Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

Gesù oggi adopera frasi che ci lasciano un po’ sconcertati! ” Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? N0, vi dico, ma la divisione” Proprio lui che ci chiede di amare i nemici, che ci dice di porgere l’altra guancia, lui che ha dato il nome di ‘divisore, diavolo’ al peggior nemico dell’uomo, lui che ha pregato fino all’ultima sera per l’unità – che siano unoqui si contraddice alla grande! E questo ci deve spingere a cercare ancora, a non rimanere alla prima impressione. Gesù stesso, tenero come un innamorato e nello stesso tempo coraggioso come un eroe,  è stato e e continua ad essere segno di contraddizione. La sua Parola, il suo Vangelo, è stato sovversivo: per le donne sottomesse e schiacciate dal maschilismo allora imperante; per i bambini considerati un nulla, proprietà indiscussa dei genitori; per gli schiavi sfruttati all’inverosimile e in balia dei padroni, per i lebbrosi scacciati e abbandonati da tutti, per i poveri e i ciechi, considerati scarto dell’umanità. E’ stato così sconvolgente al punto di mettersi dalla loro parte, di schierarsi con loro: li chiama al suo banchetto, fa di un bambino il modello del suo regno, si dimostra umano con tutti. La sua parola non era tranquillizzante per le coscienze, ma le scuoteva dalle facili giustificazioni. Nel momento in cui uno sceglie di donarsi, di perdonare i nemici, di non attaccarsi al denaro e alla carriera, di non dominare sugli altri ma di servirli, di non vendicarsi del male ricevuto, proprio in quel momento lì diventa per gli altri contraddizione, divisione, guerra, urto inevitabile con chi pensa di spadroneggiare, di vendicarsi, di avere posti di prestigio e cariche importanti, di chi pensa che è vita solo quella applaudita e ammirata e forse invidiata dagli altri! Potremmo dire che Gesù genera una nuova beatitudine: ‘beati gli oppositori’, di chi si oppone a tutto quello che è oppressione e contro l’umanità del fratello. Essere discepoli di Gesù significa incamminarsi per la sua strada! Qui sorge la domanda: come sto vivendo al mia fede? Come un tranquillante che mi offusca i fratelli, come un sonnifero? Il vangelo diventa reale se ti fa voce di chi non ha voce, se ti fa lotta per chi è oppresso e non ha più forza, mai arreso e passivo. Quanto vorrei che questo fuoco fosse già acceso! Eppure c’è, arde, dentro il nostro cuore; in ogni realtà c’è il seme incandescente di un mondo nuovo. Anche in me e in te c’è questo fuoco: lasciamolo venir fuori!

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

siamo giunti a ferragosto, la festa del riposo e dell’estate. Dal punto di vista cristiano proprio in questo giorno celebriamo la solennità della Assunzione di Maria in cielo con il suo corpo carnale. Questa è una solennità che ci fa contemplare il corpo glorificato di Maria dopo la sua morte e ci mette di fronte anche il nostro cammino: il progetto di Dio su di noi è di farci entrare nella sua vita dopo la nostra morte terrena. Maria oggi la contempliamo in paradiso coronata di stelle e attorniata dagli angeli, ma non dimentichiamo che abbiamo un elemento che ci lega indissolubilmente a lei: l’essere creatura! Maria è creatura come me e come te, scelta certamente da Dio per essere madre di Gesù, ma sempre creatura! Maria in quanto creatura ha risposto di sì a questa chiamata e l’ha realizzata nella semplicità e nel nascondimento, passando del tutto inosservata, svolgendo la sua missione di moglie e di mamma. Mi fa sempre pensare questo! Nella sua vita non è mai successo nulla di straordinario, non c’è stato mai nessun miracolo, non ha tenuto discorsi teologici di profonda spiritualità, non ha compiuto atti straordinari e portentosi. Nulla! La sua vita si è svolta nella normalità più assoluto come quella di una persona qualunque: fatica nel lavoro, preoccupazioni in famiglia, sofferenze, povertà e anche gioie familiari. Ma allora dove sta la sua grandezza? Penso nella grande fiducia e nell’abbandono totale in Dio che lei ha vissuto, senza tentennamenti e rimpianti, e questo al punto che in lei si può rispecchiare il miracolo che Dio compie in coloro che di lui si fidano. Si è fidata così totalmente da donare tutto, anche suo figlio! E per sé non tiene nulla! Diventa quindi, Maria, la mamma apripista, colei che percorre per prima la strada in attesa dei figli. Questo ci ricorda che noi , il nostro corpo, non è fatto solo per essere attraente, in buona forma e in buona salute, ma il nostro corpo è anche il mezzo attraverso il quale esprimiamo la vita, doniamo atti di amore, rendiamo visibile il soffio di vita divino immesso in noi fin dalla  creazione del mondo. E questo si realizza anche vivendo in povertà e in nascondimento come Maria. Possiamo dire che Maria indica il punto di arrivo dell’esistenza umana e la strada da percorre per arrivarci. Ce lo racconta il vangelo: appena accolto Gesù nel suo grembo, non si chiude in se stessa, ma va da Elisabetta perché il dono che è in lei faccia esultare anche quella famiglia; si mette in viaggio in fretta: la carità non può aspettare! Maria ha accolto la Parola di Dio e l’ha vissuta perché ne ha accettato i criteri: l’esatto contrario di chi cerca il cielo nel potere che schiaccia gli altri, nella ricchezza che dimentica i poveri, nella superbia che pensa di fare a meno di Dio. Anche a noi Maria propone lo stesso cammino e ce lo propone da creatura nostra pari quasi a dirci “Nulla è impossibile” anche per noi!

Buona festa dell’Assunta a tutti,         con amicizia

don ezio.

Carissimi,

oggi siamo invitati a contemplare Dio che si china su di noi e ci invita ad essere pronti ad accoglierlo. Tre volte Gesù ripete l’invito: “Siate pronti – Tenetevi pronti“, perché la vita è attesa: di una persona da amare, di un dolore da superare, di una situazione da risolvere, di un mondo da migliorare, di una luce che illumini le tue paure e le tue ombre. Tenetevi pronti, ma a che cosa? Pronti all’incontro, allo splendore dell’incontro! All’incontro con un Dio che non è pronto a minacciare, a giudicare o a condannare,  con un Dio che non è ladro di vita e che diventa la proiezione delle nostre paure e dei nostri moralismi; ma all’incontro con un Dio ‘impensabile’ che non ti aspetti: un Dio che si fa servo di tutti i suoi servi, che si fa ultimo al punto da far mettere a tavola tutti i suoi servi e di passare Lui a servirli! Un Dio che si china di fronte all’uomo, con stima, rispetto e gratitudine! Con un Dio che è il capovolgimento dell’idea di padrone! con il Dio di Gesù Cristo succede l’imprevedibile e l’inconcepibile: il Signore si mette a fare il servo! E Gesù lo ribadisce “E se giungendo nel cuore della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro”, perché è rimasto incantato che i servi restino in attesa, svegli fino all’alba per attendere Lui, un servizio non richiesto, dettato dal cuore: si attende così soltanto se si ama e si desidera e non si vede l’ora che giunga il momento dell’incontro: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore!” Ma c’è il servo infedele che cerca un altro tesoro: il suo tesoro è il gusto del potere sugli altri, del primeggiare e dello spadroneggiare sugli altri e approfittando del ritardo del padrone comincia a percuotere gli altri, ad ubriacarsi, a mangiare e a bere. Per quel servo che ha posto nelle cose il suo tesoro l’incontro alla fine è la notte, è il buio, e l’incontro con il suo Signore sarà la triste scoperta di aver mortificato la propria vita proprio nel momento in cui mortificava la vita degli altri; la triste sorpresa è di avere tra le mani solo i cocci di una vita sbagliata. Il vero tesoro allora è scoprire di avere un padrone così pieno di fiducia in noi al punto di affidarci la sua casa con tutte le sue meraviglie e si metterà al nostro servizio nella misura in cui noi sappiamo attenderlo e servirlo nei fratelli. Io credo in lui perché lui crede in me e sarà il Signore che servirò perché è l’unico che si è fatto mio servitore

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

oggi siamo invitati a contemplare Dio che si china su di noi e ci invita ad essere pronti ad accoglierlo. Tre volte Gesù ripete l’invito: “Siate pronti – Tenetevi pronti“, perché la vita è attesa: di una persona da amare, di un dolore da superare, di una situazione da risolvere, di un mondo da migliorare, di una luce che illumini le tue paure e le tue ombre. Tenetevi pronti, ma a che cosa? Pronti all’incontro, allo splendore dell’incontro! All’incontro con un Dio che non è pronto a minacciare, a giudicare o a condannare,  con un Dio che non è ladro di vita e che diventa la proiezione delle nostre paure e dei nostri moralismi; ma all’incontro con un Dio ‘impensabile’ che non ti aspetti: un Dio che si fa servo di tutti i suoi servi, che si fa ultimo al punto da far mettere a tavola tutti i suoi servi e di passare Lui a servirli! Un Dio che si china di fronte all’uomo, con stima, rispetto e gratitudine! Con un Dio che è il capovolgimento dell’idea di padrone! con il Dio di Gesù Cristo succede l’imprevedibile e l’inconcepibile: il Signore si mette a fare il servo! E Gesù lo ribadisce “E se giungendo nel cuore della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro”, perché è rimasto incantato che i servi restino in attesa, svegli fino all’alba per attendere Lui, un servizio non richiesto, dettato dal cuore: si attende così soltanto se si ama e si desidera e non si vede l’ora che giunga il momento dell’incontro: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore!” Ma c’è il servo infedele che cerca un altro tesoro: il suo tesoro è il gusto del potere sugli altri, del primeggiare e dello spadroneggiare sugli altri e approfittando del ritardo del padrone comincia a percuotere gli altri, ad ubriacarsi, a mangiare e a bere. Per quel servo che ha posto nelle cose il suo tesoro l’incontro alla fine è la notte, è il buio, e l’incontro con il suo Signore sarà la triste scoperta di aver mortificato la propria vita proprio nel momento in cui mortificava la vita degli altri; la triste sorpresa è di avere tra le mani solo i cocci di una vita sbagliata. Il vero tesoro allora è scoprire di avere un padrone così pieno di fiducia in noi al punto di affidarci la sua casa con tutte le sue meraviglie e si metterà al nostro servizio nella misura in cui noi sappiamo attenderlo e servirlo nei fratelli. Io credo in lui perché lui crede in me e sarà il Signore che servirò perché è l’unico che si è fatto mio servitore

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

il vangelo di oggi continua ad educarci su cosa significa essere discepoli e ci invita ad accumulare tesori non nelle banche umane, ma presso Dio. Ma possiamo anche esprimerci in un altro modo: l’uomo perché creato libero, è costantemente chiamato a fondare le scelte della sua libertà su delle realtà che siano vere, vale a dire autentiche e fondanti e non illusorie.  Ecco allora la parabola: un uomo ricco aveva avuto un raccolto abbondante e diceva: Che cosa farò? Demolirò i miei granai e ne farò di più grandi….poi dirò: Anima mia adesso godi e divertiti!. Questo tale non è un uomo disonesto, non fa del male a nessuno, non è cattivo o sfruttatore.  E’ un uomo che non ha nome: il denaro ha mangiato la sua identità, si è impossessato di lui! Dio lo definisce ‘stolto’, cioè è un uomo che non ha la sapienza del vivere; è ricco di beni, ma povero di cuore e di ideali. Fonda la sua libertà su delle realtà che non sono vere, che non sono verità! E questo perché fa dipendere la sua sicurezza e tranquillità dai suoi beni materiali; manca della consapevolezza che di solo pane, di solo benessere, di sole cose non si vive. E poi è certamente ricco di cose, ma è solo: non c’è nessuno attorno a lui, non è nominato nessuno nel racconto, nemmeno un parente o un amico: è un uomo povero di relazioni e di amore, gli altri contano nulla nella sua vita, contano di meno delle cose che ha. E’ un uomo che si è creato un deserto attorno: è solo ed isolato al centro dei suoi enormi granai! In questo contesto cala il giudizio di Dio: Stolto, questa notte dovrai restituire la tua vita. Dio non dice: Morirai, perché la morte non è un accadimento per lui, ma soltanto il prolungamento delle sue scelte: in realtà egli ha già incominciato a morire per non essere cresciuto con più attenzione e consapevolezza, con più amore per gli altri e non per le cose. Egli ha già allevato e nutrito la morte dentro di sé con le sue scelte. E’ già morto agli altri! La morte ha già fatto il nido nella sua casa! Gesù sembra dirci: vuoi la vita piena? non cercarla al mercato delle cose; sposta il tuo sguardo e il tuo desiderio: gli unici beni da accumulare sulla terra per essere felici sono relazioni buone con le persone. Arricchire presso Dio significa puntare su quei valori incorruttibili come solidarietà, rettitudine, giustizia , misericordia, comprensione, umiltà, benevolenza, temperanza, pazienza…Che ciascuno di noi possa arricchire così di fronte a Dio!

con amicizia,

don ezi

 

Carissimi,

interessante la domanda che gli apostoli rivolgono a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare!”. Non gli domandano ‘Insegnaci delle preghiere, delle formule nuove, dei riti entusiasmanti’, ma INSEGNACI A PREGARE, cioè insegnaci la strada per scoprire Dio, per arrivare a Lui e averlo nel cuore! Insegnaci a stare davanti a Dio come stai tu! Spesso riteniamo che l’esperienza religiosa si identifichi con l’osservanza di norme e il rispetto di divieti, oggi Gesù – mi pare – ci vuole ri-educare a cosa significa essere veramente credenti. E parte dalla preghiera! Per Lui la preghiera è ri-attaccarsi di nuovo a Dio, creare di nuovo legami affettivi: Dio lo incontro non nell’osservanza di regole (che possono farmi sentire la coscienza tranquilla, ma anche portarmi a giudicare quelli che non le osservano!), ma in una parola “Quando pregate dite: PADRE!” Ecco la parola più azzeccata, la parola migliore per stare davanti a Dio con cuore di fanciullo e di adulto, la parola che –  con quella di MAMMA – contiene e dice più vita di tutte le altre; parola che diventa sorgente, inizio. PAPA’ e MAMMA: il nome della vita! Quasi a dirci: Dio non è uno che si impone, che si conquista, ma Dio è uno che si ABBRACCIA quale PAPA’ innamorato dei suoi figli, di tutti i suoi figli!, è un Dio affettuoso a cui chiedere le poche cose indispensabili per ripartire ogni giorno positivi e desiderosi di portare parole e atteggiamenti buoni. E allora….Padre sia santificato il tuo nome….il nome che biblicamente parlando contiene tutta la persona: è come chiedere a Dio che ci doni Dio. Dio quando incontra l’uomo dona Se Stesso; il nome di Dio è Amore che si dona. Venga il tuo regno, cioè nasca una terra come vuoi tu, come Tu la sogni con nuovi rapporti umani di bontà e di amore. Donaci il pane quotidiano: donaci tutto ciò che ci fa vivere, non solo fisicamente, ma come persone che hanno cuore. Donaci un pane che davvero sia ‘nostro’ e non soltanto ‘mio’! perché se uno è sazio e un altro muore di fame quello non è il tuo pane!  Perdonaci i peccati: togli tutto ciò che in noi è ‘uomo vecchio’, tutto ciò che pesa e rallenta il nostro cammino e invecchia il cuore e libera il nostro futuro. Non abbandonarci alla tentazione: non ti chiedo si essere esonerato dalla prova, ma di non essere lasciato solo a lottare contro il male. Tiraci fuori dal buio, dalla paura e dalla sfiducia.   Anche noi allora con fede diciamo  ‘Signore, insegnaci davvero a pregare così…insegnaci ogni giorno ad imparare e vivere il Padre Nostro’

con amicizia

don ezio

Carissimi,

oggi il vangelo ci presenta due atteggiamenti che possono essere presenti nel cuore di coloro che cercano di essere discepoli di Gesù di Nazareth. Questi atteggiamenti si concretizzano in due personaggi –  Marta e Maria – che accolgono ‘a modo loro’ Gesù. Certamente Gesù non vuole indicare un servizio migliore dell’altro, ma – secondo me – vuole indicare il percorso per vivere evangelicamente l’accoglienza del fratello. Continua l’educazione che Gesù fa dei suoi discepoli su chi è il prossimo e cosa significa accoglierlo. Questo perché può sorgere un problema di verità quando ci lasciamo prendere dall’attivismo e dall’efficientismo che, facendoci trascurare la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio, ci portano a perdere di vista per chi facciamo tutto quello che facciamo! La scena è familiare: Maria, contravvenendo alle regole tradizionali, è seduta ai piedi dell’amico e di beve tutte le parole del Maestro, i discepoli tutt’intorno ascoltano, Marta, la generosa, è sola nella sua cucina indaffarata a preparare qualcosa da mangiare. Maria, seduta ai piedi di Gesù, ascolta la sua parola; Marta si affanna e si agita per molte cose! Ecco i due atteggiamenti che ad una prima lettura sembrano antitetici. In realtà mi piace pensarli in correlazione: Gesù non contraddice il servizio di Marta, non condanna il cuore generoso, ma vuole ridimensionare l’affanno e l’agitazione che le impediscono di vedere di che cosa Gesù abbia bisogno. Sembra ripetere a tutti noi: attento a un troppo che è in agguato, che può sorgere e ingoiarti e ti fa distogliere lo sguardo dal fratello; Gesù sembra ricordarci che prima vengono le persone, poi le cose….quante volte diciamo ‘vorrei passare un po’ di tempo con te, ma ho troppe cose da fare, non ho tempo’….Gesù ci dice: Maria ha iniziato dalla parte giusta il cammino che permettere di accogliere la persona e di accogliere Dio; Maria ha iniziato il suo cammino dall’ascolto della Parola mentre Marta, per la sua agitazione, è impedita nell’ascolto…..che ciascuno di noi possa anche ri-iniziare così per incontrare in modo autentico e vero il fratello, per vivere in modo autentico e vero l’amicizia!

con amicizia

don ezio

Carissimi,

la domanda che il dottore delle legge rivolge a Gesù può essere anche la nostra: “E chi è il mio prossimo?”. Ma può essere anche più radicale in questo momento storico difficile: “Ma esiste ancora il mio prossimo? o sono io prossimo di me stesso…per cui solo io, il mio benessere, le mie esigenze, la mia salvaguardia?” Abbiamo ancora il coraggio di guardare ‘oltre a noi? Mi pare che oggi Gesù ci invita ad una seria riflessione e ad un serio esame della nostra vita. E qui ci aiuta la parabola del vangelo di oggi. Innanzitutto troviamo ‘un uomo’: non sappiamo il suo nome, la sua provenienza, le sue intenzioni; ma ci è svelato il suo volto: ferito, colpito, macchiato di sangue, faccia a terra, uno che non ce la fa più. Ma è svelato anche il volto dell’uomo quando non considera più l’altro un fratello: diventa prepotenza, violenza, calcolo e sfruttamento.  Per quella strada che va da Gerusalemme a Gerico transita il mondo intero….nessuno può dire ‘io faccio un’altra strada’ ‘a me non interessa’ ‘non tocca a me’...nessuno può dirsi estraneo al fratello! Ognuno di noi è chiamato a verificare se il suo rapporto con Dio è illusione (solo tempio e culto solenne, formule e pie devozioni) o è reale (non posso amare Dio senza passare attraverso il fratello): l’appuntamento con Dio è sulla strada si Gerico! E allora ecco il Samaritano che “mosso a compassione, gli si fa vicino”. Bellissimo….non dice “gli risolve i problemi“, ma “gli si fa vicino“. I problemi vengono dopo…prima la persona che ha bisogno di vicinanza, prendo su di me il tuo destino, la tua fatica, la tua solitudine.... Non viene spontaneo fermarsi…..viene spontaneo ‘passare dall’altra parte’: la compassione (non ‘mi fai pietà’, ma ‘patisco con te’) non è un istinto o una inclinazione di carattere, è una conquista che si fa giorno per giorno. E’ una decisione che tu prendi a favore dell’altro che solo lì diventa ‘tuo prossimo’. Da questo moto del cuore nascono i tre gesti del samaritano: vedere, fermarsi , toccare! Vedere: vide le ferite e si lasciò ferire da quella vista; sono gli occhi del cuore che permettono questo; il sacerdote e il levita li hanno persi!. Fermarsi: vuol dire interrompere la propria strada, i propri progetti; vuol dire lasciare che sia l’altro a dettare gli impegni della propria agenda! Toccare: il samaritano non ha paura di sporcarsi le mani (versa olio e vino, fascia le ferite, lo carica, lo porta) Toccare è un gesto impegnativo che mette alla prova: non è spontaneo toccare il contagioso, il sofferente, l’infettivo, il piagato. Gesù ogni volta che si commuove di fronte alla sofferenza umana si ferma e tocca: l’amore non è una emozione, ma un fatto di mani, di tatto, concreto. Che possiamo anche noi fare lo stess0!

con amicizia,

don Ezio

 

Carissimi,

Oggi il Vangelo ci invita a guardare le realtà umane con gli occhi del maestro: Gesù ci insegna a guardare con occhi nuovi il mondo in cui viviamo. E’ la terra della Creazione e  dell’Incarnazione: la terra amata da Dio. Sembra quasi impossibile….non so se capita anche a te, ma è facile lamentarsi: tutto non funziona, le famiglie si sgretolano, il lavoro non c’è, la crisi avanza, la politica fa schifo, la gente si ammazza per niente, non c’è più rispetto né attenzione agli altri, non ne va bene una….e avanti con questa ‘sinfonia’! Se poi ne parli con qualcuno…arrivederci, sembra quasi una gara a rincarare le tragedie! Gesù invece oggi ci dice che il mondo è buono, che c’è tanto bene sulla terra. Egli sa quale lavoro ha fatto il Padre nella creazione e sa che il Padre suo ha seminato bene: molte persone vivono una vita buona dedicata agli altri, si spendono per loro anche se non sono dei ‘baciapile’; tanti cuori inquieti cercano uno spiraglio per aprirsi alla luce, tanti dolori solitari cercano una carezza e un gesto di bontà. Per questo Gesù manda i discepoli – e quindi anche noi – ad annunciare un capovolgimento: il Dio che sembrava lontano si è fatto vicino; il Regno di Dio si è fatto vicino, Dio è vicino alla tua casa, al tuo cuore, al tuo dolore, alla tua felicità. Proprio questo mondo che a volte sembra votato alla morte e alla distruzione, è un immenso laboratorio di bene. Di tutto questo Lui ha gettato il seme e nessuno lo potrà mai sradicare! Per questo c’è bisogno di operai del bello, del bene, del positivo, dell’umano. Quel che dice Gesù non è un lamento sulla scarsità delle vocazioni sacerdotali e religiose! Gesù manda i suoi discepoli ad annunciare la vicinanza di Dio, E proprio a questi Lui dice ‘Andate: ecco io vi mando…. disarmati di tutto, a portare non solo rosari, liturgie, novene – servono anche quelle, ma non solo quelle! – ma a portare  un ‘pezzetto di Dio’ che si china sul sofferente, che asciuga una lacrima, che gioisce di una riuscita, che incoraggia un cammino, che difende un debole e un umiliato e a lui si affianca e fa un po’ di strada con lui. Ecco la bellezza di questo: Lui manda te e me, manda costantemente tutti noi, disarmati di tutto, a combattere la violenza, ad opporci al male e all’ingiustizia, a portare la bontà e il suo sorriso….manda noi ‘armati’ solo della sua Parola e della sua Presenza! nella nostra libertà la scelta di partire!

con amicizia!

don ezio

Carissimi,

oggi il Vangelo ci invita a riflettere sul nostro modo di essere discepoli e ci aiuta a cogliere come Gesù pensa debba essere il suo discepolo. Seguire lui significa percorrere la sua strada! Gesù corregge le deviazioni che l’uomo vorrebbe fare. Innanzitutto la reazione dei due discepoli, Giovanni e Giacomo, di fronte al rifiuto di accogliere Gesù da parte dei samaritani, ci descrive un modo corrente di essere discepoli. “Vuoi che scenda un fuoco dal cielo?”: è la logica comune, quella della condanna, del farla pagare, dell’occhio per occhio! Mi rifiuti, non mi vuoi…e io te la faccio pagare: non ti parlo più, ti ignoro oppure ti perseguito, di faccio del male, ti faccio soffrire! E ci godo nel fare questo! Quanto è diffusa questa mentalità anche tra i cristiani! Gesù si oppone radicalmente: “Gesù si voltò, li rimproverò e si avviò verso un altro villaggio“. Ecco la grandezza di Gesù: difende chi non la pensa come lui, chi lo rifiuta. Lui non vuole eliminare il nemico, come vorrebbero i due discepoli; Gesù intende eliminare il concetto di nemico: tu sei mio fratello anche quando non la pensi come me, anche quando mi rifiuti. Gesù non cova risentimenti! Il discepolo autentico è colui che cerca di imitare il Maestre con un cuore aperto e accogliente anche verso chi è ostile. Poi entrano in scena nuovi discepoli. “Ti seguirò ovunque tu vada” “Io non ho dove posare il capo“; “Signore permettimi di seppellire mio padre” “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu va e annuncia”; “Signore lascia che mi congedi da quelli di casa” “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” : il vero discepolo di Gesù non è colui che vuole vivere tranquillo e in pace nel suo nido, ma è colui che cerca vie nuove, logiche contro corrente pur di arrivare al fratello portando la bontà di Dio. Tu vuoi essere discepolo? Fai cose nuove, impensate e impensabili: porta bontà dove dovresti essere violento, dona comprensione dove sperimenti freddezza, condividi dove ti ripagano con indifferenza. Ecco il modo concreto per realizzare l’invito di Gesù: “Tu va e annuncia il Regno di Dio”. Chiediamo di poter essere questi discepoli nella quotidianità della nostra vita.

con amicizia,

don ezio

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