Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

oggi la Liturgia della Parola ci invita a riflettere sulla chiamata universale alla fede: Dio chiama tutti a credere in Lui.  Il vangelo ci presenta quello che a me piace definire “il miracolo della briciole”. Dopo la discussione con i farisei scesi da Gerusalemme e l’insegnamento su ciò che è veramente ‘puro’, Gesù lascia Genesaret, citta situata in terra d’Israele, e si “ritira verso le parti di Tiro e Sidone”. Si sente rifiutato dalle autorità religiose giudaiche dalle quali prende le distanze e va in territorio pagano. E mentre si trova in questo territorio pagano incontra una donna cananea che è pagana e che viene ad implorare la guarigione di sua figlia. La donna, nonostante il dramma che sta vivendo, è uno dei personaggi tra i più simpatici e caratteristici del vangelo, anche perché, in un certo senso, ‘converte’ Gesù, gli fa cambiare mentalità, gli apre il cuore al dolore che è lo stesso per  tutti gli uomini e  le donne, che siano di Israele o di Tiro e Sidone. Anche i discepoli condividono la sua idea, se non altro per toglierla di torno “Ci viene dietro gridando”. Ci sorprende la posizione di Gesù così netta e intransigente, addirittura brusca: “Io sono stato mandato solo per la mia nazione, per la mia gente!”. Che bella la reazione della donna! Non si irrita, non si scoraggia e non impreca, ma non demorde e non molla. Ma Gesù rincara “non si toglie il pane dai figli per darlo ai cani”. Proprio cani: i pagani per i giudei erano chiamati ‘cani’. E qui spunta la genialità della donna…a cosa arriva l’amore per la figlia! “Ma i cani si cibano delle briciole della tavola dei padroni!” Qui Gesù crolla, si ‘converte’! Le briciole illuminano Gesù: nel regno di Dio non ci sono uomini e cani, non ci sono figli e non figli, ma solo dolore da alleviare anche quando si prega un dio diverso da suo Padre! “Donna davvero grande è la tua fede“. Proprio lei che non va al tempio, che prega un dio diverso, un dio altro, per Gesù è una donna di ‘grande fede’!. e la sua fede sta nel credere che in Dio non ci sono uomini di serie A se di serie B, non ci sono uomini e cani: Dio prova dolore per la sofferenza di ogni creatura! La sofferenza di un suo figlio qualunque conta  di più della sua religione! Che bello questo!  La donna, nel suo dolore, incontra il cuore di Dio che soffre con lei e lei si abbandona fiduciosa nelle sue mani. “Avvenga come desideri”: non è più Gesù che comanda, ma è la donna e l’intensità della sua fede che genera il miracolo. Che il Signore ci doni questa fede!

con amicizia,

don ezio

 

Carissimi,

siamo giunti a ferragosto, la festa del riposo e dell’estate. Dal punto di vista cristiano proprio in questo giorno celebriamo la solennità della Assunzione di Maria in cielo con il suo corpo carnale. Questa è una solennità che ci fa contemplare il corpo glorificato di Maria dopo la sua morte e ci mette di fronte anche il nostro cammino: il progetto di Dio su di noi è di farci entrare nella sua vita dopo la nostra morte terrena. Maria oggi la contempliamo in paradiso coronata di stelle e attorniata dagli angeli, ma non dimentichiamo che abbiamo un elemento che ci lega indissolubilmente a lei: l’essere creatura! Maria è creatura come me e come te, scelta certamente da Dio per essere madre di Gesù, ma sempre creatura! Maria in quanto creatura ha risposto di sì a questa chiamata e l’ha realizzata nella semplicità e nel nascondimento, passando del tutto inosservata, svolgendo la sua missione di moglie e di mamma. Mi fa sempre pensare questo! Nella sua vita non è mai successo nulla di straordinario, non c’è stato mai nessun miracolo, non ha tenuto discorsi teologici di profonda spiritualità, non ha compiuto atti straordinari e portentosi. Nulla! La sua vita si è svolta nella normalità più assoluto come quella di una persona qualunque: fatica nel lavoro, preoccupazioni in famiglia, sofferenze, povertà e anche gioie familiari. Ma allora dove sta la sua grandezza? Penso nella grande fiducia e nell’abbandono totale in Dio che lei ha vissuto, senza tentennamenti e rimpianti, e questo al punto che in lei si può rispecchiare il miracolo che Dio compie in coloro che di lui si fidano. Si è fidata così totalmente da donare tutto, anche suo figlio! E per sé non tiene nulla! Diventa quindi, Maria, la mamma apripista, colei che percorre per prima la strada in attesa dei figli. Questo ci ricorda che noi , il nostro corpo, non è fatto solo per essere attraente, in buona forma e in buona salute, ma il nostro corpo è anche il mezzo attraverso il quale esprimiamo la vita, doniamo atti di amore, rendiamo visibile il soffio di vita divino immesso in noi fin dalla  creazione del mondo. E questo si realizza anche vivendo in povertà e in nascondimento come Maria. Possiamo dire che Maria indica il punto di arrivo dell’esistenza umana e la strada da percorre per arrivarci. Ce lo racconta il vangelo: appena accolto Gesù nel suo grembo, non si chiude in se stessa, ma va da Elisabetta perché il dono che è in lei faccia esultare anche quella famiglia; si mette in viaggio in fretta: la carità non può aspettare! Maria ha accolto la Parola di Dio e l’ha vissuta perché ne ha accettato i criteri: l’esatto contrario di chi cerca il cielo nel potere che schiaccia gli altri, nella ricchezza che dimentica i poveri, nella superbia che pensa di fare a meno di Dio. Anche a noi Maria propone lo stesso cammino e ce lo propone da creatura nostra pari quasi a dirci “Nulla è impossibile” anche per noi!

Buona festa dell’Assunta a tutti,         con amicizia

don ezio.

Carissimi,

oggi la liturgia ci invita a riflettere sul cammino di fede del discepolo. Due monti: l’Oreb, il monte di Dio, sul quale Elia è invitato a salire per scoprire “la voce di un sottile silenzio” vale a dire ‘la voce silenziosa di Dio’; e il monte sul quale sale Gesù per ‘stare in disparte con suo Padre’. Questo ci richiama subito l’importanza del silenzio per poter incontrare Dio e sentire la sua voce silenziosa. Quanto abbiamo bisogno del silenzio! e nello stesso tempo quanto abbiamo paura del silenzio che mette a nudo le nostre fragilità e le nostre debolezze! Eppure Dio lo percepiamo solo se sappiamo creare in noi il silenzio: per incontrare Dio dobbiamo salire ed abbandonare le bassezze del nostro quotidiano e le preoccupazioni di ogni giorno. Oggi il vangelo ci presenta Gesù e Pietro. GESU’ congedata la folla dopo la moltiplicazione del pani e dei pesci, vuole stare un po’ con suo Padre per condividere la sua gioia: ha sfamato la gente, ha risposto ai bisogni della gente e sta con suo Padre fino all’alba,  poi torna dai suoi discepoli in modo insolito, camminando sulle acque: non è certamente un modo ‘normale’ di procedere e giustamente questo crea sconcerto e paura. Viene scambiato per un fantasma! Si fa avanti PIETRO: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque” “Vieni” gli dice Gesù. Povero Pietro, sempre uguale, sempre alla ricerca del portentoso! Quasi a dire: Se vuoi fare il Messia devi essere potente, devi compiere cose strabilianti per conquistare gli uomini, devi apparire, farti vedere. Dimentica la follia della croce! Pietro formula la sua richiesta attraverso due elementi, uno corretto e l’altro sbagliato. “Comanda che io venga a te”: giusta richiesta quella di andare verso Dio. Ma il modo è quello strepitoso, miracolistico, di andarci camminando sulle acque. Questo è un miracolo fine a se stesso, che non ricerca il bene delle persone. E’ un miracolo destinato fin dall’inizio al fallimento: è la ricerca di Dio attraverso gli eventi straordinari ed eclatanti! Dio non sta lì dentro, Dio non lo trovi nel miracolistico fine a se stesso. Per questo Pietro comincia ad affondare! Pietro è ancora uomo di poca fede quando chiede questo segno! Si è dimenticato della moltiplicazione dei pani appena sperimentata, si è dimenticato di Gesù! Cerca lo strepitoso e questo non è fede! Quando Pietro guarda a Gesù e risponde al suo invito “Vieni” può camminare sul mare. Quando guarda a se stesso, alle difficoltà, alle onde, alle crisi, si blocca e affonda; Così è per noi: se guardiamo a Gesù e alla sua Parola, se puntiamo gli occhi in alto su di Lui, se mettiamo in primo piano progetti buoni, avanziamo; se guardiamo alle difficoltà, se teniamo gli occhi bassi fissi sulle macerie, se guardiamo ai nostri complessi, ai fallimenti, ai peccati che ricorrono, iniziamo la discesa nel buio. Caro Pietro  (e anche caro ciascuno di noi) tu andrai incontro a Gesù, ma non nel modo che vuoi tu! Ti è chiesta la diponibilità totale ad andare incontro a Gesù attraverso la strada della croce, del buon samaritano, di colui che non ha paura di perdere la vita per Lui; vai verso di lui facendo come lui, accogliendo gli altri come lui, vivendo concretamente la sua parola! Pietro imparerà ad andare da Gesù anche attraverso il rinnegamento e il pianto amaro di colui che riconosce il suo peccato! Che ciascuno di noi possa percorre la stessa strada!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi la liturgia ci fa vivere la Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor. Ci apre uno squarcio sulla vita di Dio, quella alla quale tutti siamo chiamati al termine della nostra vita terrena: un lampo di luce nel buio del nostro deserto, perché il volto trasfigurato di Gesù è il volto ultimo di ogni uomo. In principio in ognuno di noi è stato posto non un cono di ombra, ma un principio di luce. “Il suo volto brillò come il sole” possiamo dire che il volto rispecchia il cuore, è la sua espressione. A ogni uomo è donata questa luce perché la terra sia illuminata da questa presenza che è somiglianza con Dio: ogni uomo è una luce custodita in un guscio di fango! Vivere da discepoli significa liberare tutta la luminosità e la bellezza sepolte in noi. Mosè ed Elia testimoniano questo: Mosè quando scendeva dal Sinai dopo aver parlato con Dio aveva il volto che risplendeva di luce; Elia venne rapito su un carro di fuoco e di luce! Pietro stordito da tutto questo balbetta: “E’ bello per noi essere qui”: stare davanti a quel volto è l’unico luogo dove l’uomo può stare e sostare; altrove non è bello e si sta nella oscurità. Noi siamo chiamati ad abitare la luce. Da questo stupore discende la fede e la fede nasce sempre non da un timore, ma da uno stupore, da un innamoramento, da un ‘che bello!. Ma come tutte le cose belle è stata un attimo, uno squarcio che permette alla voce del Padre di farsi sentire: quel Dio che non ha volto, ha invece una voce, che è quella del Figlio: “Ascoltatelo”. Gesù è la voce diventata volto: il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola del Figlio, di suo Figlio: ascoltate lui!. La fede diventa ascolto: sali sul monte per vedere e sei rimandato ad ascoltare! E allora scendi dal monte  con in mente l’ultima parola ‘Ascoltatelo’. La paura ti assale, ma ecco la Sua voce: “Non temete. Che bel miracolo questa fede, questo cammino di fede! Che si possa compiere per ciascuno di noi.

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

il Vangelo continua a presentarci le parabole del Regno che ci aiutano a scoprire una prospettiva nuova nel nostro cammino di fede; ci fanno cogliere la ricchezza che si nasconde dietro le piccole cose e ci aprono una finestra sulla vita di Dio, la vita promessa a ciascuno di noi, verso la quale tutti siamo incamminati e che va ‘oltre’ la nostra esistenza portandoci nella dimensione di Dio. Siamo proiettati nel ‘dopo’ della nostra vita, ma nello stesso tempo queste parabole  ci parlano del nostro ‘oggi‘, di quello che concretamente interessa il nostro vivere. “Un uomo trova un TESORO” “Un mercante trova un PERLA DI GRANDE VALORE” “C’è una RETE GETTATA NEL MARE”: tre immagini interessanti! Penso ci interroghino sul modo di spendere la nostra vita. Potremmo dire che nell’esperienza umana (la grande rete) c’è chi impegna la propria vita per realizzare un grande affare, chi si prodiga per ottenere una buona posizione, chi cerca di avere benessere e denaro….Chi però riesce ad incontrarsi faccia a faccia con Dio, non può che trasformare tutta la sua vita: Dio lo conquista e non lo lascia più! Ecco il tesoro! Parola magica che affascina da sempre….il tesoro dei mari, quello dei pirati, quello degli intrighi internazionali, il tesoro delle avventure e quello delle favole, ma anche e soprattutto quello del Vangelo: uno dei più bei nomi di Dio: il Tesoro nascosto e prezioso!  Accade che uno, per caso, senza averlo programmato, tra sassi e rovi, su un campo non suo, resta folgorato da una scoperta sensazionale; oppure accade che uno da vero intenditore appassionato, trovi un tesoro inaspettato. Quando lo trovi accade qualcosa di sconvolgente: c’è un capovolgimento, un ribaltone generale della vita. E questo Tesoro inaspettato entra nella tua vita, quella che stai vivendo anche quando i tuoi giorni sono tristi, ti sembrano vuoti o tutti uguali, anche quando sperimenti sofferenza o malattia: è un tesoro che, se lo accogli, ti rivoluziona la vita! L’incontro con Dio non risponde a statistiche o calcoli: è possibile a tutti trovarlo o essere trovati da lui! E’ un evento di positività che invade la tua vita e ti dice che l’epilogo finale della tua vita sarà felice e gioioso, comunque e nonostante tutto. E questo tesoro è Dio e il suo regno che sono per ogni uomo, per me e per te! Ed è un tesoro che quando lo si trova riempie di gioia! Ecco il primo frutto del regno: la gioia profonda del cuore che è data non dal fatto che le vicende della vita vanno tutte come vogliamo, ma dalla luce nuova che questo Tesoro ricercato e accolto immette nei meandri dell’esistenza. Il mercante vende tutto quello che ha, vale a dire lascia tutte le sue sicurezze, rischia la sua vita, si butta nel buio e impegna tutto il suo avvenire per quel bene prezioso: non ha paura dell’incognito. Quel mercante non ha paura di buttare tutto se stesso in Dio, non ha paura di fidarsi totalmente di Lui. I discepoli non hanno le soluzioni in tasca, ma non si fermano, cercano e tirano fuori cose antiche e cose nuove. Il suo modo di accogliere Dio mi interpella: per me Dio è un tesoro o una fatica? E’ la perla della mia vita o soltanto un dovere o un regolamento da osservare per tenere tranquilla la mia coscienza? Mi sento contadino fortunato o osservante frustrato e depresso? Il Vangelo osa sempre annunciare tesori, osa dire che la vita avrà comunque un esito buono, nonostante tutto, perché Dio prepara tesori  per noi, continua a seminare perle preziose nel nostro cuore.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,
Gesù continua a parlare in parabole, e continua a parlare del Regno dei Cieli, quel Regno promesso ad ogni credente che si apre al Vangelo. Domenica scorsa il Regno era “un Seminatore che uscì a seminare”, oggi il Regno è un campo già seminato e dove c’è già il grano buono, ma è anche il campo dove tra il grano buono spunta pure la zizzania, il seme cattivo che insidia quello buono, c’è l’avversario, il nemico, il diavolo, che di nascosto, mentre regnano le tenebre, semina il male. E’ una parabola interessante perché ci rivela innanzitutto qualcosa di Dio: è un Dio che ha lo sguardo buono, che non si posa mai per prima sul male o sul peccato, ma va a cercare, privilegia e vuole salvaguardare il bene presente in ogni cuore. Quel campo nel quale cresce il bene con il male è il nostro cuore, siamo ognuno di noi. I servi del padrone propendono per una soluzione drastica “Andiamo e sradichiamo la zizzania“; il Padrone preferisce un’altra soluzione, quella della pazienza, del saper aspettare “No, rischiate di strappare anche il grano buono. Lasciate che l’uno e l’altra crescano insieme“. Che Dio stupendo: non guarda solo alla parte migliore di me, ma mi vuole tutto intero così come sono; mi ama nella mia interezza, non ricerca solo le mie virtù, ma accetta anche i miei difetti! L’uomo violento che c’è in noi dice: strappa subito, togli quello che in te è immaturo, puerile, sbagliato, cattivo; Dio dice: abbi pazienza, non fare violenza, sappi aspettate! Lo sguardo di Dio è volto verso il bene e sa aspettare che il bene esca dal mio cuore più del male, la luce vince le tenebre. E noi siamo chiamati ad incamminarci per la medesima strada: la santa pazienza di aspettare che anche il nostro cuore produca il bene, perché ne ha la capacità! Non dobbiamo preoccuparci innanzitutto della zizzania presente in noi, delle debolezze che sperimentiamo, dei difetti che conosciamo, ma dobbiamo volgere lo sguardo ai semi di bene e di bontà che Dio semina nel nostro cuore e lasciare che si sprigionino senza paura di perdere o di fare brutta figura. Il bene è seminato nel nostro cuore niente meno che da Dio e questo bene cresce anche quando salta subito agli occhi la zizzania che sembra vincere il grano buono: una spiga di grano buono conta più di tutta la zizzania del campo. Il bene conta più del male presente nel mio cuore e il male non annulla il bene che compio: io non coincido con gli sbagli che posso compiere, non sono creato ad immagine del male, ma in me c’è inscritta dalla nascita l’immagine buona di Dio che ha creato ogni uomo a ‘sua immagine e somiglianza’. Allora il nostro compito è far sì che il bene presente in noi maturi, si sviluppi e cresca: è il germe di Dio seminato in noi, è la sua immagine che chiede di crescere e di essere resa visibile. Che ciascuno di noi possa far emergere l’immagine di Dio che da sempre è germinata nel suo cuore!

con amicizia

don ezio

Carissimi,

oggi la Liturgia della Parola ci invita a riflettere sulla forza della Parola di Dio. La 1 lettura paragona la Parola di Dio all’acqua e alla neve che deve essere accolta e conservata nel cuore perchè possa realizzarsi quello per cui Dio l’ha mandata: irrigare, fecondare, far germogliare lo stile della vita di Gesù. La pioggia e la neve sono elementi vivificanti: irrigano la terra, la rendono feconda, assistono e custodiscono il seme e lo aiutano nella sua metamorfosi che lo porta a diventare germoglio, spiga e poi pane. La Parola, pronunciata da Dio, ogni giorno compie in noi il suo progetto di salvezza, invitandoci a vivere sull’esempio di Gesù. Il Vangelo ci propone la parabola del Seminatore che Gesù racconta dopo aver sperimentato il rifiuto dei suoi contemporanei. Egli ci vuole dire che anche di fronte all’immediato insuccesso della sua missione, ci sono coloro che hanno accolto questa parola e sono i piccoli, i peccatori, i discepoli. Gesù non si arrende di fronte alla delusione: ha sempre continuato a sperare e a portare avanti la sua opera convinto che anche il terreno più infruttuoso e incolto può diventare terreno buono. Gesù non perde mai la speranza che l’uomo possa accogliere e vivere la sua Parola! Nella spiegazione che Lui dà della parabola ci mette in guardia da alcuni errori che impediscono alla Parola di portare frutto. Il primo è ‘diventare strada’, cioè uno che non si ferma mai: la Parola chiede sosta, silenzio, rallentamento! Il secondo è il ‘cuore non accogliente‘, vale a dire un cuore che non sa custodire e conservare, che non sa meditare ed accogliere e che si lascia attanagliare da altre realtà: l’ansia della ricchezza, la preoccupazione per il domani, la ricerca spasmodica del benessere. Tutto questo soffoca la fiducia in Dio! Certamente però, il centro della parabola non è far emergere i nostri errori, quanto piuttosto la bontà di Dio e ciò che Lui fa: non è un seminatore tirchio e distratto, ma è generoso, semina largamente e non fa mancare a nessuno i suoi doni. Ci aiuti a spostare il nostro sguardo dai nostri limiti per posarlo sulla sua generosità.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

il vangelo oggi ci presenta Gesù che loda Dio, Gesù contento e soddisfatto. In che contesto si situa questo brano? E’ un periodo di insuccessi per Gesù: è contestato dalla istituzione religiosa; è rifiutato dalle città attorno al lago, da una generazione che definisce ‘infantile’. In questa situazione improvvisamente Gesù ha un sussulto di gioia e di stupore perchè gli si apre davanti uno squarcio di luce: in quel buio dell’insuccesso umano spunta la luce di Dio! Sembra esclamare: “Padre, ho capito e ti rendo lode”. Attorno a Gesù si era creato il vuoto, i grandi e i potenti si erano allontanati e avevano preso le distanze da lui, i sapienti, gli scribi e i farisei cercavano di trarlo in inganno. Ma quel vuoto viene riempito dai piccoli: poveri, malati, vedove, bambini…. “Ti ringrazio o Padre, perchè tu hai parlato e loro ti hanno ascoltato e capito”. Gesù vede e capisce la logica di Dio; intuisce e sperimenta che la sua tenerezza parte dagli ultimi della fila, dal fondo, da chi non conta, dai bastonati dalla vita. E lì Dio porta quel pane d’amore di cui ogni cuore ha fame. Ogni cuore è stanco e ha estremo bisogno di un segno di affetto e Dio porta proprio questo! E Gesù si incanta di fronte a questo evento! E’ spettacolare! Per questo Gesù fa un ulteriore passo avanti: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro”: non delle nuove regole, non una nuova morale, ma una rivoluzionaria presenza! Dove si incontrano le povertà dell’uomo e la bellezza di Dio esplode la vita, si rafforza l’esistenza e trova senso ogni avvenimento. Allora diventa normale quel “Imparate da me”: imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare, dal mio modo di vivere, dal mio modo di essere! Il suo insegnamento di vita è ‘giogo dolce e peso leggero’ Nella bibbia il giogo e il peso sono la Legge, ma la legge di Gesù è l’amore e allora “prendete su di voi l’amore che è instancabile nel generare, nel curare, nel rimettere in cammino.

Che ciascuno di noi possa caricarsi questo gioco e peso leggero!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi il vangelo si apre con delle affermazioni piuttosto esigenti: Dio che pretende di essere amato più del padre e della madre, più dei figli e delle figlie. Sembra quasi che Dio voglia andare contro le leggi del cuore e del sangue! Ma possiamo dire che questo linguaggio, a prima vista duro ed esigente, è usato da Gesù per far risaltare il suo amore per l’uomo; un amore incondizionato, un amore che anticipa ed è senza condizioni, ma dettato unicamente dal cuore! E’ un amore quello di Dio, così grande che non si merita, ma si può solo accogliere! Quando questo dono viene accolto si compie il miracolo: l’uomo diventa capace di perdere la sua vita per Gesù! ‘Perdere la vita’ per Lui non significa immediatamente il martirio, ma significa spendere la propria vita come si spende un tesoro che espande i suoi frutti su tutti. Il dramma è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena spendere-spandere la propria vita. Quando si spende ecco la novità: “Chi avrà perduto, troverà“. Possiamo dire che possediamo veramente solo quello che sappiamo donare agli altri, come la donna di Sunem della 1 lettura che dona al profeta Eliseo una piccola porzione di quello che ha: un letto, un tavolo, una sedia, una candela e riceverà in cambio una vita intera, il figlio tanto desiderato! Gesù attualizza per noi questa realtà con un’immagine dolcissima:Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca, non perderà la sua ricompensa“. Il dare tutta la vita (la croce) o una piccola cosa (il bicchiere di acqua fresca) sono i due estremi di un unico movimento perché nel vangelo ‘amare’ si concretizza sempre con ‘donare’. “Dio ha tanto AMATO il mondo da DARE suo Figlio. Non c’è amore più grande che dare la vita!”.  Un bicchiere d’acqua fresca: un gesto così piccolo che anche il più piccolo e il più povero tra di noi può permettersi, ma tuttavia non un gesto banale o abitudinario, ma un gesto vivo sintetizzato da Gesù in quell’aggettivo ‘fresca’. Non un’acqua qualsiasi, ma acqua fresca, vale a dire acqua buona che calma la grande sete, l’acqua attenta alla sete  dell’altro, l’acqua migliore che si ha, un’acqua che ha dentro il cuore! Un bicchiere d’acqua  fresca se donato con il cuore ha dentro la croce, ha dentro tutto, tutto il vangelo è dentro quel bicchiere d’acqua fresca! Nulla è troppo piccolo per Gesù, perché ogni gesto compiuto con il cuore rende presente Dio e il suo modo di amare.

con amicizia,

don ezio 

Carissimi,

riprendiamo il cammino del Tempo Ordinario, che non è un tempo secondario, ma è il tempo della nostra quotidianità, dove siamo chiamati a essere santi, cioè discepoli credibili di Gesù Cristo. E questa domenica il messaggio che Gesù ci vuole lasciare nel vangelo è indirizzato a rassicurarci, a infonderci pace e serenità. Per ben tre volte ripete: “Non abbiate paura“. Spesso viviamo nella paura: non sappiamo come si evolverà la nostra vita e quella dei nostri cari; il tempo che passa ci incute timore, sappiamo che dobbiamo morire, ma il tempo che passa e l’avvicinarsi di questo evento ci immette angoscia; gli eventi del mondo con tutta la violenza che viene fuori ci toglie la pace; i cambiamenti atmosferici ci incutono paura, ecc. In una parola: abbiamo paura di ciò che ci è nascosto e di ciò che non conosciamo! Proprio in questo contesto ecco le parole di Gesù: “Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri”. Gesù ci descrive perfettamente come è suo Padre: colui che si perde dietro le più piccole creature, colui che conta i capelli del tuo capo; vale a dire: Dio fa per te ciò che nessuno si immaginerebbe di fare per dirti che tu sei impostante ai suoi occhi, vali per Lui; Egli ha cura di ogni fibra  del tuo corpo, di ogni cellula del tuo cuore: è innamorato di ogni tuo dettaglio! E nel nostro mondo travagliato e sconvolto Dio ti assicura che neppure un passero cadrà a terra senza che Lui ne sia coinvolto, ti assicura che nessuno cadrà al di fuori delle sue mani e lontano dalla sua presenza; nulla accade senza il Padre! ecco la grande verità che Gesù ci rivela! Nel mondo accadono eventi contro il volere di Dio: ogni odio, ogni guerra, ogni violenza accade contro la volontà del Padre, MA nulla avviene senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno muore senza che Lui ne patisca l’agonia, nessuno è rifiutato senza che non lo sia anche Lui, nessuno è crocifisso senza che Lui non sia ancora crocifisso! E’ questo il grande annuncio che siamo invitati a gridare dai tetti: Dio si prende cura degli uomini. di ognuno dei suoi figli, di ciascuno di noi! “Non abbiate paura: voi valete”: per Dio io valgo, più dei passeri, più dei fiori, più di quanto oso operare e immaginare, E anche se una vita vale poco, niente comunque vale quanto la vita.

con amicizia,

don ezio

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