Carissimi,

con questa domenica entriamo nella Settimana Santa che ci invita a contemplare e interiorizzare gli ultimi eventi della vita di Gesù. Siamo chiamati a sostare accanto alle lacrime e alle infinite croci dove Gesù è ancora inchiodato in tutti i fratelli che soffrono, dove noi soffriamo! Siamo messi di fronte al fallimento della vita di Gesù! Lui che è passato in mezzo alla gente facendo del bene, curando e guarendo i malati, cacciando lo spirito del male – il diavolo -, lui che ha attirato a sé folle oceaniche fino ad entrare nella città santa tra le acclamazioni trionfali, lui che ha messo insieme una comunità di uomini e donne estremamente diversi, proprio lui conosce una fine miserevole e la sua vita si conclude con una morte fallimentare. Dov’è finita la forza di Gesù, la potenza con cui operava miracoli? dov’è finito quel carisma profetico con cui annunciava l’avvento del Regno? Dov’è finita la sua autorevolezza riconosciutagli da coloro che lo chiamavano ‘Maestro’, lo acclamavano ‘Profeta’, lo invocavano ‘Messia e Salvatore’? Perché nella passione si lascia ridurre al silenzio e si lascia umiliare senza aprire bocca? Tutti lo hanno abbandonato, è solo! Ma non basta! Dov’è Dio Padre? Quel Dio che sembrava essergli così vicino e che lui chiamava confidenzialmente ‘Abbà‘? Quel Dio che lo aveva definito ‘Figlio Amato’? Quel Dio per cui Gesù aveva messo in gioco e consumato tutta la sua vita dov’è? Non dimentichiamolo: la morte in croce è la morte del maledetto da Dio, giudicato tale dalla legittima autorità religiosa e civile; la croce è il supplizio estremo inflitto a chi è ritenuto nocivo e pericoloso per la collettività! Davvero Gesù è morto come impostore , appeso tra cielo e terra, perché rifiutato da Dio e dagli uomini! Qualsiasi uomo, qualsiasi re, potendolo, scenderebbe dalla croce. Gesù no! Solo un Dio, solo il nostro Dio non scende dal legno. Perché il Dio di Gesù è differente: è il Dio che entra nella tragedia umana, che entra nella morte perché là è il passaggio obbligato di ogni esistenza umana. Gesù sale sulla croce per essere come me e con me, perchè io possa essere come lui e con lui! Perché l’amore conosce molti doveri, ma il primo di questi è di essere con l’amato, unito stretto, incollato a lui! Gesù ha percorso questo cammino, la via della croce, pregando il Padre che lo sostenesse nella sua idea fissa: il Padre è buono e non mi abbandona ed è costantemente dalla mia parte nonostante le apparenze contrarie e il reale fallimento umano della mia vita e della mia missione. La croce è il luogo dove Dio penetra nella storia con una goccia di amore infinito e divampa! L’ha capito per primo un estraneo, un soldato esperto di morte, il centuriano che fa la prima professione di fede cristiana ‘Costui era figlio di Dio’. Che cosa ha visto in quella morte di tanto straordinario? Non ci sono miracoli, non si intravedono e non si possono prevedere risurrezioni. L’uomo esperto di morte ha visto il capovolgimento del mondo, di un mondo dove la vittoria è sempre stata del più forte, del più armato, del più scaltro; ha visto il supremo potere di DIo, ha visto il suo disarmato amore che è quello di dare la vita anche a chi dà la morte. Ha visto che sulla croce si compiva un infinito atto d’amore per l’umanità: il Figlio si lascia inchiodare per morire d’amore. La nostra fede poggia su questo: un atto d’amore! Buona settimana santa a tutti.

con amicizia

don ezio

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