Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

La confessione di Pietro che proclamava Gesù quale Messia, propostaci domenica scorsa, nel vangelo di Marco costituisce la chiave di volta nella predicazione di Gesù. A partire da quell’evento Gesù parla con i discepoli apertamente della sua passione, morte e risurrezione e si incammina decisamente verso Gerusalemme. “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà.” ecco le parole chiare di Gesù! Ma anche in questo contesto ecco la sorpresa: come Pietro al primo annuncio, qui tutti i discepoli si rifiutano di comprendere, anzi sembrano proprio non porre la minima attenzione a quello che dice Gesù e chiusi nella loro cecità neppure lo interrogano né chiedono spiegazioni. Hanno la mente altrove, sono preoccupati di altro, ricercano altri interessi! Terribile la reazione dell’uomo di fronte al dramma del fratello! Indifferenza totale! Giunti a Cafarnao, in casa, è Gesù ad interrogarli: fa emergere quello che era il loro chiodo fisso, il loro centro di attrazione e il loro interesse: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?” La risposta è un totale silenzio di vergogna: essi sanno benissimo di che cosa hanno discusso e sanno benissimo quali sono state le parole di Gesù lungo la strada. “Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande”  Ognuno di loro era stato tentato di aspirare e di pensarsi al primo posto nella comunità! E’ la tentazione di sempre nella chiesa! Quella di occupare posti di prestigio verso i quali gli altri si inchinino; posti di potere verso i quali gli altri obbediscano; posti di successo verso i quali gli altri provino invidia! Ma Gesù, pur forse nella delusione del momento, non si scoraggia, continua con pazienza la sua opera educativa: prende un piccolo, un povero, un senza diritti, uno che non conta nulla e abbracciandolo annuncia il criterio suo del primato: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti!”. E’ un gesto e sono parole estremamente significative ed educative: vuoi essere il primo, il più importante? la strada è semplice: fatti ultimo, renditi servo, scegli l’ultimo posto! Ed è questa anche la strada che insegna l’accoglienza, che insegna l’attenzione e il rispetto. Chi si fa ultimo e servo di tutti si trova al primo posto, si trova ad essere il primo tra i fratelli. Il primo è colui che serve! Ci insegni il Signore la strada per arrivare a questo ‘primo’ posto!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi il vangelo ci invita a dare una identità a Gesù! Ma questo non certamente per dire chi è in modo generico, cosa abbastanza facile, ma per interrogarci sulla nostra fede-adesione a Gesù. Gesù compie una specie di sondaggio d’opinione: “La gente chi dice che io sia?” La risposta a questa domanda è abbastanza facile: la gente lo paragona a un grande profeta del passato. E’ una risposta che implica solo l’aver ascoltato l’opinione altrui senza un prendere posizione. E Gesù non si ferma a questa prima domanda e pone quella più seria e decisiva: “Ma voi chi dite che io sia?” E’ una domanda che non chiede un definizione di altri, imparata magari sui libri o al catechismo, ma esige una presa di posizione da parte dei discepoli: io perché seguo Gesù? Cosa mi spinge a stare con Lui? E la risposta a questa domanda chiede non solo il sentire l’opinione comune, ma il coinvolgimento della propria vita e delle proprie scelte; per questo ognuno è chiamato a dare la ‘sua’ risposta. Non ci può stare una risposta generica! Ecco allora la risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo.” E Pietro ci azzecca! Dice che Gesù è più di un profeta: è l’inviato di Dio, unto dal Signore per stabilire il suo Regno. Quella di Pietro è una vera professione di fede. Ed è per questo che Gesù, dopo aver imposto il silenzio, inizia una nuova catechesi, un nuovo insegnamento rispetto a quello tradizionale. E incomincia a dire che lui è sì il Messia, ma che in quanto Messia “doveva soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre gioni, risorgere”. Ecco l’insegnamento nuovo e scandaloso! E allora Pietro che secondo l’usanza stava dietro il maestro, accelera il passo, gli si pone davanti, lo precede e lo rimprovera. Per Pietro è impossibile un Messia che non trionfi, che non vinca i suoi nemici. Non può essere Messia uno che viene sconfitto, che parte dal fondo, che sta all’ultimo posto, che subisce una morte violenta. Pietro ha dato sì la risposta esatta, ma secondo la sua idea di Messia: non accetta un Messia al contrario; si è fatto una sua idea e non accetta che Dio lo venga a stravolgere! E allora diventa ‘satana’, vale a dire ‘oppositore, avversario’. E’ facile dire a Gesù che è il Messia, è molto difficile accettare la strada che questo Messia sceglie per rivelarsi! La strada corretta è quella di tornare dietro a Gesù per percorrere con lui il sentiero tracciato da lui: tutti i giorni siamo chiamati a scegliere di stare dietro a lui vivendo come lui ha vissuto. Solo così la risposta di Pietro diventa veritiera!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

il vangelo di oggi ci presenta Gesù in trasferta: lascia la regione di Tiro e, passando attraverso il territorio di Sidone, si porta oltre il lago di Tiberiade, nel territorio della Decapoli. In poche parole esce dalla Galilea, dalla terra santa, e va in terra abitata da gente pagana. Questo ha un preciso significato: la sua presenza e la sua parola non sono riservate solo a qualcuno, ma sono destinate a tutti. E proprio in questo territorio gli ‘portano un sordomuto’. L’espressione tradotta con ‘sordomuto’ indica un persona sorda che fatica ad esprimersi, un uomo imprigionato nel silenzio, incapace di ascoltare e impossibilitato ad esprimersi correttamente, un uomo che ha perso la sua capacità comunicativa ed si trova isolato. ‘Lo pregarono di imporgli le mani’. Gesù fa molto di più: non gli basta imporre le mani, vuole mostrare la sua umanità. Compie gesti molto corporei e insieme molto delicati: “Gesù pose le dita sugli orecchi del sordo poi con la saliva toccò la lingua del sordo’. Due gesti particolari: Gesù tocca gli orecchi e apre la bocca dell’altro per mettervi la sua saliva, sono gesti di grande confidenza che dicono comunicazione. Quasi a dire: ‘ti do qualcosa di mio, qualcosa che sta in me’. E poi quella espressione: ‘Effatà, Apriti’ che è molto più di un comando alle orecchie e alla bocca, ma è rivolto a tutto l’essere, a tutta la persona. Apriti agli altri, all’altro, a Dio. Apriti come si apre una porta, apriti dalle tue chiusure, libera te stesso dalle tue chiusure, apriti anche con le tue ferite!Gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente” interessante notare che prima gli si sono aperti gli orecchi e poi la lingua, quasi a volerci ricordare che prima di parlare è necessario saper ascoltare e ci si apre agli altri nella misura in cui si è capaci di ascoltare. Ci aiuti il Signore in questo cammino.

con amicizia,

don ezio

 

Carissimi,

dopo la parentesi del VI capitolo di Giovanni, oggi la liturgia ci fa ritornare al vangelo di Marco presentandoci nuovamente Gesù alle prese con i farisei. Gesù era abituato ad incontrare la gente con tutti i suoi problemi, era a contatto con situazioni di malattia e di sofferenza: dove arrivava in villaggi, città o campagne veniva sommerso da persone sofferenti che gli chiedevano aiuto e sollievo. Nessuno andava via da lui senza essere in qualche modo sollevato dal suo carico di sofferenza. Ora egli si trova a dover discutere su delle piccolezze: mani lavate o no, stoviglie pulite e oggetti vari! Si comprende quindi la sua reazione decisa e piena di sofferenza: “Ipocriti, avete il cuore indurito e lontano, lontano da Dio e lontano dagli uomini!”. Gesù fa emergere chiaramente il grande pericolo che insidia il percorso di fede di ogni credente, quindi anche del nostro: vivere una ‘religione’ dal ‘cuore lontano’, dal ‘cuore indurito’, una pratica religiosa fatta di riti esteriori, di belle formule recitate a memoria e solo con le labbra, di bella musica gradevole all’orecchio, di profumato incenso, di belle, ordinate e precise liturgie! Il pericolo del ‘cuore di pietra’ incapace di vedere la sofferenza del fratello: “non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa renderlo impuro, sono invece le cose che escono dal cuore dell’uomo a renderlo impuro”. Gesù scardina ogni pregiudizio tra puro e impuro, pregiudizi duri  a morire! Ogni cosa creata è pura: il cielo, la terra, ogni cibo, il corpo dell’uomo e della donna. Come dice il libro della Genesi: “Dio vide e tutto era cosa buona”. Gesù benedice di nuovo tutto il creato e attribuisce al cuore, e solo al cuore, la possibilità e la libertà di far diventare puro o impuro ogni cosa. Il messaggio è forte: tutto è buono, il mondo, le cose, le persone sono buone. E’ una boccata d’aria fresca il vangelo! Tutto è buono, a te il compito e la libertà di usarle per il bene. Via tutti i formalismi, fai emergere il tuo cuore, il tuo cuore buono!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

siamo giunti nella lettura del vangelo di Giovanni alla fine del VI capitolo e qui siamo messi di fronte ad una crisi drammatica: dopo il lungo discorso sul pane del cielo e la sua carne data come cibo e il sangue versato come bevanda, Gesù sperimenta il fallimento e il rifiuto. Molti dei suoi discepoli si tirano indietro e non vogliono più seguirlo: “Questo discorso è duro, chi può ascoltarlo?”. Cosa è difficile da accettare? Il suo consegnarsi come carne fragile in un corpo mortale, e il suo consegnarsi in mano a esseri umani! Come è possibile che Dio sia nell’ uomo ‘figlio di Giuseppe il falegname’? Come è possibile che Dio sia in una creatura che può essere consegnata, tradita, data in mano ai peccatori, tormentata e in fine uccisa? Qui la fede fatica, inciampa, nel dover accogliere l’immagine di un Dio ‘al contrario’, un Messia ‘al contrario’, che è fragile, debole, sofferente, al quale gli uomini possono fare tutto quello che vogliono, un Messia veramente e totalmente uomo, carne mortale fino in fondo! La crisi è così forte che Gesù esordisce: “Volente andarvene anche voi?”.  In lui c’è la consapevolezza della crisi, ma anche la coscienza della serietà delle sue parole: Gesù non teme, anche se soffre, di restare solo, perché crede nella sostanziale bontà di suo Padre! Possono venire meno gli altri, ma Dio no, Lui rimane fedele! Ecco allora il suo appello alla libertà: siete liberi, andate o restate, ma scegliete e seguite quello che sentite nel cuore. Gesù non ordina, non impone quello che devi fare o devi essere, ma ti porta a guardarti dentro e a scegliere: che cosa desideri davvero? Dove sta andando il tuo cuore? Finita la religione delle pratiche esterne e degli obblighi e precetti da osservare, inizia la tua avventura con Dio, il tuo corpo a corpo con lui! Sono chiamato a scegliere anche io! Mi aiuta la stupenda risposta di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!”TU SOLO” inizio bellissimo: Dio solo; non c’è di meglio, solo Lui! “HAI PAROLE DI VITA ETERNA”: il cielo non è chiuso, non è muto. Dio parla e la sua parola crea e vivifica, ribalta la pietra del sepolcro, vince il male e sconfigge la morte, apre strade nuove di riconciliazione e di perdono. Sono parole che danno vita al cuore e ne sciolgono la durezza; sono parole che mantengono vivo in me un pezzetto di Dio. Vivere da cristiani non significa sperimentare successo, non è chiese piene e grandi numeri, ma è la fede che in Gesù di Nazareth c’è la presenza di Dio: Dio non è nel Tempio sfarzoso di Gerusalemme, ma nell’umanità fatta carne di Gesù. Anche noi tante volte possiamo sperimentare la durezze del linguaggio, la tentazione di andarcene, ma se, come i dodici, non ce ne andiamo e restiamo anche con le nostre insufficienze e dubbi con Gesù e cerchiamo di essergli discepoli le sue Parole diventano vita per il nostro cuore.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

il vangelo continua a presentarci il grande discorso di Gesù sul ‘Pane di Vita’. Oggi, in soli otto versetti Gesù fa emergere il tema di fondo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue vivrà in eterno”. Questa ripetizione non è monotonia, ma riassume lo stile di Dio che vuole far entrare nel cuore indurito dell’uomo un contenuto forte, determinante per l’esperienza del credente. Sorge spontanea una domanda: “Perché è necessario mangiare e bere lui?”. La risposta la dice Gesù stesso: “perché viviate“; semplicemente questo: per vivere e non morire! La vita che a noi pare trascorrere inesorabilmente incamminata verso la morte, per Dio scorre verso la vita, è chiamata a dilatarsi in Dio, a vivere di Dio: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna“: “Ha” e non “Avrà” un giorno lontano! Questo ci illumina un pochino sulla vita eterna che non è una specie di TFR (trattamento di fine rapporto), vale a dire la liquidazione finale che accumulo con il mio buon comportamento. La vita eterna comincia già adesso nella misura in cui mi nutro di Gesù; la vita di Dio entra in me. E’ una vita come quella di Gesù piena di libertà, di gioia. Per averla Gesù offre la sua carne e il suo sangue, che riassumono e contengono tutta la sua esperienza umana. Egli non fornisce regole e divieti da osservare, ma la possibilità di vivere come lui ha vissuto. Per questo non dice ‘nutritevi della mia sapienza, della mia santità, delle cose belle che riesco a fare‘, ma dice ‘Prendete la mia umanità, il mio modo di vivere e immettetelo nella vostra umanità, prendete il mio modo di vedere, di perdonare, di amare e fateli diventare i vostri. In una parola: fate la comunione con il mio modo di vivere e di morire! Allora la comunione non è solo un gesto che si esaurisce nella messa, ma inizia con il primo respiro del mattino e continua con ogni piccolo gesto di vangelo vissuto durante la giornata, vangelo che abita pensieri, parole e cuore.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

siamo giunti a ferragosto, la festa del riposo e dell’estate. Dal punto di vista cristiano proprio in questo giorno celebriamo la solennità della Assunzione di Maria in cielo con il suo corpo carnale. Questa è una solennità che ci fa contemplare il corpo glorificato di Maria dopo la sua morte e ci mette di fronte anche il nostro cammino: il progetto di Dio su di noi è di farci entrare nella sua vita dopo la nostra morte terrena. Maria oggi la contempliamo in paradiso coronata di stelle e attorniata dagli angeli, ma non dimentichiamo che abbiamo un elemento che ci lega indissolubilmente a lei: l’essere creatura! Maria è creatura come me e come te, scelta certamente da Dio per essere madre di Gesù, ma sempre creatura! Maria in quanto creatura ha risposto di sì a questa chiamata e l’ha realizzata nella semplicità e nel nascondimento, passando del tutto inosservata, svolgendo la sua missione di moglie e di mamma. Mi fa sempre pensare questo! Nella sua vita non è mai successo nulla di straordinario, non c’è stato mai nessun miracolo, non ha tenuto discorsi teologici di profonda spiritualità, non ha compiuto atti straordinari e portentosi. Nulla! La sua vita si è svolta nella normalità più assoluto come quella di una persona qualunque: fatica nel lavoro, preoccupazioni in famiglia, sofferenze, povertà e anche gioie familiari. Ma allora dove sta la sua grandezza? Penso nella grande fiducia e nell’abbandono totale in Dio che lei ha vissuto, senza tentennamenti e rimpianti, e questo al punto che in lei si può rispecchiare il miracolo che Dio compie in coloro che di lui si fidano. Si è fidata così totalmente da donare tutto, anche suo figlio! E per sé non tiene nulla! Diventa quindi, Maria, la mamma apripista, colei che percorre per prima la strada in attesa dei figli. Questo ci ricorda che noi , il nostro corpo, non è fatto solo per essere attraente, in buona forma e in buona salute, ma il nostro corpo è anche il mezzo attraverso il quale esprimiamo la vita, doniamo atti di amore, rendiamo visibile il soffio di vita divino immesso in noi fin dalla  creazione del mondo. E questo si realizza anche vivendo in povertà e in nascondimento come Maria. Possiamo dire che Maria indica il punto di arrivo dell’esistenza umana e la strada da percorre per arrivarci. Ce lo racconta il vangelo: appena accolto Gesù nel suo grembo, non si chiude in se stessa, ma va da Elisabetta perché il dono che è in lei faccia esultare anche quella famiglia; si mette in viaggio in fretta: la carità non può aspettare! Maria ha accolto la Parola di Dio e l’ha vissuta perché ne ha accettato i criteri: l’esatto contrario di chi cerca il cielo nel potere che schiaccia gli altri, nella ricchezza che dimentica i poveri, nella superbia che pensa di fare a meno di Dio. Anche a noi Maria propone lo stesso cammino e ce lo propone da creatura nostra pari quasi a dirci “Nulla è impossibile” anche per noi!

Buona festa dell’Assunta a tutti,         con amicizia

don ezio.

Carissimi,

il vangelo di oggi continua a presentarci la catechesi di Gesù sul ‘pane di vita’. Possiamo dire che il centro e il perno della storia è la discesa di Dio nell’umanità, la sua incarnazione, che continua per mille strade e in mille modi. Dio continua a farsi vicino, continua ad essere il Dio con noi, il Dio che viene verso di noi e chiede di essere accolto per poter abitare il nostro cuore, la nostra mente, le nostre parole. Ed è per questo che si fa nostro cibo e nutrimento; un cibo e un nutrimento che saziano la nostra fame di vita e di felicità. Il rischio che possiamo correre, quello dei giudei, è di non riconoscerlo, di rimanere indifferenti, di pensare che lui non possa essere tale: essi mormoravano! Non è necessario mettersi a discutere con Dio! Bisogna aprirsi a lui, accogliere il suo mistero! Il suo essere nostro nutrimento cambia la qualità della nostra vita; a tutte le realtà dà un colore diverso, quello divino! La sua vita è messa in noi e germina! In questo contesto diventa impostante ‘mangiare’ ‘nutrirsi di lui’: è un gesto semplice, quotidiano, ma è anche un gesto che è questione di vita o di morte: se non mangiamo, moriamo! Il Pane di vita dato come nutrimento diventa questione di vita o di morte del germe vitale che Dio immette nel nostro cuore. Davanti a te stanno la vita o la morte: o mangi e allora scegli Dio e la sua vita; o non mangi e allora scegli la morte, la non vita. Ecco allora la necessità di nutrirci sempre di lui: non è un cibo dato come premio a dei santi, ma è un cibo medicina e nutrimento donato a degli ammalati che hanno bisogno di guarire. Che tutti possiamo nutrici di Lui!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

il vangelo continua a presentarci il grande discorso di Gesù su ‘pane di vita’. Gesù si era ritirato tutto solo sul monte dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, perché la folla, sfamata, non aveva capito nulla e lo cercava per farlo re. Nella notte, insieme ai discepoli, Gesù era tornato in barca verso Cafarnao, approdando di nuovo sulla riva occidentale del lago di Tiberiade. La folla lo cerca e lo ritrova! Ecco allora il vangelo di oggi carico di domande. Chiedono a Gesù “Cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”. Grande domanda! Compiere le opere di Dio è ben altro che osservare i comandamenti; opera di Dio è costruire, nonostante tutte le delusioni, una storia di alleanza, di amore.  Ecco la risposta di Gesù: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che lui ha mandato“. Al centro di tutto sta Dio che si svela nel volto di Gesù, il volto di uno cha sa soltanto amare! Traspare non giudizio, non severità, ma solo accoglienza e fiducia. Ed è proprio questa fiducia che cambia la vita per sempre! Quando la sperimenti non sei più lo stesso: ti senti amato teneramente, abbracciato, compreso. “Quale segno fai perché vediamo e possiamo crederti?” E la risposta di Gesù: “Io sono il pane della vita!”. Ecco il segno, un solo segno: io nutro, io ti nutro! Ecco la caratteristica specifica di Dio: essere nutrimento, darsi come nutrimento, sfamare la fame dell’umanità! Quella fame profonda che solo il pane non sazia. Gesù si fa pane per il cuore. Come un tempo ha dato la manna al popolo nel deserto, così ancora oggi Dio continua a darsi. Contempliamo questo: Dio dà! Dio non chiede, dà! Dio non pretende, offre! Dio non esige, si dona tutto! Ecco la grandezza del Dio che ha il volto di Gesù! Dare: il verbo che riassume il cuore di Dio! Dare senza mettere condizioni, senza esigere contropartita, senza pretendere restituzione. Cosa dà Dio? Non dà cose, ma dona se stesso! Ma donandoci se stesso ci dona tutto. Nel vangelo di domenica scorsa Gesù dava il pane, oggi dà se stesso come pane che discende in noi e vivifica il nostro cuore stanco e sofferente, il nostro cuore ribelle e peccatore. E allora la sua vita entra in noi: il cielo entra nell’umano! Che questo nutrimento non manchi mai a ciascuno di noi!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

da questa domenica la liturgia ci fa interrompere la lettura del vangelo più antico, quello di Marco, e per cinque domeniche ci fa meditare  il capitolo 6 di san Giovanni, tutto incentrato sul tema del “pane di vita”. Con buona probabilità si tratta di un brano tardivo che raccoglie una catechesi  sull’Eucaristia, che manca  nel IV vangelo ed è sostituito dalla narrazione della lavanda dei piedi. Questo è importante perché grazie al tema dell’ eucaristia si vuole rivelare chi è veramente Gesù: non semplicemente il ‘figlio di Giuseppe’, ma il Figlio di Dio. Quindi Dio stesso si rivela! Nel contesto del racconto una grande folla segue Gesù, perché lui ha compiuto dei prodigi, dei segni: ha guarito degli ammalati. Sembra questa per Gesù l’ora del successo perché sta realizzando le azioni dei profeti ormai assenti nella storia di Israele da almeno cinque secoli. In realtà quella che lo segue è una folla incredula e il grande evento della moltiplicazione dei pani manifesterà l’enorme distanza che si è creata tra Gesù e quelli che lo stanno seguendo in cerca di cose straordinarie, ma senza ascoltare la sua parola. Anche di quella folla, però, Gesù ha compassione e vuole saziarla, ma non con un pane che si può acquistare e pagare in modo adeguato, come pensa Filippo. Ormai è presente Gesù che prende quei cinque pani d’orzo e quei due pesci, che quel ragazzo mette a disposizione e condivide, e  sfama tutte quelle cinquemila persone, quasi a dirci che il poco condiviso basta e avanza per tutti (portarono via dodici canestri pieni con gli avanzi!). Gesù compie una azione liturgica, come farà nei sinottici nell’istituzione dell’eucaristia e nel pasto con i discepoli di Emmaus: prese i pani, dopo aver reso grazie, fatto eucaristia li distribuì  e lo stesso fece coi pesci. Questo è il rinnovamento dei prodigi con cui Dio diede la manna al suo popolo nel deserto, ma è anche l’azione di Dio pastore che fa risposare il suo gregge. Proprio così tutta la folla viene saziata da Gesù! Questo non è solo un miracolo, ma è un “segno” che richiede alla folla non solo la capacità di mangiare (abbastanza semplice!) ma la capacità di risalire dal pane a colui che lo ha donato, la capacità di non fermarsi a contemplare il miracolo, ma di guardare a colui che il miracolo indica! Ma la folla ha mangiato e questo gli basta, ha raggiunto la sazietà, la soddisfazione di un bisogno primario, quello della fame, e si sente esaudita nelle sue attese. Aspettava un nuovo Mosè ed è pronta a riconoscerlo in Gesù, a condizione però che lui si manifesti come un re, come un potente di questo mondo. E sempre così! di fronte ad una azione portentosa e strabiliante gli essere umani sono disposti a riconoscere che chi le compie è un inviato di Dio, a condizione però che si manifesti potente secondo i criteri del mondo! Questo Gesù non lo fa e allora il suo segno di rivela un vero fallimento: la folla non è disposta ad accettare un Messia al contrario: un uomo mite, umile, servo di tutti. Vogliono impadronirsi per farlo re, cioè vogliono renderlo un oggetto a loro uso e consumo, un idolo che al bisogno soddisfi le loro esigenze. Gesù rifiuto tutto questo e fugge sul monte: si ritira nella solitudine della montagna. Anche noi possiamo essere come quella folla, sempre facilmente religiosi, ma sempre faticosamente credenti, sempre alla ricerca di un Dio costruito secondo i nostri programmi e le nostre esigenze, pronto a risolverci i vari problemi, ma non quello che Gesù ha cercato di svelarci come unico Dio.

con amicizia,

don ezio

Webcam

Previsioni Meteo