Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

in queste domeniche i brani evangelici della liturgia ci presentano varie controversie tra Gesù e i rappresentanti dei gruppi religiosi dell’epoca circa l’accoglienza del regno. I farisei si dimostrano ostili e il loro atteggiamento è messo in evidenza dalle parabole che abbiamo letto nelle scorse domeniche (gli invitati scortesi, i vignaioli omicidi). Nel brano evangelico di oggi i farisei tentano di mettere Gesù in contraddizione con la sua fede e la sua predicazione. La trappola è ben studiata: vanno sul piano politico! E’ lecito o no pagare il tributo a Roma? Stai con gli invasori o con la tua gente? Con qualsiasi risposta Gesù avrebbe rischiato la vita, o per mano dei Romani come istigatore alla rivolta, o per mano degli  Zeloti come sostenitori degli invasori! Erodiani e Farisei, pur essendo nemici giurati tra di loro, si accordano per mettere a tacere questo rabbì che sconvolge con le sue parole e le sue azioni.  Ma Gesù non cade nel loro tranello, anzi li definisce ‘ipocriti’, cioè ‘commedianti’ ‘gente con la maschera’, quasi a dire ‘la vostra esistenza è una maschera, è una finzione, è una recita’! E Gesù risponde: “Mostratemi la moneta del tributo”. Già qui spiazza gli avversari: siamo nell’area sacra del tempio, dove era proibito introdurre qualsiasi figura umana, anche se coniata su moneta (per questo c’erano i cambiavalute all’ingresso). I Farisei, i puri per eccellenza, gli osservanti scrupolosi della legge, portano nel tempio la moneta pagana proibita! Ecco i commedianti, i finti: sono smascherati! E poi l’invito: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e rendete a Dio quel che è di Dio“. I commedianti avevano chiesto: “E’ lecito pagare?” e Gesù cambia il verbo: da ‘pagare’ a ‘restituire’! Introduce il concetto di ‘scambio’: prima avete avuto, ora restituite!  come dire ‘usi dello stato in strade, sicurezza, sanità, e quindi restituisci, rendi’. Questa è un affermazione rivolta a ciascuno di noi in questo tempo di crisi economica e di faticose riflessioni su manovre finanziarie: tutti dobbiamo restituire la nostra parte. Ma Gesù enuncia subito l’altra parte: “Rendete a Dio quel che è di Dio”!  Di Dio è la terra  e quanto contiene; di Dio è l’uomo, di Dio è la mia vita. Siamo immersi in Dio, il creato è suo e allora è necessario restituirglielo attraverso il rispetto, l’uso consapevole delle risorse, la cura e la salvaguardia. Sulla moneta romana presentata a Gesù c’è l’immagine di Cesare, sul creato e in modo particolare su ogni uomo e donna c’è l’immagine di Dio, è coniata l’immagine di Dio e l’iscrizione: tu appartieni alle sue cure, sei iscritto nel suo cuore. Restituisci a Dio ciò che è suo, cioè te stesso. Quindi ogni uomo e ogni donna mi parla di Dio. Restituire a Dio la sua immagine allora significa rispettare, onorare, accogliere l’immagine che ogni persona che incontro mi porta di Dio. Dio mi viene incontro attraverso ogni persona che diventa la vera moneta di Dio che ha incisa nel cuore l’immagine e l’iscrizione sua! Allora a Cesare rendiamo le cose, a Dio rendiamo le persone! Gesù sembra ricordarci che non possiamo appropriarci dell’uomo, non possiamo violarlo, usarlo, sfruttarlo o manipolarlo perché porta inscritta nel suo cuore l’immagine di Dio che porta impresso il suo sigillo.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

anche oggi Gesù ci parla del Regno e di suo Padre: un re che vuole celebrare le nozze di suo figlio. Quel re è Dio e lo sposo è suo figlio Gesù, inviato nel mondo per incontrare la sua sposa, l’umanità. Ecco il grande sogno di Dio, il suo splendido progetto: celebrare le nozze con l’umanità, vivere con lei un eterno patto di amore , di donazione, di compagnia, di stare insieme. Ma purtroppo nella affannata vita degli uomini, l’umanità’ nessuno sembra interessato a questo progetto: tutti gli invitati hanno altri progetti e non vogliono venire alla festa. Questa umanità è così presa dai suoi affari, dai suoi interessi, dal suo lavoro e dal suo guadagno che non ha tempo e considera il progetto di Dio poca cosa, un progetto di poco conto: hanno tutti troppo da fare e questo gli impedisce di vivere un vero rapporto di amicizia con Dio! L’occasione di quella grande festa condivisa va deserta! Non interessa a nessuno! Che tristezza! Una amicizia persa!Allora il re disse ai suoi servi: andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze”  L’ordine del re è favoloso e strabiliante: tutti quelli che troverete, vale a dire buoni e cattivi, senza badare a nessuna distinzione di merito, di rango, di importanza, di carica.  Anche quelli che mai avrebbero pensato di essere ricordati dal re.  Al re interessa che nessuno sia escluso dalla sua amicizia! Non mi chiede se sono santo o peccatore, ma solo se voglio stare con lui! E’ proprio bello questo Dio: quando viene rifiutato, anziché lasciare perdere, aumenta le richieste: “Chiamate tutti”, ti dà sempre un’altra possibilità! Allora ecco il risultato: “entrarono tutti, cattivi e buoni“…..addirittura i cattivi prima dei buoni! Li invita non perché facciano qualcosa per Lui, ma perché Lui possa fare qualcosa per loro, possa essere quel Padre buono che accoglie il ritorno del figlio! Dai ‘molti invitati’ si passa a ‘tutti invitati’: Ecco il paradiso, non popolato da santi, ma da peccatori che hanno permesso a Dio di perdonarli, di ri-accoglierli, di ri-amarli come figli! C’è però una sorpresa: “Il re entrò nella sala” . Non è un Dio separato, lontano, ma è un Dio che sta dentro, sta con, è qui con noi, gli sta a cuore la gioia degli uomini e se ne prende cura!  e stando dentro si accorge che un invitato non indossa l’abito delle nozze. Non è l’abito più bello, il migliore, quello senza macchie.! Nella sala si mescolano persone cattive e buone, sante e peccatrici, ma tutti si sono cambiati d’abito, lui no, è come  se fosse rimasto ancora fuori della sala. E’ entrato ma non credeva di essere atteso!  L’abito nuziale è il desiderio di vivere il cammino di fede come storia d’amore che diventa risposta di amore a Dio. Dio ti invita alle nozze con lui, ognuno ha un suo modo di essere sposo, purchè sia un modo di amore. Quell’invitato si è sbagliato su Dio, non accetta che quel Dio possa amarlo. A questo punto, secondo lo stile orientale, il linguaggio della parabola si fa duro, persino crudele: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre. Là sarà pianto e stridore di denti“. Sono immagini che vogliono esprimere una realtà fondamentale: nel giorno dell’incontro, l’ultimo giorno, ci sarà un giudizio decisivo, che riguarderà l’aver accettato o meno il dono di amore di Dio. Dio ci dona la vita, mai la morte: questa purtroppo, nella nostra libertà, la scegliamo noi. E Dio, che rispetta fino in fondo questa nostra libertà, con sofferenza ci lascia fare. Quell’invitato non ha capito che Dio viene sempre incontro ad ogni uomo come uno sposo che vuole fare festa per un solo peccatore pentito, per un solo figlio che ritorna. Rispondiamo alla sua proposta di festa!

con amicizia

don ezio

Carissimi,

oggi il vangelo riprende il tema di domenica scorsa: la difficoltà di ascoltare la voce di Dio, il rifiuto della sua presenza. Siamo di nuovo in una vigna: il contadino che la possiede la lavora, la rende bella e produttiva, la dota di tutti gli attrezzi necessari per fare il vino. E’ un contadino che ama la sua vigna, è un vero vignaiolo! Poi parte e la affida a degli operai fidandosi del loro lavoro, oserei dire del loro amore per la vigna. Ma ben presto per questi operai il padrone lontano diventa il padrone assente al punto che loro si sentono i veri padroni. Penso sia la tentazione più grande per chiunque è chiamato ad un servizio: arrivare a pensare se stesso come il centro di tutto, il perno su cui tutto ruota, l’indispensabile senza il quale tutto si ferma! In una parola non sentirsi più servi, ma padroni e quindi voler agire non come servo, ma come padrone senza tenere assolutamente conto di aver ricevuto un mandato. Penso che dobbiamo dircelo con franchezza: è la nostra tentazione quando svolgiamo qualche servizio per la comunità che viene percepita come una proprietà: allora la presenza del Signore si sbiadisce, si fa lontana e noi a forza di stare al centro di liturgie , riunioni  e iniziative arriviamo a pensare di tenere il posto che spetta al Signore, e allora non ci sentiamo più servi, ma persone indispensabili, assolutamente necessari e infallibili, in una parola ci sentiamo ‘padroni’. Ma meno male che arriva la parola illuminante di Gesù. Il Signore aspetta dei frutti: quali? Il profeta Isaia ce lo dice: “Aspettavo giustizia, attendevo rettitudine, non più grida di oppressi, non più sangue” Ecco il frutto che Dio si attende: una storia che non generi più oppressi, sangue, ingiustizia, persone di serie A e di serie B. Arriva il tempo del raccolto: per noi è ogni giorno. Incontriamo persone che cercano pane, compagnia, aiuto, parole di accoglienza e di conforto, presenze vive! Cosa trovano in me? Vino buono o uva acerba? Ma ecco che emerge sempre la grandezza di Dio: è un Padre che non si arrende mai, che non molla mai e che ricomincia sempre anche quando constata il mio fallimento: dopo ogni mio rifiuto lui ricomincia! Altra tentazione: “Costui è l’erede, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra“. Il movente è sempre uguale: l’interesse, il potere, l’avere, il denaro. E’ la solita voce che grida dentro di noi: Sii tu il più forte, il più furbo, colui che ha sempre ragione perché grida più forte ed è più violento! Cosa fa Dio di fronte a questo? cerca qualcuno che lo accolga: da Dio parte sempre una nuova possibilità perché frutti di bontà possano maturare. A ciascuno di noi è offerta questa possibilità!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi il vangelo ci presenta Gesù alle prese con la cocciutaggine dei sacerdoti e degli scribi del popolo di Israele, i quali, per non sbilanciarsi, non si pronunciano circa la figura di Giovanni il Battista. Per loro, ma non solo, Gesù racconta tre parabole, e oggi la liturgia della Parola ci presenta la prima, dove il Maestro contrappone gli uomini che si ritengono giusti ma che lo rifiutano, ai peccatori che invece lo accolgono. Attraverso i due figli, protagonisti della parabola, Gesù mette a confronto l’atteggiamento pieno di sicurezza degli scribi e dei farisei con quello dei pubblicani e delle prostitute che, consapevoli del loro stato peccaminoso, si aprono alla misericordia di Dio. “Un uomo aveva due figli” è come dire ‘Un uomo aveva due cuori’: ognuno di noi ha in sé un cuore diviso che alcune volte dice ‘sì’ altre volte dice ‘no’: un cuore che dice e poi si contraddice! “Il primo figlio rispose: Non ne ho voglia, ma poi si pentì e vi andò. Il secondo figlio disse: Sì ci vado, ma poi non andò” : il primo figlio è un ribelle, il secondo è un servile. E Gesù non si illude: conosce come siamo fatti: non esiste il figlio ideale che vive la perfetta coerenza tra il dire e il fare! Il primo figli, vivo, reattivo, impulsivo che prima di aderire a suo padre sente il bisogno di fronteggiarlo, di opporsi, di misurarsi con lui, di contraddirlo non ha nulla di servile. Il secondo figlio che dice ‘Sì, signore’ ma poi non fa è un adolescente capriccioso e immaturo che si accontenta di apparire, è un uomo che vive di maschere e di apparenza! Questi due fratelli della parabola, pur così diversi tra loro, hanno in comune un’idea: l’idea che il loro padre sia un padre-padrone  al quale o ci si sottomette o ci si ribella. Ma un elemento li distingue: il figlio del ‘no’ poi SI PENTI’! Pentirsi significa cambiare modo di vedere il padre e la vigna dove lavorare: la vigna è molto più che fatica e sudore, è il luogo dove è racchiusa una presenza, una promessa per il futuro e il padre è il custode e il garante di questo futuro! Potremmo dire che c’è una volontà del padre che è realizzata da chi dice ‘no’ e disattesa da chi dice ‘sì’! Cosa ci può dire questo? Chi sbaglia, chi fa errori, chi dice ‘no’ a Dio, ha sempre la possibilità di pentirsi, di convertirsi, di dire ‘sì’! E’ molto bello questo! Nessuno che abbia peccato è rinchiuso per sempre nel suo sbaglio, ma ha sempre la possibilità di riprendere una relazione interrotta, un rapporto venuto a mancare. Dio ha pazienza, sa che l’uomo va misurato nel tempo, nell’insieme del cammino compiuto e non sull’istante a volte cattivo. Dio non guarda alle cadute, ma al desiderio di riprendere il cammino, di restaurare il rapporto incrinato. Dio ha presente la fatica fatta nel seguire la sua parola! Il rischio che corriamo è di essere come il secondo figlio che a parole è il più buono e il più ubbidiente di questa terra, ma poi con i fatti è lontano e distaccato. “I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno di Dio”: frase dura e consolante nello stesso tempo! Essi hanno detto ‘no’ e la loro vita era senza frutti, ma poi hanno cambiato vita, si sono pentiti, hanno cambiato idea sul loro padre. Spesso la nostra vita di fede è puntellata di tante confessioni di fede, di tante invocazione, di tante liturgie, ma poi nel quotidiano viviamo come se Dio non esistesse e non viviamo la sua Parola. Davanti a Dio non conta ciò che appare agli altri, ma ciò che siamo nel cuore; conta dove sta il nostro cuore! Proprio come quello dei pubblicani, cioè i peccatori manifesti riconosciuti tali da tutti, e delle prostitute, donne visibilmente peccatrici, che a causa della vergogna per il loro peccato manifesto e della condanna che ricevono da parte di molti, sentono il bisogno di cambiare vita e si abbandonano con fiducia nella misericordia di Dio. Ci aiuti il Signore a non essere credenti per finta, ma ad aprirci veramente a Dio Padre buono che non rinchiude nessuno nei suoi sbagli, ma ha fiducia in ciascuno di noi.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi, e per tre domeniche, Gesù ambienta i suoi insegnamenti nella vigna; forse è una delle immagini che ama di più anche perché definisce se stesso la vite e si suoi discepoli i tralci. Oggi siamo messi di fronte ad un proprietario terriero che va a cercare operai per il lavoro della sua vigna a tutte le ore del giorno, anche quando manca solo un’ora alla fine del lavoro.  Ragionando in termini puramente umani che senso ha assumere lavoratori quando manca un’ora sola al tramonto? E’ un padrone che non sa amministrare bene i suoi soldi! Questo penso ci inquadra bene cosa Gesù vuole trasmetterci: il primato della bontà di Dio! Il comportamento del padrone non va contro la giustizia (ai primi dà quanto concordato), ma va oltre, la trascende e la supera per amore! Nessuno ha pensato a questi ultimi, forse tutti li hanno scartati: Lui no! Lui parte sempre dal fondo, dal basso, dai piedi, vale a dire dagli ultimi. E’ bellissima questa immagine! Le pretese degli operai della prima ora non sarebbero sorta se essi non avessero visto che anche quelli dell’ultima ora hanno ricevuto la loro stessa paga: essi non reclamano tanto una paga maggiore, ma piuttosto lamentano la uguaglianza di trattamento! E’ l’uomo di sempre che si lascia invadere dall’invidia e sul merito (Abbiamo lavorato tutto il giorno sotto il sole, loro invece…..) Sono come il figlio maggiore della parabola del Padre misericordioso (del figlio prodigo) che è invidioso della generosità del padre, senza rendersi conto che in quella enorme generosità lui ci abitava già! E’ grandioso il comportamento del padrone perché sintetizza bene il comportamento di Dio nei nostro confronti: Egli non vuole perdere nessuno e si rivolge a tutti, a quelli già pronti e a quelli più indecisi, a quelli che le circostanze della vita hanno portato distanti, a quelli che non hanno incontrato intermediari per ricevere l’invito, a quelli che giungono alla fede più lentamente e spesso con sofferenza (gli ultimi nessuno li ha chiamati, forse perché incapaci o pelandroni….). Che bello questo Dio che rispetta i ritmi, le capacità e la sensibilità di tutti! Dio chiama tutti rispettando i tempi di risposta di ciascuno e anche le diverse età della vita: tutti possono collaborare per il Regno, tutti possono diventare strumenti di Dio, anche quelli che se ne possono occupare solo per poco tempo! Pur nella diversità di ognuno, tutti si possono salvare e quando ciò avviene, quando c’è la risposta, anche solo per poco, la salvezza è totale, completa, non parziale o proporzionata alla durata del lavoro. La bontà di Dio cerca di salvare tutti, dobbiamo solo dargli l’occasione, offrirgli un appiglio per attirarci a lui, fosse anche quello di andare a lui all’ultima ora! E i primi dove li mettiamo? In un certo senso col ragionamento puramente umano che fanno diventano anche ultimi! Ma possono fare un cammino: quando anche loro, superata l’invidia, saranno contenti che gli operai dell’ultima ora ricevano la loro stressa paga, ecco che lì comincia il Paradiso!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

domenica scorsa la nostra attenzione è stata portata sulla riconciliazione, oggi siamo invitati a riflettere sul perdono. La domanda di Pietro “Quante volte devo perdonare” permette a Gesù di rivelare la ‘misura’ di Dio: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”, cioè sempre! L’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Questo è la buona notizia: l’amore di Dio non ha misura. Il discepolo autentico è colui che cerca di fare come fa Dio. E Gesù lo descrive con la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra inimmaginabile, pari forse al bilancio di una città: praticamente un debito insolvibile!. Di fronte alla supplica del debitore il re si commuove e prova compassione, cioè sente come suo il dolore del servo e sa che questo conta più di tutti i suoi diritti e del suoi soldi: non è indifferente di fronte al dolore umano! Il dolore pesa più dell’oro! Ma, ecco la sorpresa: quel servo ‘appena uscito’, ( è terribile questo ‘appena uscito’) non una settimana dopo o il giorno dopo, nemmeno un’ora dopo, ‘appena uscito’ quindi con nel cuore ancora la gioia inaspettata e riconoscente di coluio che è stato liberato da un peso che da tempo gli rovinava la vita, appena liberato e restituito alla sua vita e alla sua famiglia, appena dopo aver fatto l’esperienza si come sia della bontà del re, incontra un suo collega che gli era debitore di un cifra irrisoria, pochi spiccioli, ‘presolo per il collo lo strangolava gridando ‘ Restituiscimi i miei centesimi’. Proprio lui appena perdonato per dei miliardi! Questo servo ‘malvagio’ non esige nulla che non sia nel suo diritto: vuole semplicemente essere pagato, essere risarcito del suo: è giusto, ma spietato e crudele. E’ la logica del dare e avere della giustizia umana, dei conti in pareggio! A questa logica Gesù propone quella di Dio: la logica dell’eccedenza, perdonare settanta volte sette, amare i nemici, porgere l’altra guancia, dare senza misura. Ecco il perdono che non è mai un istinto o una inclinazione del carattere, ma sempre un decisione! Quando non voglio perdonare, quando di fronte ad una offesa riscuoto il mio debito con una contro offesa, non faccio che alimentare il dolore e alzare il livello della violenza. Anziché annullare il debito con una decisione di perdono, stringo un nuovo laccio, prendo per il collo e aggiungo una sbarra alla prigione. Perdonare significa sciogliere questo nodo, significa lascare andare, liberare l’altro non guardando al passato, ma contemplando il futuro. Così fa Dio non perché smemorato o pauroso, ma perché liberatore. Che ci aiuti ad imitarlo!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

anche la prima comunità dei discepoli di Gesù sperimenta la difficoltà della convivenza, dell’accettarsi, del volersi bene. L’incomprensione è sempre in agguato nel cammino di una comunità! E proprio qui si cala il vangelo di oggi. Potremmo dire che è un invito al dialogo e all’incontro! Non mi piace chiamarlo il vangelo della correzione fraterna! Gesù invita a ricostruire dopo la rottura. “Se il tuo fratello sbaglia, va’ e ammoniscilo”: che bello! quasi a dire “Va’ e fai tu il primo passo. Ha sbagliato lui, ma fai tu il primo passo verso la riconciliazione! Non chiuderti nel silenzio e nell’indifferenza, non essere ostile e non fare il muso! Prova tu a riallacciare l’amicizia! Quanto è difficile questo! E’ più facile e ‘naturale’ fare l’arrabbiato, l’offeso, il risentito! Gesù, mi pare, non ha di mira tanto il ristabilire la verità, ma piuttosto la fraternità e questo partendo dalla più piccola comunità che si possa creare: IO e TU! Tutto può ricominciare da me e da te, dalla mia e dalla tua buona volontà, dal mio e dal tuo desiderio di stare tra di noi. “Se ti ascolta avrai guadagnato tuo fratello“: proprio così: il fratello che ha sbagliato diventa un guadagno, una risorsa, un tesoro per te! Amare il fratello vuol dire crescere con lui, vuol dire attendere da lui non solo e non sempre un qualcosa di materiale: a volte lui vuole solo un po’ di considerazione, un po’ di compagnia, di conforto, di stima, che qualcuno si accorga che esiste! Ogni persona è sempre molto, ma molto più importante del male o dello sgarbo che può averti fatto: ogni persona qualsiasi azione abbia compiuto è e rimane sempre figlio di Dio e tuo fratello! A ciascuno di noi è dato il potere di ‘sciogliere e di legare’ vale a dire fare cose che solo Dio fa: perdonare i nemici, trasfigurare il dolore, entrare nel cuore del fratello. Tutto ciò che io lego a me, che incentro su di me rimane chiuso, tutto ciò che avrò sciolto, liberato attorno a me lo ritroverò liberato in energia, in positività, in entusiasmo, in sorriso, in bontà.

Ci aiuti il Signore ad entrare in questo cammino.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

abbiamo ancora nell’orecchio la edificante esortazione di Gesù di domenica scorsa rivolta a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”, ma oggi ci viene distrutta senza pietà: “Tu mi sei di scandalo”. Cosa è successo in così pochi versetti? Gesù va verso il termine del suo viaggio, ha finito il suo gironzolare per la Palestina e dintorni e sta andando “a muso duro verso Gerusalemme”. Si sta definendo il cammino della croce, dove Dio sceglie di non essere come gli uomini che amano i posti d’onore e le altisonanti onorificenze! Lui parte dal basso, dagli ultimi, dai senza diritti e onori, addirittura sceglie la follia della croce, il posto più infamante tra gli uccisi dagli uomini. Sceglie la supremazia dell’amore che si dona e della tenerezza verso gli ultimi. E’ una realtà così scomoda, non  abituale e sconvolgente da determinare il rifiuto di Pietro: No, non è possibile che Dio voglia passare per quella strada! Proprio Pietro, del quale Gesù aveva detto che fonderà la sua chiesa su di lui, inciampa e cade davanti alla strada che Gesù vuole percorrere per fondare la chiesa. Pietro vuole allontanare Gesù  da quella strada, perché rifiuta energicamente l’immagine di un messia sofferente! Nella logica umana scegliere di stare dalla parte degli ultimi, dei deboli, significa autoprivarsi di ogni potere, scegliere di non contare più nulla, di non essere riveriti da nessuno e derisi da tutti. E questo non è facile né tantomeno immediato! Pietro molto umanamente si ribella alla prospettiva del dolore! Se poco prima Pietro era una ‘pietra sicura’ perché Gesù potesse costruire la sua chiesa, ora è una ‘pietra di inciampo’, è un ostacolo non indifferente per la strada scelta dal messia. E allora Gesù lo invita a rientrare in questa nuova prospettiva, ad aprirsi a questa rivoluzione che irrompe per la prima volta nella storia dell’umanità: “Pietro, torna a metterti dietro a me, ricomincia ad essere mio discepolo, perché la strada che vuoi percorrere non è la mia!” Non solo Pietro fatica ad incamminarsi in questa logica, ma anche tutti gli altri, anche io! E allora Gesù allarga l’invito “Se qualcuno vuol venire dietro a me ecco le condizioni: RINNEGHI SE STESSO – PREDA LA SUA CROCE – MI SEGUA. RINNEGARE SE STESSI non significa annullare se stessi, mortificare la propria vita, sfasciare i propri talenti, non significa diventare dei ‘frustrati di Dio’! Rinnegare se stessi significa rendersi conto che non sei tu il centro dell’universo e che il tutto non è in funzione di te, ma sei strumento prezioso nelle mani d Dio. PRENDERE LA CROCE: una delle frasi più sfruttate del vangelo che spesso viene interpretata come rassegnazione al dolore, quasi a dire ‘soffri con pazienza, sopporta tutto con rassegnazione’, Dio ti manda la croce e tu prendila! NO! Dio non ti manda il dolore e penso che facciamo bene a pregare perché ce li tenga lontani! La croce è la follia dell’Amore che è pronta anche a morire per il bene dell’altro! io sono chiamato a sostituire croce con amore, amore pronto a morire: se qualcuno vuol venire dietro di me prenda tutta la sua capacità di amare di cui è capace e MI SEGUA: cioè diventa capace di fare come me, di vivere la sua vita come l’ho vissuta io! E allora: “Chi perderà la propria vita per me, la troverà” cioè ‘seguimi sulla via dell’amore e vivrai una esistenza che assomiglia alla mia, direi addirittura una esistenza che prolunga nei secoli la mia!’ Solo così troverai la vita, non quella terrena, ma quella che va oltre, che va al di là della tomba! realizzerai pienamente te stesso! Ecco la chiave: perdere per trovare. Vale a dire: se dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci. E allora: che ciascuno di noi possa diventare ricco di ciò che ha donato!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi il vangelo ci mette di fronte ad una domanda radicale “Chi è Gesù per te?” Una domanda dalla quale dipende il nostro cammino di fede, direi il nostro credere o meno. La gente era piena di ammirazione per Gesù, ma nello stesso tempo non aveva le idee chiare: non lo conoscevano bene al punto da scambiarlo con altre persone! La risposta di Pietro non arriva “dalla carne né dal sangue“, vale a dire che non è possibile arrivare a capire chi è Gesù solo attraverso la logica o i ragionamenti umani. Gesù è oltre! E’ possibile intuire chi è solo grazie alla rivelazione del Padre. E’ il Padre che è in gioco, e solo in quanto Padre può rivelare chi è il Figlio! Di conseguenza la prima realtà da chiedere al Padre nel cammino di fede è proprio quella di capire chi è suo Figlio per poterlo seguire. Ed è proprio da questa rivelazione che dipende la nostra fede! Ho già domandato nella mia vita al Padre di farmi capire chi è suo Figlio? Se mi è dato di capire e di riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio, non posso più essere quello di prima: ho scoperto il senso autentico della vita, l’amore vero, forte, leale, che travolge tutto e ringiovanisce continuamente. Con Gesù non divento più vecchio, né triste, angosciato, preoccupato o sconfitto; divento ogni giorno libero e gioioso. Se credo davvero che Gesù è Dio la mia vita si trasforma e arriva in me quell’entusiasmo e quella gioia dati dallo sperimentare la fede come incontro con Gesù e non come stanca abitudine da conservare o tradizione da mantenere o eredità da non disperdere! E’ quindi determinante chiederci chi è per noi quell’uomo vergognosamente morto sulla croce, quale influenza ha sul mio comportamento di tutti i giorni! Da queste risposte possiamo avere la misura della nostra fede. Se guardiamo al vangelo ci accorgiamo che Pietro ha capito ben poco della persona, delle scelte e del comportamento di Gesù. E questo non solo all’inizio della sua sequela, ma in tutta la sua esperienza fino al triplice tradimento e all’ “Io vado a pescare” dopo la risurrezione! Ma Gesù lo ha ugualmente caricato della sua fiducia al punto da renderlo capo della Chiesa. Perché? Perché Gesù non guarda a quelli che sono i ‘valori’ del mondo: intelligenza, potere, ricchezza, posizione sociale, ma guarda al cuore di ogni creatura, al mio, al tuo cuore. Gesù lo si capisce solo con il cuore! Pietro è stato una persona semplice, onesta, umana anche nei suoi difetti e nelle sue debolezze; non un superuomo, ma un uomo ‘qualunque’, simile a noi, uno dei nostri. Chiediamo al Signore che ci aiuti nella nostra umanità a seguirlo come ha fatto Pietro.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi la Liturgia della Parola ci invita a riflettere sulla chiamata universale alla fede: Dio chiama tutti a credere in Lui.  Il vangelo ci presenta quello che a me piace definire “il miracolo della briciole”. Dopo la discussione con i farisei scesi da Gerusalemme e l’insegnamento su ciò che è veramente ‘puro’, Gesù lascia Genesaret, citta situata in terra d’Israele, e si “ritira verso le parti di Tiro e Sidone”. Si sente rifiutato dalle autorità religiose giudaiche dalle quali prende le distanze e va in territorio pagano. E mentre si trova in questo territorio pagano incontra una donna cananea che è pagana e che viene ad implorare la guarigione di sua figlia. La donna, nonostante il dramma che sta vivendo, è uno dei personaggi tra i più simpatici e caratteristici del vangelo, anche perché, in un certo senso, ‘converte’ Gesù, gli fa cambiare mentalità, gli apre il cuore al dolore che è lo stesso per  tutti gli uomini e  le donne, che siano di Israele o di Tiro e Sidone. Anche i discepoli condividono la sua idea, se non altro per toglierla di torno “Ci viene dietro gridando”. Ci sorprende la posizione di Gesù così netta e intransigente, addirittura brusca: “Io sono stato mandato solo per la mia nazione, per la mia gente!”. Che bella la reazione della donna! Non si irrita, non si scoraggia e non impreca, ma non demorde e non molla. Ma Gesù rincara “non si toglie il pane dai figli per darlo ai cani”. Proprio cani: i pagani per i giudei erano chiamati ‘cani’. E qui spunta la genialità della donna…a cosa arriva l’amore per la figlia! “Ma i cani si cibano delle briciole della tavola dei padroni!” Qui Gesù crolla, si ‘converte’! Le briciole illuminano Gesù: nel regno di Dio non ci sono uomini e cani, non ci sono figli e non figli, ma solo dolore da alleviare anche quando si prega un dio diverso da suo Padre! “Donna davvero grande è la tua fede“. Proprio lei che non va al tempio, che prega un dio diverso, un dio altro, per Gesù è una donna di ‘grande fede’!. e la sua fede sta nel credere che in Dio non ci sono uomini di serie A se di serie B, non ci sono uomini e cani: Dio prova dolore per la sofferenza di ogni creatura! La sofferenza di un suo figlio qualunque conta  di più della sua religione! Che bello questo!  La donna, nel suo dolore, incontra il cuore di Dio che soffre con lei e lei si abbandona fiduciosa nelle sue mani. “Avvenga come desideri”: non è più Gesù che comanda, ma è la donna e l’intensità della sua fede che genera il miracolo. Che il Signore ci doni questa fede!

con amicizia,

don ezio

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