Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

abbiamo iniziato il tempo ordinario che è  il tempo normale e quotidiano dove Dio manifesta la sua presenza. Oggi il Vangelo ci presenta proprio questa normalità! Giovanni il Battista è stato arrestato ed è in prigione; un’ombra minacciosa cala su tutto il suo movimento e sui suoi discepoli: tace la grande voce del Giordano, ma si alza una voce nuova e libera sul lago di Galilea! Questo rende necessario che Gesù esca allo scoperto: ora tocca a Lui! Gesù viene a sapere dell’arresto di Giovanni, si ritira in Galilea, lascia il deserto dove era stato tentato dal diavolo, abbandona la regione presso il Giordano dove era stato battezzato e passa da Nazareth, la città dove era stato allevato da Maria e Giuseppe, e va  ad abitare a Cafarnao sulle rive del lago. E’ questo un territorio malfamato agli occhi dei pii israeliti, perché è la terra in cui si erano insediati i primi pagani a partire dall’ VIII secolo a.C, quando le tribù di Neftali e di Zabulon erano cadute in mano agli assiri ed erano state deportate. Erano queste le terre in cui regnavano le tenebre, il dolore e la morte della fede. Ebbene, proprio da quella terra ritenuta abbandonata da Dio parte Gesù!  Fantastico! Gesù abbandona la sua famiglia, il suo lavoro, parte e con se non porta nulla se non una parola: “Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino!”. Proprio in quella terra ritenuta maledetta e abbandonata da Dio, Gesù si manifesta e comincia ad annunciare il Regno; proprio lì si genera il vangelo, la buona notizia! Convertitevi: da non intendersi subito come passare da una situazione negativa ad una positiva, cioè ‘pentitevi’ (in genere la riteniamo così), ma piuttosto: rivoluziona la tua vita, cambia logica, e aspettativa perché c’è una nuova opportunità, c’è un nuovo senso per la vita e lo puoi scoprire se vieni dietro a me e ascolti la mia parola! Perché convertirsi? “Perché il regno si è fatto vicino”. Che cosa è il Regno?  E’ la vita di Dio, è Dio stesso. Il Totalmente Altro, l’irraggiungibile, si è fatto vicino, si è messo al tuo fianco! Dio è qui! Spesso viviamo situazioni che sono paragonabili alla terra di Neftali e Zabulon, vale a dire situazioni di tenebra, di dolore, di fatica….ebbene Dio è qui, parte da quella tua situazione, il suo regno parte da dove tu ti trovi e  illumina non con la sua dottrina, non con le sue imposizioni, i suoi divieti, ma con la sua presenza: Lui è lì! E proprio partendo di lì, Gesù chiama. Chiama me, chiama te, chiama ciascuno di noi. Lui passa, si fa vicino e fa sentire la sua voce e la sua presenza. Niente di eclatante e di straordinario, solo la sua presenza umanissima e delicata che continua a camminare e annunciare che Dio è qui, si sta facendo presente nella tua vita!  Che ciascuno di noi possa ascoltare e rispondere!

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

oggi contempliamo Gesù, l’Agnello di Dio. Siamo così abituati a dire questa definizione che rischiamo di perderne il significato pregnante! La lingua ebraica usa un’unica parola per dire ‘agnello’ e ‘servo’. Giovanni il Battista usando questa parola ci dice che è proprio Lui, Gesù di Nazareth,  quello di cui tutti i profeti avevano parlato e scritto, l’atteso da tutte le genti. E questo atteso si presenta come un agnello-servo! Un agnello non fa paura a nessuno, non incute timore; si propone e domanda di essere accolto e accolto come colui che rivela la TENEREZZA e la MITEZZA di Dio, facendo vedere che è possibile un altro modo di abitare la terra vivendo una vita libera da inganno e da violenza. E questo rivoluziona e capovolge l’idea di Dio che può esserci nel nostro cuore. Dio in Gesù non chiede più sacrifici all’uomo, ma mette se stesso come sacrificio; Dio non pretende più la tua vita, ma ti dona la sua e con la sua vita ti dona tutto! Questo ci richiama ad esaminare quale volto di Dio che ci portiamo nel cuore per rinnovarlo sempre, perché se ci sbagliamo su Dio ci sbagliamo su tutto: sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, su noi e sui fratelli.  Questo Agnello-servo impastandosi con la carne di Adamo fa una cosa straordinaria: toglie “il peccato del mondo“! non “I peccati“, ma “IL peccato“, al singolare. Vale a dire: non toglie i singoli miseri peccati, gli atti sbagliati che continuano a ferirci, cioè la nostra povera umanità, ma spazza via la condizione, la struttura fatta di male, di violenza, di logica distruttiva, di morte; distrugge la radice malata che inquina sempre il cuore umano. In una parola: tutto quello che va contro l’amore: questo, Dio prende su di sé. Gesù diventa il guaritore della mia incapacità di amare perché se la prende su di sé, la distrugge perché se la carica sulle sue spalle. “Agnello che toglie il peccato”: il verbo è al presente, non al futuro come una speranza, o al passato come un evento concluso; ma adesso, vale a dire ‘qui e ora’ nella mia storia. Questo Agnello-servo instancabilmente, giorno per giorno continua a togliere, a raschiare via, adesso, il male dal mio cuore! E allora si delinea bene la nostra strada di discepoli: anche io posso diventare guaritore di disamore, amando come Gesù ha amato, avvicinandomi alle persone come lui si è avvicinato, con la sua delicatezza, la sua benevolenza , la sua mitezza, la sua tenerezza, senza avere paura e senza fare paura. Che il Signore ci aiuti a non stancarci mai di percorrere questa strada!

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

con questa domenica si conclude il periodo di Natale, il tempo della manifestazione del Signore Gesù, Figlio amato dal Padre e da Lui inviato a ‘condividere in tutto, fuorché nel peccato, la condizione umana’. E proprio oggi la liturgia ci fa celebrare il Battesimo di Gesù al fiume Giordano. Gesù viene al fiume Giordano per essere immerso anche lui nelle acque di purificazione; Gesù si mette in fila con i peccatori, condivide fino in fondo la natura umana. E proprio in questo rito Gesù è descritto come ‘Figlio amato nel quale Dio ha posto il suo compiacimento”.  Ci viene descritto il contesto. “Gesù, ricevuto il Battesimo, stava in preghiera ed ecco il cielo si aprì”: il Battesimo è descritto come semplice inciso; al centro viene posto l’aprirsi del cielo.   Si apre come una breccia nel muro, come si aprono le braccia agli amici, all’amato, ai figli. Il cielo si apre perché ci sia comunicazione, si apre spinto dall’urgenza dell’amore di Dio per l’uomo, si apre e nessuno e niente lo richiuderà mai più. Dopo il contesto c’è la frase centrale: “E venne dal cielo una voce che diceva: Questi è il figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”. Tre parole risuonano dopo l’aprirsi del cielo. FIGLIO è la prima parola. Dio genera figli, e i generati da Dio hanno il cromosoma di Dio, il DNA di Dio è in noi. AMATO è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima della tua risposta positiva o negativa, che tu lo sappia o no, ogni giorno, ad ogni tuo risveglio, il tuo nome per Dio è Amato! Di un amore non meritato, né conquistato, un amore che ti previene, ti anticipa e ti avvolge tutto da subito, a prescindere da ogni tuo modo di essere. Gesù lo sottolineerà nel discorso di addio: “Sappiano, o Padre, che tu li hai amati come hai amato me”. Dio ama ciascuno di noi come ha amato Gesù, con la stessa intensità e totalità, con lo stesso slancio e la stessa fiducia, nonstante tutte le delusioni che possiamo dargli. MIO COMPIACIMENTO è la terza parola. Parola inconsueta che letteralmente dovremmo tradurre ‘in te io provo piacere’. Da quel cielo aperto la voce grida ai quattro venti la gioia di Dio: “E’ bello stare con te. Tu, figlio, mi piaci. E quanta gioia sai donarmi!“. E questo rivolto proprio a me che tante volte non l’ho ascoltato, che me ne sono andato, che l’ho anche tradito: proprio io mi sento dire “Tu mi piaci”! E mi domando: “Ma che gioia può mai venire da me per Dio? da questa canna fragile, da questo stoppino smorto?” Non lo so, ma il vangelo ci dice che è così: è Parola di Dio! Riprendendo il nostro cammino normale dopo le varie feste, lasciamo risuonare nel nostro cuore queste tre parole anche quando il cielo ci sembra chiuso e buio, anche quando ci sembra che Dio sia assente e in silenzio, anche quando ci sentiamo avvolti dalla solitudine, dalla paura e dalla sofferenza: “FIGLIO MIO, MIO AMORE, MIA GIOIA”

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

oggi Epifania, cioè manifestazione-rivelazione di Dio agli uomini, è la festa dei cercatori di Dio, di coloro che si sentono lontani ma hanno avuto il coraggio di mettersi in cammino. La prima lettura ci dice il metodo del cammino: “Alza il capo e guarda“; due verbi bellissimi! ALZA = solleva gli occhi in alto e intorni, apri la finestra del tuo cuore; GUARDA = cerca un buco, un angolo di cielo, scova una stella che orienti il tuo cammino.  A Natale è Dio che cerca l’uomo, all’Epifania è l’uomo che cerca Dio! E in questo contesto di ricerca si snodano tutto un insieme di segni: Maria come segno ha un angelo, Giuseppe un sogno, i pastori un Bambino nella mangiatoia, i Magi una stella, perfino Erode ha un segno: dei viaggiatori che giungono dall’oriente a cercare un re. Un segno c’è sempre per tutti e per ciascuno, anche oggi, anche per noi! Spesso si tratta di un piccolo segno, forse anche insignificante o abituale. I Magi vengono a Gerusalemme quasi come in pellegrinaggio: essi non appartengono alla discendenza di Abramo, non conoscono il Dio di Israele, non hanno ricevuto una Parola. Nel loro viaggio quindi non è la Scrittura a guidarli; eppure il loro desiderio di scoprire Dio, il loro meditare e scrutare i segni della natura li spinge a partire seguendo la sola luce di una stella. Gli scribi e i farisei, depositari della missione di interpretare le profezie, rispondono infallibilmente e giustamente, sanno leggere le Scritture, ma rimangono nel buio perché incapaci di riconoscere che quel segno è anche per loro. Per cui è determinante nel nostro cammino di fede saper leggere i segni che Dio semina nella nostra storia. Come possiamo diventare lettori attenti dei segni di Dio? Il primo passo ce lo indica il profeta Isaia: “Alza il capo e guarda“. E’ necessario avere uno sguardo ampio, che esce da sé e si proietta in alto, capace di cogliere le novità di Dio nella storia senza stare legati al ‘si è sempre fatto così’. Poi, il secondo passo è sapersi mettere in strada dietro una stella; avere il coraggio di ricominciare sempre la novità del cammino. Per trovare Cristo occorre cercare, indagare, viaggiare con l’intelligenza e con il cuore. Terzo passo: non temere gli errori: i Magi perdono la stella, sbagliano la città, chiedono informazioni alla persona sbagliata assassina si bambini, cercano una reggia trovano una stalla; è necessaria l’infinita pazienza di ricominciare, di interrogare di nuovo la Parola non con la pretesa di sapere già, ma con la curiosità fresca di chi è aperto alle novità di Dio. E infine come quarto passo, adorare e donare: i magi donano il tesoro più grande che hanno: non solo oro, incenso e mirra, ma il loro stesso viaggio lungo quasi due anni, frutto di studio, di ricerca di preghiera. Allora il ritorno a casa diventa una strada nuova, perché l’incontro con Dio ti ha fatto nuovo, ti ha rinnovato.

Che la manifestazione di Gesù nella nostra vita porti questo novità e rinnovamento.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

il mistero dell’incarnazione di Dio, in questo periodo dopo Natale, ci viene presentato diverse volte e sotto varie angolature, proprio per aiutarci ad accoglierlo e viverlo. Nella storia Gesù è nato a Betlemme da Maria e per l’efficacia della forza dello Spirito Santo: c’è stato un concepimento, una gravidanza e un parto. Tutta questa serie di eventi si è compiuta in una stalla dove è nato un bambino, dono di Dio,  discendente della stirpe di Davide.  Quando la Parola di Dio si è pronunciata su questa nascita ha rivelato che quel bambino, deposto nella mangiatoia, era il Salvatore, il Messia, il Cristo Signore.  Quel bambino ha quindi una identità del tutto particolare, tutta e solo sua, una identità che non appare subito evidente nella sua carne fragile e mortale, ma che non può essere taciuta. E il vangelo di oggi ce la rivela partendo da lontano. ‘In principio’, vale a dire prima della creazione del mondo, era realtà vivente la Parola. Una Parola certamente generata da Dio nella sua qualità di Padre, una Parola che era “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero” come diciamo nel Credo. Ci è aperto l’ingresso nella vita intima di Dio, possiamo contemplarla. Nella vita di Dio c’è la Parola, vale a dire c’è una comunicazione, c’è una vita condivisa, c’è un dialogo che è al principio della vita di Dio; per questo dialogo al principio di Dio c’è Amore, c’è da sempre un flusso di amore!  Prima della creazione del mondo, nel tempo e nella storia di Dio c’è l’Amore. E questa Parola-Amore che esisteva fuori del tempo, da sempre, ha voluto donarsi, uscire da se stessa: ha dato inizio alla creazione mostrandosi vita e luce capaci di vincere le tenebreMa proprio guardando a questa Parola amata che era suo Figlio, Dio ha plasmato l’uomo: l’immagine del Figlio nella vita, nel tempo e nella storia di Dio ha definito e realizzato l’immagine dell’uomo nella creazione (io sono fatto a immagine di questo Figlio!). Questa  Parola di Dio ha tentato un dialogo con l’umanità  per creare una comunione di vita tra Dio e gli uomini. Per cui quel bambino nato in quella grotta a Betlemme è la ‘grammatica’ attraverso la quale Dio ‘ha parlato per mezzo di suo Figlio’: Dio ha voluto farsi carne, un terrestre tratto dalla terra, ha voluto diventare essa stessa carne d’uomo in Gesù di Nazareth, l’immagine di Dio si è fatta immagine di uomo. La Parola eterna si è fatta mortale, la Parola celeste si è fatta terrestre, la Paola potente si è fatta  debole e povera. Ha messo da parte le sue caratteristiche divine, si è spogliata della sua divinità per essere in tutto come l’uomo, pienamente solidale con l’umanità peccatrice. Ha piantato la sua tenda dentro l’umanità in un Dio fatto uomo, Gesù Cristo. Nella nostra carne si è inserito la particella di Dio, il cromosoma di Dio impastato con la polvere di Adamo! Al punto che a coloro che lo accolgono ha dato potere di diventare Figli suoi! Non solo la possibilità o l’opportunità, ma il potere vale a dire una energia, una vitalità, una potenza così grande che, da Betlemme in poi, perfino nelle pozzanghere della terra c’è il riflesso del cielo! Questo riflesso è in ognuno di noi!

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

la liturgia ci fa iniziare il nuovo anno contemplando la Mamma di Dio, Maria in un atteggiamento particolare: “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” gli eventi che interessano suo Figlio. Non si può separare la mamma dal suo bambino! La scena del presepe ci racconta di Dio che si fa bambino e della mamma che ce lo dona: di fronte a questa incarnazione-dono l’uomo si scopre amato, atteso, voluto e cercato; scopre che val la pena essere uomo se Dio si è fatto uomo. Nella scena della grotta di Betlemme i pastori e coloro che vi si recano videro davvero paglia, animali, letame e annusarono veramente l’odore acre della stalla; e proprio in quegli elementi capirono come la Parola di Dio fatta Carne, capirono attraverso a quale strada l’Amore infinito di Dio si manifesta: in un Bambino! E Maria, come ha vissuto il suo primo Natale? Anche lei sentì le parole che spiegavano l’evento che ella stessa viveva! Di fronte a questo cosa ha fatto? E’ bellissima l’espressione riassuntiva del vangelo: “Maria, da parte sua, custodiva”. Mentre tutti sono indaffarati, si interrogavano, vanno e vengono, Maria sa fermarsi per cominciare a  ‘custodire’; vale a dire Maria comincia a ‘vivere il silenzio nel suo cuore e non ha paura a mettersi in ascolto consapevole e intelligente’. Un ascolto che non è isolato solo di un momento, di quel momento, ma diventerà ‘normale’ per lei e abbraccierà tutti gli eventi dell’esistenza; ascolto che diventa il cercare di capire la logica profonda, la direzione e la verità di eventi che immediatamente possono sembrare slegati e distanti o addirittura in contrasto tra di loro o senza senso. Da una parte Maria sentiva le parole che proclamavano la gloria del Bambino, ma, contemporaneamente, vedeva un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia: la solita tensione tra grandezza e piccolezza, gloria e povertà! In questo suo mettersi in ascolto e fare silenzio,Maria diventa la prima interprete del Natale: è colei che ci spiega il Natale, perché con il cuore e nel silenzio cerca il filo d’oro che tiene insieme gli opposti: una stalla e una moltitudine di angeli, una mangiatoia e un Regno che non avrà fine, un piccolo neonato e il Verbo di Dio! E facendo così diventa capace di ‘vedere’ Dio che ricomincia sempre così, dalle cose piccole, dall’ultimo posto, nel nascondimento e nel silenzio. Che anche noi possiamo percorrere lo stesso ‘custodire’ di Maria, ricercando nella nostra vita quel filo d’oro che ci fa accogliere quel Dio che si fa bambino e che anche con ciascuno di noi ricomincia sempre.

Santo 2020

con amicizia,

don Ezio

 

Carissimi,

subito dopo il Natale la liturgia ci invita a contemplare la famiglia di Gesù, vale a dire la realtà più normale e umana nella quale prende forma la vita incarnata del Verbo di Dio. E questa attenzione non è solo per farci celebrare le nostre famiglie, ma per tracciarci una strada da percorrere nella normalità della nostra vita per essere discepoli autentici. E in questo contesto arriva perentorio il comando a Giuseppe “‘Fuggi in Egitto”.  Maria e Giuseppe già erano stati frastornati dall’irrompere di Dio nella loro storia aveva mandato a monte tutti i lor progetti; già avevano vissuto la notte più drammatica della loro vita quando Maria doveva dare alla luce suo figlio e non trovavano alloggio tanto da dover riparare in una stalla dove una mangiatoia aveva fatto da culla al bimbo appena nato! E come se non bastasse Adesso devono fuggire….ma chi è questo bambino, a chi può far paura un bambino! L’angelo comanda a Giuseppe di fuggire, ma non gli garantisce un futuro, non gli indica una strada, né gli promette il ritorno, gli dà solo la direzione iniziale: “Vai in Egitto”. Giuseppe deve continuare a lottare contro l’imprevisto e l’imprevedibile. Dio interviene così: non ti protegge dall’esilio, ma ‘entra dentro’ l’esilio, non ti toglie le difficoltà, ma ‘è dentro’ le difficoltà. E’ sempre presente ‘un’ Erode che emana morte e violenza, ognuno di noi cova dentro il cuore un ‘piccolo Erode’ sempre pronto a distribuire morte! Ma Dio continua ad agire: le sue indicazioni sono davvero poche: una direzione verso cui andare e un po’ di luce per compiere il primo passo. Dio non dà un prontuario di regole da seguire, solo la direzione! Poi tocca a Giuseppe studiare la strada e prendere le decisioni più appropriate. Tocca a noi studiare scelte, strategie e itinerari, scegliere le strade più sicure, misurare le forze di tutti, anche dei più deboli, e se è il caso prenderli sulle spalle. E’ bello contemplare come le sorti del  Messia, del Figlio di Dio, del Verbo del Padre, si decidono nell’ambito della quotidianità e della ferialità della vita, nell’ambito degli affetti, dentro una relazione, all’interno di una famiglia, cuore a cuore, nell’intreccio e nello stringersi delle vite! Come possiamo fare? Ecco gli esempi: Giuseppe  non pretende di avere tutto chiaro davanti a sé: egli rappresenta tutti gli uomini che con coraggio e responsabilità prendono su di sé il peso della vita dell’altro, senza misurare le fatiche e le rinunce, senza accampare rimpianti, tutti quelli che in silenzio e quotidianamente fanno tutto ciò che possono per alleviare le sofferenze del fratello. Maria si lascia custodire da Giuseppe che “la prende con sé” ancora una volta; ma nello stesso tempo Maria incarna tutte le persone che non dicono mai basta all’amore che la creatura loro affidata esige giorno e notte, tutti coloro che non si stancano mai di voler bene. Il Bambino Gesù che incarna la promessa di vita che, proprio perché amata, continua in un mondo dove Erode vuole uccidere; è la vita che vince la morte. Ecco come quella famiglia diventa per noi modello! Preghiamo per poter anche noi percorrere la strada che loro hanno tracciato.

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

siamo giunti a Natale! Un fascio di luce nuova raggiunge la nostra storia. Come il popolo di Israele, anche noi spesso viviamo nel buio della notte con tutte le conseguenze che questo comporta: paura, insicurezza, preoccupazioni, ansia. Come il popolo è raggiunto dalla luce, così anche il nostro buio viene illuminato dalla Luce di Dio. Non è sempre facile e ovvio ammettere che camminiamo nelle tenebre, alcune volte al buio ci si abitua al punto che si spegne il bisogno della luce. Natale ci rianima, ci vuole ri-immergere nella luce di Dio. Il vangelo si apre con una  descrizione minuziosa e dettagliata di un evento storico, con dovizia di particolari e citazione di personaggi storici importanti. Il redattore è attento a non tralasciare nulla! Vorrei fare emergere alcuni elementi:  il primo elemento: proprio all’interno di tutta questa straordinarietà avviene un fatto del tutto ordinario e naturale: la nascita di un bambino! “Questo per voi il segno: troverete un bambino”! Dio nella piccolezza: in genere l’uomo vuole salire, comandare, prendere, Dio invece si rivela come colui che vuole scendere, servire, dare, come colui che vuole entrare nel mondo dal punto più basso, in fila con tutti gli esclusi: “per loro cono c’era posto nell’alloggio”. E nessuno si accorge di questo bambino nato in una grotta. Questo ci dice subito che le cose belle hanno spesso il sapore della semplicità e della ordinarietà! Tante volte le andiamo a cercare in chissa quale grande straordinarietà e ci lasciamo sfuggire l’ordinario. Natale allora può diventare l’evento che ci aiuta a far tesoro del nostro ordinario. Secondo elemento: questo bambino nasce in una mangiatoia, luogo non proprio dei più adatti e igienici per la nascita di una creatura! Questo ci dice che Dio viene ad abitare, prende dimora, in quella parte della vita che noi vorremmo rifiutare, annullare o almeno nascondere. Proprio lì trovo Gesù, che viene per salvarmi partendo da lì! Ci invita a rompere ogni nostro schema specialmente quando vorremmo un Dio potente che sistemi le cose, elimini le fatiche e le sofferenze, un Dio che ci risolva i problemi! E’ difficile accettare di riconoscerlo nella fragilità di un bambino posto in un luogo malsano come la mangiatoia, e che proprio per salvarmi non mi toglie ciò che mi dà fastidio, ma entra e parte proprio dalle mie fatiche. Natale ci invita a guardare con occhio positivo alla nostra vita nella sua totalità! Un terzo elemento viene fuori: i pastori, mentre compiono il loro scomodo lavoro (vegliare il gregge), si fidano degli angeli, si mettono in ascolto del messaggio che tramite loro Dio invia. Questo ci ricorda che Natale è essere attenti alla voce di Dio che ci raggiunge nella nostra situazione di vita anche attraverso i fratelli che incontriamo.

Santo Natale a tutti.

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

ci stiamo avvicinando sempre più al Natale, siamo entrati nella seconda parte dell’Avvento che ci invita a contemplare il natale storico e di conseguenza, la liturgia ci fa incontrare i personaggi che hanno accolto l’incarnazione di Gesù, i personaggi che hanno conosciuto il Gesù stroico. Oggi è la volta di Giuseppe, definito ‘uomo giusto’, che ama e sogna, fa progetti per il suo futuro e quello della famiglia che si vuole costruire, ma  che si scontra con  il  travaglio e il turbamento di fronte all’irrompere di Dio nella sua storia. “Prima che andassero a vivere insieme, Maria si trovò incinta“: ecco la drammatica sorpresa. Passava un anno tra il matrimonio e la convivenza e in questo periodo accade l’irreparabile, qualcosa che giustamente strazia il cuore di Giuseppe che si sente tradito proprio da colei nella quale aveva posto tutta la sua fiducia tanto da prometterle fedeltà per sempre! Si sente tradito con tutti i progetti mandati all’aria e in frantumi. Maria gliela fatta proprio grossa! Non se la sarebbe mai aspettato! E l’uomo giusto entra in crisi: avrebbe dovuto denunciare pubblicamente Maria come adultera e , secondo la legge, farla  condannare alla lapidazione. E’ dibattuto: è innamorato di Maria e non si dà pace, continua a pensarla, a sognarla. Giuseppe, mani incallite e indurite dal lavoro, ma cuore intenerito e ferito non parla, ma ascolta i sogni! E allora trova la strada tra la legge e l’amore: lui continua ad essere innamorato di Maria, continua a volerle bene e  “decise di ripudiarla in segreto“. Giuseppe vive un conflitto emotivo e spirituale non indifferente: da una parte l’obbligo di osservare la legge, dall’altra il suo amore per Maria. Ma Dio non abbandona chi si fida di Lui:mentre stava considerando queste cose, un angelo in sogno gli disse ‘Giuseppe non temere’“. Bellissima questa espressione: quando Dio entra nella tua vita a gamba tesa e  sconvolge i tuoi progetti, si presenta subito con quella frase “Non temere!” . Dio non abbandona ed interviene sempre per il bene, per la vita: anche la sofferenza è per la vita. Tutto quello che è accaduto è per la salvezza, per il bene, anche se a prima vista sembra male. Quante volte anche noi viviamo la medesima esperienza: Dio mi ha abbandonato, non mi sarei mai aspettato una cosa del genere, Dio è crudele e cattivo! Quante volte ci sentiamo come Giuseppe con i nostri progetti mandati all’aria e frantumati! Ecco il momento di “non temere“, perché Dio non abbandona i suoi fedeli, egli viene e crea spazio, allarga gli orizzonti, fa vedere il bene anche quando tutto sembra male. Anche a noi sono inviati angeli, che magari non hanno ali, ma che incontriamo sul nostro cammino, che condividono con noi  casa, pane, fatiche, gioie…. e ci aiutano a fare come Giuseppe : “Giuseppe fece come gli aveva detto l’angelo!” Ecco il suo abbandono totale e fiducioso nelle mani di Dio. Ecco il Natale: sapersi fidare di Dio nonostante tutto, sapersi abbandonare nelle sue mani. Che questo possa avvenire anche per ciascuno di noi.

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

ci stiamo avvicinando a Natale e la liturgia comincia a presentarci i personaggi che hanno incontrato Gesù. Oggi è la volta di Giovanni il Battista. Egli, la roccia che sfidava il vento del deserto, il più grande di tutti i nati di donna, entra in crisi. Ha un momento di dubbio: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” Ecco il suo dubbio tremendo! Il cruccio che può mandare all’aria una vita intera…forse mi sono sbagliato! Ma Gesù continua a stimarlo, a volergli bene! Lui continua ad essere il ‘più grande’ per Gesù! Anche se io dubito, anche se ho momenti di ripensamento, Dio continua ad amarmi, ad avere fiducia in me! Anche perché di fronte alle difficoltà della vita, ai suoi imprevisti, è umano essere assaliti dal dubbio e dalla paura. Potremmo anche dire che non esiste fede senza dubbi: io credo ma nello stesso tempo dubito! E Gesù questo lo sa, anche perché come uomo lo ha sperimentato, e capisce, intuisce, comprende e aiuta. Gesù risponde al dubbio di Giovanni non con argomentazioni, ma con un elenco di fatti: ciechi, sordi, zoppi, lebbrosi, guariscono e si rimettono in moto, in cammino, hanno un’altra opportunità e la loro vita cambia! Lui è sempre quel Dio che si prende cura dei piccoli, dei deboli, è colui che continua a guarire la vita malata, fragile, debole: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i sordi odono e a tutti è annunciato il vangelo. A tutti è data un’altra opportunità! Gesù entra nelle ferite dell’umanità non per giudicarla, ma per guarirla e amarla. Immette in ogni ferita il seme della sua presenza: non ha promesso di risolvere i problemi dell’umanità, ma di dare un senso a tutto se vissuto nella sua luce. Egli guarisce il cuore disperato e deluso, amareggiato e scoraggiato. Invece di bruciare i peccatori, siede a tavola con loro! Tutti quei fatti che Gesù elenca non hanno cambiato il mondo, eppure quei piccoli segni bastano a dire che Dio non si è dimenticato dell’uomo; è il lavoro del piccolo seme che muore e produce frutto. Egli chiede a noi di fare come lui: non avere paura di sporcarsi le mani; di prolungare quei suoi gesti; potremmo dire che la fede si riassume tutta lì: fare anche noi ciò che fa Dio, agire anche noi come agisce Dio. Proprio perché lui si dilata dentro le nostre povere capacità di amore e la nostra vita diventa irradiamento di amore!

Con amicizia,

don Ezio

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