Carissimi,

domenica scorsa abbiamo concluso il Tempo di Pasqua con la solennità della Pentecoste; oggi, in pieno tempo ordinario, la liturgia ci fa vivere la solennità della Trinità, quasi a dirci che le realtà vissute a Pasqua trovano il loro sbocco naturale nel tempo Ordinario, dove agisce la Trinità di Dio o forse meglio la TRIUNITA’ di Dio. Siamo invitati a contemplare che  in Dio c’è, dopo l’incarnazione, la passione, la risurrezione e l’ascensione,  l’umanità del Figlio morto come uomo, ma risuscitato nella forza dello Spirito, sicchè non si può più parlare di Dio senza parlare dell’uomo e soprattutto non si può più arrivare a Dio senza transitare per la ‘VIA’ che è proprio suo Figlio Gesù incarnato, il Cristo, nato da Maria e vissuto su questa terra, morto e risorto nella nostra storia, quella dell’umanità. Il vangelo che la liturgia ci propone è la conclusione del vangelo di Matteo: “Gli undici andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato”. Secondo il vangelo di Matteo è la prima volta che gli undici vedono insieme Gesù risorto!. I discepoli tornano in Galilea: quel gruppetto ridotto ad undici perché Giuda se ne era andato, ritorna là dove tutto era iniziato, dove era avvenuta la chiamata ed era iniziata la predicazione di Gesù; proprio là nella Galilea delle genti, terra periferica, terra spuria, abitata da ebrei e da stranieri, terra cosmopolita: non la purità religiosa di Gerusalemme, ma la confusione dell’insieme delle religioni. Ci sono andati tutti all’ultimo appuntamento sul monte della Galilea. Tutti, anche quelli che dubitavano: sono una comunità ferita che ha conosciuto il tradimento, il rinnegamento, la fuga! E’ una comunità che crede, ma nello stesso tempo dubita! E’ la descrizione della nostra fede vulnerabile! Ma neppure il dubbio è in grado di fermare Gesù: non è ancora stanco di distribuire tenerezza, di avvicinarsi, di farsi incontro. E’ la descrizione del nostro Dio, perennemente in uscita, in cerca delle sue creature sbandate! Il Dio che fino all’ultimo non molla e vuole ‘stare con’, vuole farsi vicino e non allontanarsi mai più.  Essi vedono Gesù e si prostrano in adorazione! E’ bellissima questa immagine: la chiesa quotidiana, fatta di uomini peccatori, fragili e dubbiosi, quella chiesa che siamo noi si prostra per adorare. Questa siamo noi: non istituzione trionfalistica che si impone, ma gruppetto di povere persone che dicono per amore: “Signore aumenta la nostra fede” Signore alcune volte veniamo meno, qualcuno se ne va, ma vogliamo restare con te! Signore siamo fuggiti davanti alla sofferenza e alla morte, ma non appena ci hai richiamati siamo tornati; eccoci qua, inchinati davanti a te!” E Gesù in risposta: “Andate e battezzate”. Affida ai dubbiosi il suo Vangelo per farlo dilagare nel mondo.  Ma proprio a noi Signore, a noi che siamo fuggiti, che ti abbiamo tradito e rinegato? Proprio a voi, perché “Io sono con voi tutti  giorni, fino alla fine del  mondo” Io sono dentro gli abbandoni, dentro i dubbi, dentro le solitudini e gli insuccessi, quando ti sfiora l’ala severa della morte e quando ti pare di volare. Io sono con voi senza condizioni, nei giorni della fede e in quelli del dubbio: Lui con noi, sempre, senza porre condizioni, se non quella di saper tornare in Galilea, la nostra Galilea, l’origine della nostra esperienza di fede.

con amicizia,

don ezio.

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