Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

oggi la liturgia della Parola ci fa incontrare il cieco-nato, come comunemente viene definito. Potremmo dire che il protagonista è uno degli ultimi della popolazione della città, un mendicante, quindi povero, e per di più cieco e dalla nascita. E’ proprio uno sfortunato che non possiede nulla e quindi che non ha nulla da dare. E Gesù si ferma proprio con lui: è il solito modo di comportarsi di Dio che va a cercare quelli che non contano, che nessuno cerca e forse che tutti vogliono evitare. Il suo cuore si fa vicino a colui che soffre, il suo sguardo si posa sull’uomo che soffre. Che bella questa immagine: lui non giudica, non condanna, non si interroga sul perché e sul come di quella disgrazia, lui si avvicina, si fa prossimo. Vede lo scarto della società, l’ultimo della fila, l’invisibile. E questo incontro, prima di risolvere la malattia, cambia il cuore di quell’uomo; il cieco sembra diventato un altro: quando lasci che il cuore di Gesù incontri il tuo cuore acquisti un nuovo sguardo sulla vita, sulle persone, sul mondo; ti si aprono vedute nuove, più profonde, più vere! Gesù non giudica, ma si avvicina. E senza che il cieco gli chieda niente fa del fango con la saliva e lo spalma su quelle palpebre buie. Gesù si contamina con l’uomo e l’uomo si contagia di cielo. ‘Vai a lavarti’ il mendicante cieco si affida al suo solito bastone e alla parola di uno sconosciuto: si affida quando il miracolo non c’è ancora, quando c’è solo il buio di sempre! Questo però non è senza prezzo; i farisei e i discepoli  cercano le colpe, cercano peccati per giustificare la cecità; il cieco da miracolato diventa imputato. Lo portano dai farisei, i rappresentanti della legge. Il miracolo è avvenuto in giorno di sabato; sembra che Gesù lo faccia apposta a guarire in giorno di sabato: al sabato non si può perché si trasgredisce il più santo dei precetti! I Farisei, depositari della legge, non sono capaci di vedere l’uomo; sono così ottusi e privi di umanità che sanno vedere solo il caso morale e dottrinale; a loro la bontà di Dio non interessa, nemmeno il bene dell’uomo: per loro l’unico criterio e metro di giudizio è l’osservanza della legge. Come è triste questo atteggiamento! E arrivano addirittura, pur di difendere la dottrina, a negare l’evidenza. Conoscono a mena dito la legge ma sono totalmente analfabeti in umanità! Il Dio della vita  e il Dio della religione si sono separati e non si incontrano perché viaggiano su binari paralleli! Ma l’imputato, prima pauroso e mendicante, dopo l’incontro con Gesù è diventato forte e tiene testa ai ‘teologi’; sembra quasi dire “Voi blaterare e discutete, ma intanto io ci vedo!” Questo ci dice che se una esperienza ti comunica vita è buona e benedetta da Dio, perché Dio vuole il bene e la vita dell’uomo! I farisei vanno a cercare colpevoliChi ha peccato? Sei nato tutto nel peccato e vuoi insegnare a noi, esperti della legge che interpretiamo in nome di Dio?” Gesù rifiuta e combatte questo atteggiamento: il peccato non è il criterio di interpretazione della realtà, non è l’asse attorno a cui ruotano e Dio e l’uomo. Ma Dio è chinato ai tuoi piedi per lottare con te contro la forza del male, Dio si fa compassione, mano che tocca, voce che invita, sguardo che perdona e fa ripartire la vita. La gloria di Dio non è un precetto osservato, ma un mendicante cieco che si alza e cammina e loda la bontà di Dio.

Che Dio ci aiuti a sentirci come il cieco bisognoso di aiuto e non come i farisei autosufficienti e falsi!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

dopo averci presentato le tentazioni di Gesù e la sua trasfigurazione, oggi la liturgia della Parola ci fa meditare sull’incontro di Gesù con la Donna Samaritana. Possiamo dire che oggi Gesù incontra i nemici! I samaritani erano ebrei, ma da alcuni secoli si erano separati dagli altri ebrei, i Giudei, fino a rinnegare il tempio di Gerusalemme e a costruirsene uno tutto loro sul monte Garizim. Da allora tra giudei e samaritani regnava l’inimicizia: questi erano ritenuti impuri ed idolatri. Ebbene nell’ora più calda del giorni Gesù giunge a Samaria e va a sedersi, affaticato dal viaggio, sul bordo del pozzo di Sicar, il pozzo di Giacobbe. In questo contesto difficile Gesù incontra una donna che, a causa del suo comportamento immorale pubblicamente riconosciuto, è costretta ad uscire di casa a quell’ora, la meno  frequentata dalla gente, per non essere disprezzata e derisa. Questa è una donna senza nome, che ci rappresenta tutti, che assomiglia a tutti noi: è la sposa che se n’è andata dietro ad altri amori. Questa donna rappresentativa di tutte le nostre infedeltà, è colei che Dio vuole riconquistare! Non con minacce e rimproveri, ma attraverso l’offerta di un amore più grande, mettendosi umilmente ai suoi piedi per implorare “Ho sete“, sapendo che può ricevere molto da ogni creatura. “Dammi da bere”: la donna trova qualcuno nella sua stessa condizione di assetato. Dio ha sete, ma non di acqua: ha sete di essere amato e accolto. La donna si accorge che quel viandante non è un nemico, uno che si sente superiore, non è uno che la disprezza perché samaritana e immorale, ma è uno che si fa mendicante al punto di chiede qualcosa proprio a lei: è la ‘solita’ maniera di presentarsi di Gesù: colui che parte dal basso, colui che si mette all’ultimo posto. Gesù sa che questa donna ha cercato di soddisfare la propria sete attraverso vie sbagliate; ha posseduto diversi uomini, ha bevuto ogni sorta di acqua senza placare la sua sete. Gesù sa, ma non la rimprovera, non la esclude, non le punta il dito contro. Svela la sua condizione ma senza rimprovero e condanna, bensì invitandola ad aderire alla sua proposta e fare ritorno a Dio. “Ti darò un’acqua che in te diventa sorgente“: la donna accetta di mettersi in gioco. La nuova acqua che lui dona è l’energia stessa dell’amore di Dio. Se tu lo accogli diventa in te qualcosa che ti riempie, qualcosa che tracima da te, si sprigiona da te e invade chi ti sta vicino; una sorgente per la vita, che fa maturare la vita, la rende autentica, credibile. Una sorgente in te, ma non solo per te! Essa è più grande  di ciò che serve al tuo bisogno, alla tua sete: è per tutti, senza misura e senza calcolo. “Signore dammi quest’acqua“: la donna è chiamata ad andare oltre l’acqua; ella deve arrivare alla fonte, alla sorgente;  a chi è la fonte, a chi è la sorgente! E’ chiamata a scoprire dietro al dono chi è il donatore! E questo la porta ad abbassarsi, a riconoscere quello che voleva nascondere, di essere una donna incapace di comunione vera, di relazione autentica, una donna che ha conosciuto padroni ma non uno sposo, una donna sempre abbandonata. Gesù non istruisce processi, non cerca indizi di colpevolezza, Gesù cerca indizi di amore: non le chiede di mettersi prima in regola, ma si fida e le affida un dono:Io sono che ti parlo”. La donna si è svelata nella sua miseria, Gesù le si rivela nella sua verità di Messia inviato da Dio. E fa di quella donna un tempio: mi domandi su quale monte adorare Dio, sei tu in spirito e verità il monte dove Dio dimora, è il tuo cuore il luogo dove cercare Dio,

Che questo incontro possa ripetersi anche per noi!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

la liturgia della Parola di questa domenica è tutta incentrata sulla novità!  Si apre con la chiamata di Abramo ad essere protagonista di una storia nuova e definitivamente diversa da quella di prima: Abramo accetta di andarsene  dalla propria terra, dal proprio contesto sociale e culturale, dalla propria famiglia, dai propri legami consolidati, verso una nuova ed incognita prospettiva, la prospettiva di Dio, legata alla storia della sua fede.    Il Vangelo ci narra la novità della Trasfigurazione: Gesù riceve il grande e stupefacente riconoscimento da parte del Padre, nel quale è riassunta tutta la storia della salvezza, “Questi il mio figlio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!”. E’ sorprendente questo!  La quaresima, che siamo abituati a vedere come un periodo triste, penitenziale, violaceo, puntellato di sacrifici e rinunce, oggi ci viene presentato come un periodo di novità dove si possono liberare la luce e la bellezza che sovente sono sepolte nel nostro cuore.  Ecco la primavera del Vangelo: Gesù porta il disgelo dei cuori, risveglia la parte luminosa, sorridente e gioiosa che ci portiamo dentro e che spesso le ferite della vita ci fanno sotterrare. Pietro dice a Gesù: “Che bello qui! Stiamo qui, non andiamo via!” Questa espressione di Pietro è di uno che ha potuto per un attimo sbirciare dentro il Regno di Dio! Stare con Gesù, contemplare il suo volto trasfigura la nostra vita. Contemplare lui, trasforma me! Io divento ciò che contemplo, la sua immagine diventa la mia immagine! La fede deriva da questa esperienza di bello, discende da “che bello stare qui” e non tanto da “ho fatto questo sacrificio, ho osservato quella regola”.  La fede è un innamoramento gridato con tutto il cuore e con tutta la vita! Credo perché  Dio è la realtà più bella che ho incontrato e da lui mi viene data la bellezza del vivere: è bello amare, abbracciare, avere degli amici, creare, seminare perché la vita, come quella di Abramo come la mia, ha una rotta nuova, un percorso nuovo: va verso Dio, verso l’Eternità!. Allora la quaresima non è tanto penitenza, quanto conversione: io sono chiamato a girarmi, a orientarmi verso la luce e allora devo smettere di sottolineare gli errori miei e degli altri e devo cominciare a far emergere la luce e la bellezza che c’è in me e nel fratello che incontro. La parola del Padre “Ascoltate lui” diventa estremamente chiara: se vuoi realizzare questo progetto guarda e ascolta lui, non solo con le orecchie, ma Ascoltare per Imitare, per Essere come lui. Quel volto trasfigurato dovrà restare vivo nel cuore del discepolo nel viaggio verso Gerusalemme; dovrà essere custodito per il giorno del buio, quando proprio quel volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. In quel profondo buio un filo terrà legati i due volti, quel filo è la promessa del Padre: “E’ mio figlio, l’amato”. E allora dare tempo a Lui, stare con lui, perché è bello può essere il proposito della nostra quaresima! Ci aiuti il Signore in questo cammino di conversione!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

mercoledì scorso, con l’austero simbolo delle ceneri sparse sul nostro capo, abbiamo iniziato la Quaresima, tempo di grazia che ci aiuta a scoprire di più il dono di Cristo risorto. Oggi, 1 domenica di Quaresima, il vangelo ci presenta le tentazioni di Gesù. Egli si è sempre dovuto confrontare, dalla nascita alla morte, con le forze del male, al pari di ogni uomo fatto di carne, fragile, debole, mortale. Gesù uomo e Figlio di Dio, dopo il battesimo al fiume Giordano e la proclamazione da parte del Padre “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo“, si reca nel deserto, carico della certezza di essere Figlio di Dio. In quel tremendo luogo di solitudine, di povertà e di fame, Gesù potrebbe sfruttare la sua condizione di Figlio di Dio per il suo tornaconto personale, per soddisfare la curiosità  della gente e per dimostrare la sua natura messianica. E il diavolo (colui che rovina e impedisce il cammino) batte proprio in quella direzione. Gesù come ogni uomo sperimenta la tentazione: che tipo di Messia vuole essere? Ha l’opportunità di verificare se davvero possiede quel potere e quell’identità che il Padre gli ha rivelato durante il battesimo al fiume Giordano! “Sazia la tua fame: comanda a queste pietre di trasformarsi in pagnotte”. Se Gesù fa questo allora potrà offrire pane a tutti e sarà facilmente acclamato Messia da tutti (fa comodo un re così!) come re e potrà dominare su Israele. Ma Gesù resiste a questa tentazione: obbedisce al Padre, gli resta sottomesso, fidandosi ciecamente di Lui e rimane nella debolezza della carne anche a costo di apparire il Messia debole. La Parola di amore del Padre non lo abbandona, si fida di quella Parola! Ma non basta! Altra tentazione più eclatante ancora: Buttati giù, provoca un miracolo e Dio attraverso i suoi angeli ti salva!” se Gesù è Figlio inviato da Dio stesso può mostrarlo attraverso una straordinaria apparizione; si getta dalla cima del tempio e, prima di sfracellarsi sulle pietre del tempio, verrà preso al volo dagli angeli! E’ la caricatura della fede, è la ricerca di un Dio magico messo a proprio servizio. “Mostra un miracolo e la gente ti crederà“. Il diavolo è seduttivo: la gente ama i miracoli, li cerca, tu falli e loro ti verranno dietro; il diavolo si presenta come un amico che consiglia, che vuole aiutare Gesù a fare bene il messia, e lo fa con la bibbia in mano “Sta scritto…” Ma Gesù non cerca questo successo perché  sa che Dio è con lui, ogni giorno e non lo abbandona. E infine l’ultima tentazione: “Prostrati davanti a me  e avrai il mondo ai tuoi piedi”. Siamo al mercato: il diavolo fa mercato!  Adorami, cioè segui la mia logica, la mia politica: prendi il potere, occupa i posti chiave. Solo così risolverai i problemi e non con la croce! Dio invece fa esattamente il contrario: tutto è dono! Satana dice: vuoi cambiare il mondo? Assicura agli uomini pane, miracoli e un leader e li avrai tutti in pugno, potrai disporre di loro a piacimento. Ma Gesù non cerca uomini da dominare, ma figli liberi da amare. Per questo il diavolo si allontana e si avvicinano gli angeli a servirlo. Gli angeli si riconoscono non perché prendono al volo uno che si butta, ma perché si fanno vicini e si mettono a servire! E questa è anche la nostra strada: avvicinarci a chi ha s bisogno per ascoltare, accarezzare, servire, aiutare….ecco il nostro cammino quaresimale!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

anche oggi il vangelo è tratto dal ‘discorso della montagna’ che traccia le linee guida del discepolo autentico di Gesù. Il discepolo è sempre chiamato ad  una scelta: servire il Signore, il Dio vivente o servire ‘mammona’, la ricchezza. Mamon è un termine aramaico conservato nel vangelo perché proveniente dalla bocca stessa di Gesù e significa la personificazione del possesso, della ricchezza, del denaro, al punto  che diventa un idolo in cui si ripone tutta la propria fiducia. E’ in questo senso che ‘mammona’ diventa un avversario di Dio, un demonio potente che rende schiavo il cuore dell’uomo. Gesù infatti, non condanna il denaro in sé, quale strumento utile per la vita, ma condanna l’atteggiamento di schiavitù che entra nel cuore dell’uomo quando fa diventare questo denaro fine a se stesso. La tentazione di accumulare sempre di più la conosciamo tutti! Avere sempre di più per stare tranquilli, per assicurarci un domani e anche un dopodomani, per poter dominare sugli altri, per poter disporre a proprio piacimento di tutto e di tutti. E allora da dove incominciare per non avere il cuore legato a questa schiavitù? “Non preoccupatevi” “Non affannatevi“: ecco la ricetta di Gesù! Cioè: non abbiate in voi quell’affanno che togli il respiro per cui non esistono più domeniche e feste, dove non c’è più tempo per fermarsi e gioire delle cose belle che ogni giorno Dio ci dona, dove non c’è più tempo per le persone, per gli affetti, per le creature! Certo, abbiamo bisogno del cibo, del vestito, della casa, ma non dobbiamo pensare solo ad essi facendo dipendere tutta la nostra vita dalla loro abbondanza. Ecco la grande novità di Gesù: dobbiamo imparare la difficile arte di guardare con sapienza le cose. E Gesù fa proprio così: Egli osserva la vita e la creazione e tutto gli parla di fiducia, di fiducia in Dio e non nel conto in banca o in quello che si possiede. “Gli uccelli del cielo e i gigli dei campi“: Dio pensa a loro; essi sono presenti nei pensieri di Dio, e se Dio nutre e veste queste creature, tanto più lo farà per la creatura per eccellenza, per quella creatura che Lui stesso ha definito ‘molto buona’, vale a dire l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio! E allora “Non preoccupatevi, il PADRE SA” bellissima questa espressione: Dio è Padre proprio perché SA, è a conoscenza, è al corrente della tua situazione, delle tue necessità; e nella misura in cui tu non fai diventare le cose determinanti per la tua vita, Dio assume su di sé le tue necessità, si prende cura e provvede. Sono belle queste parole, ma come fare a dirle a coloro che non hanno pane, che non hanno casa, che non hanno lavoro, a coloro che non riescono ad arrivare a fine mese, a chi non vede sbocco per i propri figli? La soluzione non è fatta di belle parole: Dio ha bisogno delle mie mani, della mia volontà, del mio cuore, delle mie capacità e delle mie cose per essere provvidenza. Io mi occupo, mi interesso di qualcuno e Dio “che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campi” si occupa di me.

Che ciascuno di noi, nel piccolo della sua vita, possa aprirsi a questa via!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

anche oggi il vangelo continua a presentarci Gesù che, nel discorso della montagna, traccia la strada per essere autentici suoi discepoli. Il punto di arrivo possiamo individuarlo al termine del brano odierno: “Siate perfetti come i Padre vostro“. Il discepolo è chiamato a questa perfezione che certamente ci appare lontana e irraggiungibile: come posso essere io, debole e peccatore, perfetto come Dio? Ma Gesù non dice ‘Siate perfetti quanto….’, ma ‘come’, vale a dire ‘vivete con lo stile di Dio, fate come fa lui, incamminatevi per la sua strada’. E la strada che oggi Gesù ci traccia si concretizza nell’abbandono di ogni risposta violenta alla violenza e nella ricerca di ogni possibilità di amore che arriva ad amare anche i nemici. Gesù parte da quello che nell’ antichità era diventato tradizione (risaliva al codice di Hammurabi della metà del XVIII secolo a.C.) e che la Legge Ebraica aveva denominato come ‘la legge del taglione’: “Occhio per occhio, dente per dente”. Questa legge aveva lo scopo preciso di arginare la violenza, di impedire che si moltiplicasse, contenendola almeno nello spazio della reciprocità e fissando una misura alla punizione. Gesù indica il percorso della perfezione nella rinuncia ad esercitare questo diritto di giustizia retributiva, cercando di far cessare subito la violenza non rispondendo all’offesa: al male inflitto il discepolo di Gesù non risponde con il male, ma vive un atteggiamento di donazione gratuita e libera. La violenza genera violenza come una catena infinita; il discepolo sceglie di rompere questa catena, di non replicare su altri ciò che ha subito lui! E’ questo l’atteggiamento del cuore che deve ispirare la vita del discepolo: vincere l’istinto della vendetta, vincere il male con il bene, rispondere all’odio con l’amore! Gesù non propone la passività morbosa del debole, ma una iniziativa decisa e coraggiosa: riallaccia tu la relazione, fa tu il primo passo, perdonando, ricominciando, rattoppando.  Allora anche io posso, come Dio, far sorgere un po’ di sole, un po’ di speranza, un po’ di luce a chi vive nel buio, nella solitudine, nell’angoscia, nella disperazione. Ma tutto questo sembra non bastare; Gesù va avanti e va oltre: “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Vale a dire: fai sorgere il sole anche nel cuore di chi ti vuole nel buio; fai sorgere calore nel cuore di chi ti butta in faccia freddezza e indifferenza; fai sorgere accoglienza nel cuore di chi ti rifiuta. Ecco chiara la strada da percorre ogni giorno: se rimango unito a Gesù anche io posso amare come Dio, che dalla croce ama i suoi crocifissori fino ad invocare per loro il perdono di Dio! Ecco la concretezza della santità, niente di astrato e lontano, ma un cammino concreto e preciso che trasmette la forza di Dio.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

anche oggi il vangelo è la continuazione di quello di domenica scorsa. Siamo nel contesto del discorso della Montagna – quello delle Beatitudini-, il primo dei cinque discorsi dell’evangelista Matteo. Domenica scorsa l’invito era di essere ‘sale della terra e luce del mondo’. La domanda continua ad essere la stessa: come posso essere ‘sale e luce’? Oggi Gesù ci aiuta a rispondere attraverso questo brano evangelico che sembra uno di quelli ‘impossibili da realizzare’. Gesù non vuole rendere impossibile la vita, ma ci porta al cuore del cammino spirituale autentico. E quale è questo cuore? Cosa ci deve stare all’inizio di questo cammino? Mi pare di poter individuare due percorsi che Gesù indica perché li vive lui in pienezza. Il primo è il percorso del cuore:   “Avete inteso che fu detto ‘Non uccidere’….ma io vi dico ‘chiunque si adira con il proprio fratello…’ Gesù sembra dire: se vuoi portare anche tu a pienezza la legge abbi il cuore libero dal rancore, dall’invidia, dalla maldicenza; abbi un cuore che si allena sempre a cercare quello che di buono e di bello c’è nel fratello che incontri. Se invece  ci si lascia dominare dall’ira o dal rancore si diventa omicidi, perché tutto quello che non è amore genera morte: non amare equivale a togliere la vita.  Il secondo percorso che mi pare Gesù ci indica è quello della persona: “Se tu guardi una donna per desiderarla commetti adulterio“. Quel ‘desiderarla’ è da intendersi bene. Potremmo esprimerlo così: macchinare nel proprio cuore ai danni dell’altro, pianificare e progettare la conquista di una cosa. Quindi: quando permetti che il tuo cuore sia così incapace di amare da considerare l’altro, uomo o donna che sia, un oggetto da possedere; quando ti costruisci un cuore che ti fa tramare contro l’altro per  ridurlo ad oggetto da sfruttare, da usare a tuo personale tornaconto, tu pecchi contro la grandezza, la bellezza e l’unicità di quella persona. E questo è un peccato di adulterio, nel senso originario del termine, perché tu adulteri, cioè alteri, falsifichi, manipoli ed immiserisci la persona creata ad immagine di Dio, quindi alteri e rovini l’immagine stessa di Dio inscritta nel suo cuore fin dalla creazione. Pecchi non tanto contro la morale, ma contro la persona. Gesù propone un cammino nuovo, un salto di qualità: ritornare e ripartire sempre dal cuore e dalla persona per essere uomini e donne veri, che sempre ripropongono l’autentica immagine di Dio inscritta nel loro cuore e la ricercano nel volto di ogni persona.

Dove, con chi, devo riprogrammare il mio percorso? Chi sto trattando come oggetto?

Ci aiuti il Signore a rispondere con verità per poter  essere sale e luce del mondo!

con amicizia,

don ezio.

Carissimi,

il vangelo di oggi è immediatamente collegato al brano che abbiamo letto domenica scorsa nel quale Gesù proclama le Beatitudini; Egli ha appena terminato di  enunciare la ‘Magna Charta’ del suo Regno (beati i poveri, i miti, i puri di cuore, i misericordiosi, gli afflitti..) e subito, rivolto ai suoi discepoli, e quindi anche a noi, aggiunge “se vivrete questo diventerete ” sale della terra e luce del mondo“. Quasi a dire: gli uomini e le donne che cercano di vivere le beatitudini – mostrando in questo modo che Dio regna su di loro e che il regno di Dio in loro è venuto – possono diventare punto di riferimento per quanti non sono discepoli e per tutta l’umanità. Per esprimere questo Gesù ricorre a due metafore: “voi siete sale della terra e luce del mondo“. Che Dio sia sale e luce è pacifico, ma che l’uomo, quindi anche io e tu, possa, nonostante tutti i suoi limiti e le sue zone di ombra, diventare sale e luce è sorprendente! Il bello è che Gesù non esprime un desiderio o una esortazione “siate luce e sale, sforzatevi ogni giorno di essere luce e sale“, ma grida una affermazione “voi siete“! Qui viene fuori la stima e la fiducia che Gesù pone nell’uomo, in ogni uomo, in ciascuno di noi! Quasi a dirci: non aver paura di scendere nel profondo del tuo cuore e non fermarti alla tua solita esperienza negativa, vai al centro di te stesso  e lì trovi la luce e il sapore! Questo ci dice la possibilità data a ciascuno di noi, nonostante le fatiche, di compiere opere di luce e di sapore. E queste opere sono quelle dei poveri di spirito, dei miti, dei puri di cuori, dei misericordiosi, di coloro che, in una parola, scelgono come regola di vita l’amore e la donazione per il fratello. E questo il modo da essere prima ‘sale’ e poi ‘luce’. Sale: il sale dà sapore, gusto, il sale conserva gli alimenti e ne impedisce la decomposizione, ma compie queste opere mischiandosi, vale a dire scomparendo negli alimenti, impastandosi con essi: compito tanto grande , ma senza visibilità! Luce: la luce, diversamente dal sale, appare, si vede, diventa attrazione. Vale a dire: nella misura in cui ti impasti, ti rendi uno con il  fratello, diventi luce, rifletti la luce di Dio. Io, tu, ciascuno di noi possiamo essere il riflesso della luce di Dio! Dove e con chi mi chiede Dio di essere questo suo riflesso? ci aiuti il Signore a rispondere con verità a questa domanda.

con amicizia

don ezio

Carissimi,

risuona ancora il grande annuncio di Gesù proclamato domenica scorsa “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” e subito  ci viene dettato il percorso che siamo chiamati a percorrere per vivere questa conversione e renderci adeguati al Regno. Le beatitudini ci descrivono un mondo nuovo, fatto di bontà, di sincerità, di giustizia, di assenza di violenza e menzogna. Questa è la strada pensata da Dio per ri-creare un modo nuovo di essere uomini. E uomini nuovi lo diventiamo se riusciamo ad impostare la nostra vita su tre espressioni che oggi la Parola di Dio ci ricorda. “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero” dice il Signore tramite il profeta Sofonia. San Paolo scrive ai Corinti “Non ci sono tra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili“. E Gesù nel vangelo annuncia: “Beati i poveri in spirito, di essi è il Regno dei cieli”.  Ecco come Dio vuole il suo popolo, vale a dire i suoi discepoli: un popolo umile e povero. Certamente questo non significa un popolo stupido e privo di iniziativa, ma nemmeno un popolo disposto a sacrificare il suo Dio pur di non perdere in prestigio e realizzazione di sè. Oggi come credenti siamo chiamati a verificare se siamo ‘popolo umile e povero’ e allora ci dobbiamo chiedere quale umiltà e quale povertà oggi ci è richiesta per vivere le beatitudini? Forse il Signore ci chiede di svuotare il nostro cuore da tutto quello che è arroganza per rimetterci nelle sue mani e lasciarci plasmare da lui, per diventare portatori di speranza perchè vivono un modo diverso di essere nel mondo che , come al solito, è sorprendente e inatteso e va contro corrente: saper essere bisognosi di lui, ostinati circa la giustizia, costruttori determinati di pace, non violenti. E tutto questo per rendere migliore e autentico il mondo. E questa strada che rende migliore il mondo diventa la strada della felicità, che si può raggiungere solo percorrendo la strada tracciata da Gesù: la disponibilità a fare spazio a Dio nei nostri progetti; la disponibilità a percorrere il sentiero della lacrima per difendere la logica di Dio circa la giustizia, la pace, la misericordia, la responsabilità. Se ci apriamo a questa strada il nostro cuore si rinnova sulla misura di quello di Dio.

con amicizia,

don ezio

 

Carissimi,

abbiamo iniziato il tempo ordinario che è  il tempo normale e quotidiano dove Dio manifesta la sua presenza. Oggi il Vangelo ci presenta proprio questa normalità! Giovanni il Battista è stato arrestato ed è in prigione; un’ombra minacciosa cala su tutto il suo movimento e sui suoi discepoli. Questo rende necessario che Gesù esca allo scoperto: ora tocca a Lui! Gesù viene a sapere dell’arresto di Giovanni, si ritira in Galilea, lascia il deserto dove era stato tentato dal diavolo, abbandona la regione presso il Giordano dove era stato battezzato e passa da Nazareth, la città dove era stato allevato da Maria e Giuseppe, e va  ad abitare a Cafarnao sulle rive del lago. E’ questo un territorio malfamato agli occhi dei pii israeliti, perché è la terra in cui si erano insediati i primi pagani a partire dall’VIII secolo a.C, quando le tribù di Neftali e di Zabulon erano cadute in mano agli assiri ed erano state deportate. Erano queste le terre in cui regnavano le tenebre, il dolore e la morte della fede. Ebbene, proprio di lì parte Gesù! Fantastico! Gesù abbandona la sua famiglia, il suo lavoro, parte e con se non porta nulla se non una parola: “Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino!”. Proprio in quella terra ritenuta maledetta e abbandonata da Dio, Gesù si manifesta e comincia ad annunciare il Regno; proprio lì si genera il vangelo, la buona notizia! Convertitevi: da non intendersi subito come passare da una situazione negativa ad una positiva, cioè ‘pentitevi’ (in genere la riteniamo così), ma piuttosto: rivoluziona la tua vita, cambia logica, e aspettativa perché c’è una nuova opportunità, c’è un nuovo senso per la vita e lo puoi scoprire se vieni dietro a me e ascolti la mia parola! Perché convertirsi? “Perché il regno si è fatto vicino”. Che cosa è il Regno?  E’ la vita di Dio, è Dio stesso. Il totalmente altro, l’irraggiungibile, si è fatto vicino, si è messo al tuo fianco! Dio è qui! Spesso viviamo situazioni che sono paragonabili alla terra di Neftali e Zabulon, vale a dire situazioni di tenebra, di dolore, di fatica….ebbene Dio è qui, parte da quella tua situazione, il suo regno parte da dove tu ti trovi e  illumina non con la sua dottrina, non con le sue imposizioni, i suoi divieti, ma con la sua presenza: Lui è lì! E partendo di lì, Gesù chiama. Chiama me, chiama te, chiama ciascuno di noi. Lui passa, si fa vicino e fa sentire la sua voce e la sua presenza. Niente di eclatante e di straordinario, solo la sua presenza umanissima e delicata che continua a camminare e annunciare che Dio è qui, si sta facendo presente nella tua vita!

Che ciascuno di noi possa ascoltare e rispondere!

con amicizia,

don ezio

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