un altro passo per poter con calma accompagnare, quasi ora per ora, gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù. Ciascuno di noi è invitato ad andare da Dio, a stare vicino a lui, ad accompagnarlo nella sua sofferenza. E questo proprio per sperimentare, come diceva un grande teologo protestante tedesco, Bonhoeffer, che “Dio non ci salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza; Dio non ci protegge dalla morte, ma nella morte; Dio non ci libera dalla croce, ma nella croce”. Nella prima domenica di Quaresima alla fine del vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto, avevamo letto che il diavolo “dopo aver esaurito ogni tentazione, si allontanò da Gesù per tornare al tempo fissato”. Eccoci giunti al tempo fissato, l’ora della passione e della prova. In quest’ora Gesù è sottoposto ad una prova terribile: restare fedele al Padre, anche al prezzo di subire una morte violenta in croce, o percorrere le vie più allettati e gratificanti suggerite dal diavolo che portano subito sazietà, successo, ricchezza e potere? La passione di san Luca è una meditazione sulla tentazione di Gesù e dei suoi discepoli, quasi a dirci che la tentazione è una realtà con la quale ciascun discepolo è chiamato a confrontarsi. Un discepolo tradisce la comunità consegnando per denaro il Maestro nelle mani dei nemici; mentre Gesù a tavola serve i suoi discepoli, questi discutono e litigano su chi potrà essere il più grande e occupare il posto più prestigioso; Pietro, la roccia, dopo aver proclamato a Gesù una fedeltà secondo lui a prova di bomba, poche ore dopo la smentisce con un triplice rinnegamento! Nell’ora della tentazione i discepoli soccombono alla prova, mentre Gesù ci transita dentro fedele fino in fondo. Perché? Giunto Gesù al monte degli ulivi, durante la lotta, invita i suoi discepoli a “pregare per non entrare in tentazione” e lui stesso dà l’esempio e prega il Padre e questa preghiera gli permette di stare totalmente legato a Lui fino ad accogliere l’arresto senza difendersi o reagire alla violenza con violenza: Gesù non cambia il suo stile di mitezza e di amore. Pregando Gesù è entrato nella sua passione, e pregando ha fatto della sua morte violenta in croce un atto di amore supremo: ha chiesta al Padre di perdonare i suoi crocifissori e si è infine consegnato a Dio “Padre nelle tue mani consegno il mio respiro” e rimane in croce con le braccia spalancate che sembrano gridare: “Io ti amo”.  La preghiera gli ha permesso di donarsi totalmente e incondizionatamente: Gesù entra nella morte, come è entrato nella carne, perché nella morte deve entrare ogni figlio di uomo e attraversa questa morte per tirarci fuori con la forza della sua risurrezione, prova stupenda della bontà del Padre. Contempliamo e ringraziamo!

con amicizia,

don ezio

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