Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

oggi siamo al polo opposto di domenica scorsa dove abbiamo meditato sulle tentazioni di Gesù. Nel cammino dal deserto al giardino oggi abbiamo la luce, mentre domenica scorsa eravamo immersi nella zona di ombra!  Gesù ha annunciato ai discepoli  la sua passione, morte e risurrezione, ha suscitato l’incomprensione di Pietro e ha detto con forza che seguire lui significa passare attraverso la croce. Il discepolo di Gesù non è esente dalla croce, non può rifiutarla come scandalo o vergogna: la croce fa parte dell’esperienza di Gesù! Sei giorni dopo questo annuncio, vale a dire il settimo giorno (quello della Risurrezione!), ‘Gesù salì su un monte per pregare e fu trasfigurato davanti a loro, le sue vesti divennero splendenti, bianchissime“. Accade qualcosa di indicibile: la preghiera trasforma! Tu diventi ciò che contempli, ciò che ascolti, ciò che ami, diventi come Colui che preghi! E in questo contesto di trasfigurazione Gesù viene proclamato ‘Figlio amato-eletto’. Due volte il Padre parla nel Vangelo, al Battesimo presso il fiume Giordano e sul Monte Tabor, per dire “Questi è il mio Figlio, l’amato”; qui aggiunge  “Ascoltatelo!”  Il Padre prende la parola, ma per scomparire subito dietro la parola del Figlio: Ascoltate Lui, ecco il suo comando! Il nostro cammino di fede si deve fondare non sulla visione, non sul sensazionale, ma sull’ascoltoSali sul monte per vedere il Volto e sei rimandato all’ascolto della Voce! Scendi dal monte e ti rimane nel cuore e nella memoria l’eco dell’ultima parola “Ascoltatelo“. Tutto il mistero di Dio è ormai contenuto tutto dentro Gesù di Nazareth, la Voce del Padre diventa Volto e Voce del Figlio!  L’esperienza è così intensa che Pietro esclama ” E’ bello per noi essere qui!” Questo ci dice che l’esperienza di fede, l’ascolto,  si genera da uno stupore, da un innamoramento, da una conquista. Significa scoprire che tutta la vita prende senso se viene  illuminata da quella luce. Contempliamo: ogni zona di ombra del mio cuore, ogni buio della mia vita, ogni non-senso, ogni fatica, ogni dolore viene raggiunto da ‘quella’ luce; non da una luce qualsiasi, ma dalla luce che emana il Cristo trasfigurato! Dio entra nella storia e vi mette la sua mano e non si tirerà più indietro! Come sarebbe bello fermare lì il tempo, arrestare quell’evento e renderlo definitivo….Ma così tutto sarebbe compiuto senza la passione, senza la croce! Quindi non credibile, non verificabile! In quel l”ascoltatelo!”  sta il segreto di tutto! Occorre ascoltare Lui! Ecco l’invito decisivo per ogni discepolo: occorre ascoltare Lui, il Figlio; Lui, l’Amato! Ascoltare lui e non le proprie paure e angosce; Lui e non i propri desideri e aspettative! Infatti subito dopo nessuna luce, nessuna voce, nessuna presenza se non quella ‘abituale’ di Gesù! Gesù con i discepoli come era sempre stato, incamminato verso la croce. Questo è il cammino dal deserto di pietre al giardino del sepolcro vuoto all’alba della Domenica di Risurrezione. Ci aiuti il Signore ad aprirgli in nostro cuore.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

abbiamo iniziato mercoledì con l’imposizione dell’ “austero simbolo delle ceneri” il periodo di Quaresima, tempo favorevole di grazia che il Signore ci invita a percorrere per avvicinarci a lui, per convertirci alla sua Parola, per incontrarlo nel silenzio del nostro cuore. Oggi, prima domenica di Quaresima, siamo messi di fronte a due elementi: il deserto e il giardino; o meglio, siamo proiettati in un cammino che dal deserto arriva al giardino, dal deserto di pietre e di tentazioni al giardino del sepolcro vuoto nella fresca e risplendente alba della Domenica di Risurrezione. Mi piace vedere in questa prospettiva il cammino della Quaresima, non immediatamente penitenziale, ma vitale. Dalle ceneri sul capo alla luce che riaccende e fa risplendere la vita nuova. Dal deserto al giardino è un cammino biblico che contiene un progetto di salvezza integrale che avvolge e trasforma ogni cosa esistente, umanità e creazione. La Quaresima non è solo un cammino penitenziale, ma un cammino di profonda comunione; un cammino non tanto di sacrifici , ma di germogli di vita. E’ vero che l’uomo è polvere e cenere, ma prima di essere polvere e cenere è figlio di Dio, creato ad immagine di Dio; e la cenere non è solo segno di nullità o tristezza, ma segno di un nuovo inizio: la ripartenza della creazione e della fecondità, anche iniziando dal quasi niente che rimane fra le mani dell’uomo peccatore! La tentazione di Gesù nel deserto è il banco di prova a cui è sottoposto il suo progetto di uomo e di mondo nuovo; a cui è sottoposto il suo ideale di Messia inedito e sconvolgente; cui è sottoposto il suo stesso essere Dio. La tentazione comporta sempre una scelta tra due amori. “Di’ a queste pietre che diventino pane“, vale a dire: trasforma le cose in beni di consumo, riduci a merce anche le pietre, metti tutto quello che sei al servizio del profitto. Le parole del diavolo disegnano un essere umano che può a suo piacimento usare e abusare di tutto ciò che esiste, ma cosi facendo anziché coltivare e custodire, inesorabilmente distrugge! Ognuno può essere tentato di ridurre i sogni a denaro, di trasformare tutto, anche la creazione e la bellezza, in cose da consumo! “Ti darò tutto il potere, tutto sarà tuo“. Ecco che è messa di fronte a Gesù la sete di potere che ha sempre sedotto e distrutto regni e persone. Ma Gesù non cerca potere su nessuno, lui è sempre stato un mendicante di amore! e chi lo imita non si inginocchierà mai davanti a nessuno, ma nello stesso tempo diventerà il servo di tutti. “Buttati giù, e Dio manderà i suoi angeli a salvarti”. Cerca un Dio a tuo uso e consumo, un Dio che smonta e rimonta la natura con le sue leggi a suo piacimento come se fosse un giocattolo! Cerca un Dio che sia come una assicurazione contro gli infortuni della vita, che ti salva da ogni tuo problema, che ti protegge dalla fatica di avanzare passo passo  e talvolta nel buio! Ma Gesù risponde che non gli angeli ma la Parola opera in coloro che credono. Ecco il modo di intervenire di Dio nella storia: non gioca come se fosse un suo giocattolo, ma interviene con il miracolo umile e tenace della sua Parola che diventa lampada nel buio, pane nella fame, germoglio nuovo per relazioni nuove con me stesso, con il creato, con gli altri e con Dio. Che questo miracolo avvenga nel nostro cuore in questo cammino quaresimale dal deserto al giardino!

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

“L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene”: frase di grande respiro e piena di speranza! il buon tesoro del cuore! Gesù rivela ciò che siamo nel nostro intimo: abbiamo tutti un tesoro buono nel nostro cuore, forse custodito in vasi di argilla, ma il principio è buono, la bontà! In ciascuno di noi è seminato fin dal principio questo buon seme! Ed è proprio lì che siamo chiamati ad agire: costruire tesori di speranza, esercitare il bene per poter vivere bene tutti. L’uomo è chiamato a portare il cuore nelle cose che fa e la nostra vita è viva quando ha cuore! Accade come per gli alberi:  l’albero buono non produce frutti guasti, ma è fecondo di bene. E l’albero del nostro cuore è chiamato a generare  il gesto che fa del bene davvero, la parola che consola davvero, la presenza che guarisce davvero, il sorriso che abbraccia davvero! Il dramma non sono le mani che possono essere qualche volta anche sporche, ma le mani vuote, anche pulitissime, ma inesorabilmente e desolatamente vuote, prive di frutti buoni offerti ai fratelli. Ma nel cuore dell’uomo c’è anche una radice di male. “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello?” Ecco la radice cattiva che dobbiamo estirpare! Perché ti perdi a cercare fuscelli, perché ti piace cercare la zona di ombra anziché la luce? Questa è la tentazione che mina il cuore buono! Ma lo sguardo di Dio non è così: “Dio vide che l’uomo era cosa molto buona”: Dio cerca e vede prima di tutto l’uomo buono perché lo ha creato con un cuore buono. L’occhio cattivo emana oscurità, genera ombra e buio, addirittura diffonde amore per l’ombra. L’occhio buono è una lucerna che emana e diffonde luce; non cerca travi o pagliuzze (i cattivi tesori), ma cerca e si posa sul bene, sulle cose buone di cui nessuno è privo! Questa è la rivoluzione del vangelo e la strada che Gesù ci invita a percorrere..

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

anche oggi Gesù  nel vangelo pronuncia parole esigenti e sconvolgenti! Dopo le beatitudini continua a tracciare la strada per essere autentici suoi discepoli. Il punto di arrivo possiamo individuarlo nel: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso“; cioè imitate Dio! Il discepolo è chiamato a questa perfezione che certamente ci appare lontana e irraggiungibile: come posso essere io, debole e peccatore, perfetto come Dio? Ma Gesù non dice ‘Siate misericordiosi quanto….’, ma ‘come’, vale a dire ‘vivete con lo stile di Dio, fate come fa lui, incamminatevi per la sua strada’. E la strada che oggi Gesù ci traccia si concretizza nell’abbandono di ogni risposta violenta alla violenza e nella ricerca di ogni possibilità di amore che arriva ad amare anche i nemici. Gesù parte da quello che nell’ antichità era diventato tradizione (risaliva al codice di Hammurabi della metà del XVIII secolo a.C.) e che la Legge Ebraica aveva denominato come ‘la legge del taglione’: “Occhio per occhio, dente per dente”. Questa legge aveva lo scopo preciso di arginare la violenza, di impedire che si moltiplicasse, contenendola almeno nello spazio della reciprocità e fissando una misura alla punizione. Gesù indica il percorso della perfezione nella rinuncia ad esercitare questo diritto di giustizia retributiva, cercando di far cessare subito la violenza non rispondendo all’offesa: al male inflitto il discepolo di Gesù non risponde con il male, ma vive un atteggiamento di donazione gratuita e libera.  E indica otto gradini di questo percorso: amate; fate; benedite; pregate; offri; non rifiutare; dà; non chiedere indietro! Amore molto concreto, quello di Gesù: amore di mani, di tuniche,  di prestiti, un amore che non è riflessione, ma fare! E’ questo l’atteggiamento del cuore che deve ispirare la vita del discepolo: vincere l’istinto della vendetta, vincere il male con il bene, rispondere all’odio con l’amore! Allora anche io posso, come Dio, far sorgere un po’ di sole, un po’ di speranza, un po’ di luce a chi vive nel buio, nella solitudine, nell’angoscia, nella disperazione. Ma tutto questo sembra non bastare; Gesù va avanti e va oltre: “amate i vostri nemici e fate del bene a  quelli che vi perseguitano”. Vale a dire: fai sorgere il sole anche nel cuore di chi ti vuole nel buio; fai sorgere calore nel cuore di chi ti butta in faccia freddezza e indifferenza; fai sorgere accoglienza nel cuore di chi ti rifiuta. Ecco chiara la strada da percorre ogni giorno: se rimango unito a Gesù anche io posso amare come Dio, che dalla croce ama i suoi crocifissori fino ad invocare per loro il perdono di Dio! Che ciascuno di noi nella sua situazione concreta di vita possa fare come Dio, che ama per primo, ama in perdita, ama senza aspettarsi contraccambio alcuno.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

“Beato l’uomo che confida nel Signore” abbiamo cantato come ritornello del salmo responsoriale. ‘Confidare’ è il centro di tutta la riflessione. Cosa significa? Possiamo dire ‘aderire totalmente, con il cuore; firmare in bianco’ verso il Signore. L’uomo è costantemente alla ricerca della felicità e Gesù nel vangelo cerca di rispondere a questo desiderio. La fiducia che mi fa fondare il senso della mia vita sul Signore ha come punto di arrivo la felicità e nelle beatitudini Gesù propone la via per fondarsi sul Signore e vivere nella gioia. E’ la strada più rivoluzionaria del mondo perché completamente in urto con la mentalità del mondo. “Beati voi poveri – Guai a voi ricchi; beati voi che ora avete fame – guai a voi che ora siete sazi; beati voi che ora piangete – guai a voi che ora ridete; beati voi quando gli uomini vi odierannoguai a voi quando tutti diranno bene” l’evangelista contrappone in modo drastico queste situazioni per aiutarci a capire l’atteggiamento che siamo chiamati a vivere. Dio cerca uomini e donne in cammino verso terre nuove, uomini e donne con il cuore libero dagli affanni della vita e desideroso di essere riempito da Lui. Chi è ricco, chi è sazio, chi ride, chi ha tutti dalla sua parte si sente un arrivato, uno che non ha più bisogno di nulla perché ha raggiunto tutti i suoi obiettivi; è lui al centro di tutto e basta a se stesso! Non gli serve Dio! Chi invece si sente povero ha bisogno di tutto. E’ importante conoscere bene la categoria del ‘povero‘ perché contiene tutte le altre. Il ‘povero’ è sostanzialmente colui che si fa piccolo, che si fa perdente, che si fa mite, non violento, che si fa attento al bisogno del fratello, che non si attende nulla dal mondo ma confida solo nel Signore, perchè sa che solo Lui può colmare e dare senso vita. Le beatitudini chi tracciano la strada della vera umiltà, che non è dire ‘valgo niente, non sono capace di far niente’, ma ‘Signore nelle tue mani consegno la mia vita’: la strada percorsa da Gesù fino sulla croce! Gesù confida in modo assoluto nella sostanziale bontà di suo Padre proprio nel momento in cui umanamente parlando non aveva più motivi validi per credere! Ecco la strada che siamo chiamati a percorrere.

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

siamo sempre gli inizi della predicazione e dell’attività di Gesù e in questo contesto ci viene proposta la chiamata dei primi discepoli. Troviamo un gruppo di pescatori delusi e arrabbiati dopo una notte di inutile fatica. Sono fermi, si sono fermati, vale a dire si sono arresi! e proprio dal posto della loro arresa, Gesù li invita a ripartire, li fa ripartire! E allo stresso modo Gesù si comporta con ogni vita, anche con quella di ciascuno di noi: quando ci fermiamo stanchi e delusi lui si fa vicino e ci aiuta a ripartire. E lo fa senza violenza, senza imporsi, ma con attenzione e delicatezza. Gesù si rivolge tre volte a Pietro: “lo pregò di scostarsi un po’ da riva” Gesù chiede a Pietro un favore; Lui è il Signore che non si impone mai, che non invade mai!  “Prendi il largo e getta la rete“, Pietro dentro di sé voleva forse solo ritornarsene a casa per riposare e sbollire un po’, ma qualcosa gli fa dire “Va bene sulla tua parola le getto“; cosa spinge Pietro a fidarsi? non ci sono dialoghi particolari, né promesse, ma solo sguardi, Pietro si sente amato da quegli occhi“Non temere, tu sarai“: è il futuro che si apre, Gesù vede me oltre me! Vede primavere nei miei inverno, vede calore nella mia freddezza! Vede futuro nella mia rassegnazione! Dio si fa vicino e si fida dell’uomo! Ecco come Gesù rimette in moto, fa ripartirePietro in quegli occhi ha visto l’amore per lui, la comprensione per la sua inutile fatica e non il giudizio sulla sua incapacità di pescare; Pietro si è sentito amato, sente che la sua vita è al sicuro accanto a Gesù. I discepoli sono quelli che, come Simone, credono nell’amore di Dio, si fidano nonostante tutto. Arriva la risposta a questa fiducia: le reti si riempiono, anzi traboccano al punto di spezzarsi! Di fronte a questo immenso amore Simone si sente totalmente inadeguato, si sente stordito: “Signore allontanati da me, perché sono un peccatore!” . Gesù ha una reazione bellissima: non nega che Pietro sia un peccatore, ma lo trasporta su un altro piano, totalmente diverso dal primo; nel presente vede il futuro! “Tu sarai pescatore di uomini”. Gesù non si lascia impressionare e non si ferma di fronte ai difetti, ma proprio partendo dallo stato di fermata che creano i difetti, carica il cuore che si sente amato della sua fiducia e gli affida la missione più grande! Il verbo usato non è solo pescare, ma significa ‘catturare vivi’ e indicava coloro che in una battaglia sono salvati dalla morte e lasciati in vita. E i discepoli cosa fanno? Proprio nel momento in cui le loro barche sono piene e quindi avrebbe più senso restare, abbandonano tutto e seguono il maestro senza neppure chiedergli dove li condurrà: sentirsi amati li ha portati a fidarsi totalmente! Che questo cammino possa coinvolgere anche noi!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi il vangelo prosegue quello di domenica scorsa dove avevamo lasciato Gesù nella sinagoga di Nazareth a dire “Oggi questa scrittura si è compiuta”. Tutto subito la sinagoga era rimasta incantata dalle sue parole: tutti gli davano testimonianza ed erano pieni di meraviglia. Ma subito dopo le cose cambiano: “pieni di sdegno lo condussero sul ciglio del monte per gettarlo giù”; il cuore umano è mutevole e passa velocemente dalla meraviglia alla delusione, dallo stupore alla voglia di eliminare! Perché questo cambiamento? Le parole di Gesù sconvolgono e richiedono sempre un cambiamento e per questo i compaesani di Gesù cominciano a difendersi: lo guardano ma non lo vedono più, per loro è tornato ad essere solo ‘il figlio di Giuseppe’, uno di loro e uno come loro! Come pensare che in lui, il figlio del falegname, sia presente Dio? Come credere che quelle parole da lui dette siano quelle di Dio? E poi, quale Dio vuole incarnare? Chi si crede di essere?  Ecco il grande errore in cui cadono: si sono sbagliati su Dio, si sono fatti una rappresentazione di Dio a loro uso e consumo. “Fai anche qui a casa tua i miracoli che hai fatto a Cafarnao; dacci pane e miracoli e allora sì che saremo dalla tua parte”: ecco la loro condizione per accogliere Gesù! Non cercano Dio, ma un taumaturgo a disposizione pronto ad intervenire e a risolvere i loro piccoli o grandi problemi; cercano uno che stupisca con  effetti speciali. Riducono Dio ad un distributore di grazie, vogliono un Dio che li facci stare bene: “Io credo in Dio se mi dà le grazie che gli chiedo” un amore mercenario! Essi non vogliono solo belle parole, ma vogliono un Dio a loro disposizione, che non disturbi troppo, ma sia sempre disponibile al bisogno! Non vogliono un Dio che cambi loro il cuore! E Gesù risponde annunciando un Dio che ha come casa ogni terra, anche la più straniera; che è protettore di tutte le vedove e i forestieri anche a Zarepta, che è guaritore di tutti i lebbrosi anche quello siriano nemico di Israele; Gesù descrive un Dio che guarda al dolore di ogni uomo. Quelli di Nazareth vogliono un Dio sbagliato e la loro fede sbagliata genera un istinto di morte: Gesù li mette di fronte al loro sbaglio, ma essi vogliono eliminare quel Gesù, figlio della loro terra ma che annuncia un Dio amante della vita di tutti. Ma Gesù ‘passando in mezzo a loro’, vale a dire a portata delle loro mani, in mezzo alla loro violenza, andò oltre. Gesù non si nasconde, non fugge, ma sta in mezzo a loro quasi per aprire un varco nel loro cuore per avere un piccolo segno di conversione. Che questo Gesù possa passare anche in mezzo al nostro buio.

con amicizia

don ezio

Carissimi,

oggi siamo invitati a lasciarci avvolgere dalla Parola di Dio che si rivela all’umanità. Il vangelo, che mette insieme il prologo di Luca e l’inizio della predicazione-annuncio  di Gesù nella sinagoga di Nazareth, è strettamente legato con il brano della 1 lettura, tratto dal profeta Neemia, dove ci viene narrata una vera e propria Liturgia della Parola ad opera del sacerdote Esdra (450 a.C.) che, in piedi su una tribuna (il nostro futuro ‘ambone’), proclama le Scritture “mentre tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge“. Gesù, più di 400 anni dopo, si colloca nella medesima scia, annunciando e spiegando la Parola mentre “gli occhi di tutti erano fissi su di lui“. Luca narra con precisione di particolari, quasi a rallentatore, quello che fa Gesù: “entrò nella sinagoga, si alzò a leggere, gli fu dato il rotolo del profeta Isaia, aprì il rotolo, trovò il passo del profeta Isaia,….riavvolse il rotolo, lo consegnò all’inserviente e sedette, cominciò a dire” E’ un inizio proprio solenne perché Gesù sta per dire le sue prime parole ufficiali: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato“. Vale a dire: l’antica profezia di Isaia diventa realtà: Gesù si inserisce nella scia degli antichi profeti e li incarna in sé riassumendone la missione affermando senza possibilità di equivoco che “Lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli zoppi”. Possiamo dire che l’uomo delle origini, Adamo, col passare del tempo è diventato ‘povero, prigioniero, cieco e zoppo’, e proprio per questo Dio si fa Adamo, diventa Adamo, si incarna nella umanità di Adamo e togli tutti i dubbi sul perché si è incarnato: è venuto per togliere dal cuore dell’uomo tutto quello che impedisce la sua piena realizzazione perché il nuovo regno che lui annuncia è vita in pienezza, è gioia, è libertà, è luce. Dio in Gesù si è schierato a totale favore dell’uomo e dell’uomo ‘ultimo’, mai con gli oppressori e i violenti. A Gesù non interessa se quel prigioniero sia buono o cattivo, se il cieco sia onesto o imbroglione, se il lebbroso meriti o no la guarigione… dove c’è buio e dolore che piaga il cuore dell’uomo Lui interviene. Per Lui è impensabile la frase che abbiamo sentito tante volte in questi giorni ‘ E’ colpevole, deve marcire in prigione fino all’ultimo dei suoi giorni!” In Gesù Dio si fa prossimo ai lontani, a uomini e donne senza speranza, delusi dalla vita, affaticati dal tempo, provati dalle ferite e li apre alle immense prospettive del regno. Lo sguardo di Gesù non si posa immediatamente sul peccato dell’uomo, ma il suo primo sguardo va sulla povertà e sul bisogno dell’uomo. Perché quell’uomo povero, malato, peccatore sono io, siamo ciascuno di noi carichi delle nostre fatiche e provati dalle nostre ferite! Ed è proprio sulle mie povertà, sulle mie necessità che si posa lo sguardo di Dio! Ecco la vera ‘buona notizia’: Dio è per l’uomo, si spende a suo favore, mette la creatura al centro del suo operato. A Nazareth l’umanità si rialza e riprende il cammini; anche noi siamo chiamati a fare lo stesso: rialziamoci e con fiducia riprendiamo il cammino perché Dio si è schierato a nostro favore, è per noi perché non vuole assolutamente che ‘marciamo in galera fino all’ultimo dei nostri giorni”.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

con questa domenica entriamo nel Tempo Ordinario, non un tempo secondario, ma un tempo normale nel quale la Parola di Dio ci chiede spazio per realizzarsi, tempo nel quale il Regno si fa vicino a ciascuno di noi. Il vangelo ci presenta le nozze di Cana, ma certamente non per farci riflettere sul matrimonio: infatti la sposa non è mai nominata, lo sposo è oggetto di una domanda da parte del capotavola, ma non risponde! L’intento della pagina evangelica è quello di presentarci ancora una nuova manifestazione di Gesù, una terza ‘epifania’, accanto alla prima con il riconoscimento dei magi (manifestazione alle genti) e alla seconda con il battesimo al fiume Giordano (manifestazione ad Israele). Potremmo dire che oggi Gesù si manifesta alla Chiesa, quale comunità di credenti, nel contesto di un matrimonio ebraico al quale Lui è invitato con i suoi discepoli e sua madre. Come nel matrimonio si stabilisce un patto, così a Cana si manifesta che tra Dio e la sua creatura corre un patto nuziale, un legame sponsale. Gesù ci dice che lui crede nell’amore, lo benedice, lo rilancia e lo collega a Dio Padre. Egli prende l’amore umano e lo fa simbolo e messaggio del nostro rapporto con Dio. Credere in Dio è festa, è gioia; spesso abbiamo legato Dio al sacrificio, alla rinuncia e abbiamo ricoperto l’esperienza di fede con un velo di tristezza e di grigiore. A Cana Gesù si manifesta quale Dio della gioia e dell’amore; un Dio che gode della gioia degli uomini e se ne prende cura proprio quando “viene a mancare il vino”. “Non hanno più vino” è l’esperienza che tutti facciamo quando la stanchezza e la monotonia prendono il sopravvento, quando i dubbi ci assalgono, quando le sofferenze e le difficoltà incrociano la nostra vita e ci fanno cambiare i progetti, quando gli amori si affievoliscono e nelle case non c’è più festa e armonia. Ma ecco in questa situazione apparentemente senza uscita, avviene la svolta: Maria, la donna attenta e vigile, indica la strada: “Qualunque cosa vi dica, fatela!”. Ecco la strada: per accogliere la manifestazione di Dio a noi è necessario vivere l’atteggiamento dell’ascolto e della obbedienza per ‘fare’ il suo vangelo, per realizzare la sua parola. Rendete il vangelo visibile! La Madre, diventata discepola, chiede che siano riservate a Gesù ascolto e obbedienza, nient’altro! Ecco i due binari sui quali si diventa discepoli autentici! Fare il vangelo trasforma la vita, da vuota a piena, da spenta a felice. Maria ci aiuta a capire che anche nelle situazione più difficili si può sempre fare qualcosa a partire dall’ascolto e dalla obbedienza a Lui.

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

la festa liturgica del Battesimo di Gesù chiude il ciclo del tempo di Natale e ci rivela il senso profondo delle realtà che in questi giorni abbiamo meditato. Siamo invitati a fissare il nostro sguardo sul Figlio ormai non più bambino, ma all’inizio della sua missione pubblica. Il suo battesimo, da non confondersi con il nostro, gli permette di manifestare il perché della sua venuta nella carne della nostra umanità, la sua missione, e nello stesso tempo ci permette di entrare nella vita di Dio: il cielo si aprì’ indica la possibilità di una nuova comunione tra cielo e terra, fra Dio e gli uomini. Il Figlio prediletto, l’Amato è la porta che ci immette nella vita di Dio. Oggi contempliamo fino a che punto Dio ha assunto su di sè la nostra umanità, fino a che punto è ‘disceso’ per farci abbracciare la sua vita. L’incarnazione diventa allora il movimento di ‘discesa’ dell’amore di Dio per innalzare  l’”amato” – l’uomo – alla dignità di figlio di Dio. Gesù inizia il suo ministero con un gesto sconcertante e rivoluzionario:  non un miracolo né un discorso solenne, nemmeno una strepitosa rivelazione, ma un gesto di conversione che Gesù condivide con tutti coloro che sentono il peso del peccato e desiderano ricominciare; si mette in fila con i peccatori. E’ un gesto di condivisione totale della nostra umanità bisognosa di salvezza! Gesù inizia il suo ministero con un gesto di solidarietà piena con l’umanità peccatrice che cerca vie di conversione. Gesù ci viene descritto nel momento in cui scende nella acque del Giordano dopo tutto il popolo, come l’ultimo dei peccatori che si immerge nelle acque già piene e traboccanti dei peccati dell’umanità per assumere su di sé l’uomo in tutta la sua debolezza e peccaminosità. Ma subito la nostra attenzione viene portata su quello che segue il battesimo. Mentre “stava in preghiera dopo il gesto di abbassamento il Padre lo riconosce come Figlio. E’ interessante questo! Il Padre non lo riconosce come Figlio quando il cielo risuonava del canto degli angeli, ma proprio nel momento il cui il Figlio scende nelle acque piene delle miserie umane. Proprio in questo momento il Padre lo rivela come suo Figlio e suo Figlio “amato”, vale a dire il Figlio nel quale è racchiusa tutta la gioia e la compiacenza del Padre che vede realizzata in suo Figlio la sua piena paternità, tutte le sue aspettative sul figlio! Il battesimo al Giordano è veramente il preludio alla croce, dove la solidarietà si farà totale fino ad abbracciare la morte stessa, vale a dire il limite ultimo dell’uomo. E proprio lì si aprirà definitivamente l’accesso al Padre: il velo del tempio si squarcia e ogni uomo – dal primo Adamo all’ultimo malfattore pentito, potrà entrare nel Regno e sentire rivolte a sé le parole del Padre: “Tu sei il figlio mio, l’amato!”.

con amicizia,

don ezio

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