Pensiero

Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!

Carissimi,

la domanda di Gesù ci lascia sconcertati: “Ma il Figlio dell’uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?”; è una domanda sospesa, che inquieta, perchè ci dice che la fede non è una realtà conquistata una volta per tutte, ma deve essere riscoperta ogni giorno. Come? attraverso alla preghiera. E un tipo particolare di preghiera: quella ostinata, perseverante, al punto da essere importuna. Ed è questa un tipo di preghiera caro a Gesù: Disse una parabola sulla necessità di pregare sempre senza stancarsi mai. Il pregare sempre non va confuso con il recitare preghiere senza interruzione! Anche perchè Gesù ci ha avvertiti: “Quando pregate non moltiplicate le parole”! Il pericolo che minaccia il cammino di fede, e quindi anche la preghiera,  è proprio quello della stanchezza: pregare stanca, avere fede stanca, anche Dio può stancare…. Ed è la stanchezza che deriva dal dover sempre scommettere sull’invisibile, la stanchezza del grido che non ha risposta, del buio che non si dirada, della sofferenza che non passa! Ma in questo contesto – tipicamente umano – ecco la figura di quella vedova, forte e dignitosa, ostinata al punto che nessuna sconfitta può abbattere, fragile e indomita, che ogni giorno bussa a quella porta chiusa. La sua è anche la nostra esperienza: quante preghiere sono  evaporate senza una risposta! e questo ci fa pensare: “Ma Dio esaudisce o no le nostre preghiere?”. Dice un grande teologo protestante, Bonhoeffer, :“Dio esaudisce sempre: non le nostre richieste, ma le sue promesse” e il Vangelo è pieno di promesse di Dio: sono venuto perché abbiate la vita in pienezza; non vi lascerò orfani; sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo; il Padre sa quello di cui avete bisogno. In questo cammino di realizzazione delle promesse di Dio l’atteggiamento necessario è quello della vedova: la fiducia. Se un giudice iniquo, che è in tutto all’opposto di Dio, alla fine ascolta, Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti che gridano a lui, li farà a lungo aspettare? Quasi a dirci: Dio è presente nella tua vita, non sei dimenticato da lui, non sei abbandonato; Dio interviene, ma non come vuoi tu, ma come lui vuole, fidati, non avere paura, abbandonati nelle sue mani, che non vuol dire non fare più niente, ma vivi tutto quello che è la tua vita, anche con gli imprevisti che nasconde, illuminato e abbandonato alla sua presenza come quella piccola vedova che non si lascia fiaccare. Allora la preghiera diventa alimento della fede; solo percorrere questa strada permetterà al Figlio dell’uomo di trovare la fede quando tornerà!  Che il Signore ci doni questa capacità di pregare!

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

la fede, come fonte di salvezza: “La tua fede ti ha salvato!”  Troviamo Gesù in cammino e la lentezza di questo cammino favorisce l’incontro; dieci lebbrosi, nove giudei e uno samaritano, una comunità senza speranza, un pugno di dolore unito dalla sofferenza, si pone di traverso sulla strada di Gesù! La lebbra era la malattia maledetta perché era debilitante, deformante, contagiosa e quindi segregava colui che la contraeva dalla società.  Ma di più ancora, era considerata una conseguenza diretta del peccato, per cui chi la contraeva era considerato maledetto da Dio. Quei 10 disgraziati  si sentono abbandonati anche da Dio! Ma ecco che un barlume di fede si riaccende in essi quando incontrano Gesù e allora ecco la loro domanda: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi“. E Gesù subito interviene: “Andate….e mentre andavano furono purificati”. Si mettono in cammino e sono ancora malati, partono dietro un atto di fede, si fidano di Dio! E avviene l’inaspettato: mentre sono in cammino vengono guariti. Non quando arrivano al tempio dai sacerdoti, ma per via, mentre sono in cammino fiduciosi sulla parola di Gesù!  Dieci guariscono e di nove non sappiamo più nulla: scompaiono nella felicità e nella salute ritrovata e non tornano indietro, scompaiono nel vortice della gioia, della felicità. Il decimo, un eretico, un samaritano, l’ultimo della fila, torna indietro, vale a dire torna alla fonte della sua guarigione, torna al Dio vivente: non è nel tempio che lui ha incontrato Dio, ma il ‘luogo’ dove ha fatto esperienza della bontà di Dio è in Gesù Cristo. Egli intuisce che la guarigione non gli viene dall’osservanza di una legge o nell’adempimento di qualche rito, ma dal rapporto vivo con colui che lo ha guarito. Non si accontenta del dono, ma va a cercare il Donatore! Ha intuito che il segreto della sua salute non sta nella guarigione, ma nel Guaritore! Non compie nessun gesto eclatante: torna indietro per dire grazie! E questo permette di andare al centro di tutto: “La tua fede ti ha salvato!”. Il samaritano ha fatto l’esperienza del bisogno, del grido universale della carne che soffre, di quando non ce la fai più e tendi le mani. Tutti e dieci sono stati guariti, tutti e dieci hanno creduto alla parola di Gesù, si sono fidati e si sono messi in cammino, ma a nove manca ancora un passo,  alla loro fede manca ancora un aspetto, una dimensione fondamentale: la gioia di un abbraccio, di un grazie. Il samaritano torna indietro a dire grazie. Nella guarigione si chiudono le piaghe, nella salvezza si apre la sorgente, entri in Dio e Dio entra in te! Anch’io voglio fare così: voglio tornare a Dio con il cuore, non recitando formule imparate a memoria, ma dicendogli una sola parola ‘GRAZIE’!.

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

la domanda dei discepoli a Gesù: Accresci in noi la fede” si genera dal fatto che Gesù ha appena indicato ai discepoli che bisogna  ‘perdonare fino a settanta volte sette’. Questo sembra impossibile da realizzarsi e allora ecco la domanda: ‘Accresci in noi la fede, o non ce la faremo mai’. Questa richiesta diventa tranquillamente anche la nostra. Chi di noi può dire di avere una fede piena….quanti dubbi, perplessità, momenti bui e freddi nella nostra vita….poi basta un niente, una malattia, un dolore improvviso e non programmato e tutta la nostra fede va in crisi e allora Dio è cattivo, crudele, assente! Gesù però non esaudisce la loro richiesta, perché non tocca a Dio aggiungere, accrescere, aumentare la fede! La fede è la libera risposta dell’uomo all’infinito amore di Dio. Quindi per poter aumentare la fede è necessario capire l’amore di Dio. L’amore di quel Dio che non stravolge le realtà del creato, che non elimina il dolore e la morte, che non fa il giustiziere, ma che si incarna, che condivide e sperimenta da uomo la condizione umana; quel Dio che soffre, che patisce, che prende su di sé senza fare rumore, né accampare diritti, ma che parte dal basso, dall’ultimo posto, che parte dai piedi! Gesù introduce una nuova unità di misura: il granello di senape, ritenuto il più piccolo dei semi: quasi a dirci che non si tratta di quantità, ma di qualità. La fede come granello, come briciola. Mi piace questa immagine perché è sì riferita alla piccolezza, ma anche alla costante presenza; mi spiego meglio: spolvera pure la casa fin che vuoi, ma alla fine un granello di polvere continui a trovarlo; spazza pure il pavimento fin che ti pare, ma al termine una briciola la trovi sempre….Ecco la piccolezza della fede che è sempre presente; è una fede così grande da interessare ogni angolo di esistenza tanto da diventare costante. E questo Dio dandoci tutto il suo amore ha disseminato di briciole la nostra esistenza! Di questo Dio siamo chiamati a diventare servi che Gesù definisce ‘inutili’, non perché non servono a nulla, ma perché non cercano l’utile proprio, non avanzano rivendicazioni o diritti o pretese.  A ciascuno di noi è chiesto di incamminarci per questa strada.

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

oggi nel Vangelo Gesù racconta la parabola del ricco senza nome per cui il denaro è diventato la sua identità  e del povero Lazzaro, che ha il nome del caro amico di Betania; c’è uno che si gode la vita spensierato, mangia e beve, ha tutto quello che desidera e dall’altra parte c’è un poveraccio che non ha niente, nemmeno le briciole della tavola del ricco. Ad un certo punto la vita stessa presenta il conto. Perché il ricco è condannato? Per il lusso, gli abiti eleganti, gli eccessi di gola? No! Il suo peccato è l’indifferenza verso il povero: non un gesto, non una parola, non una briciola. Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza, per cui l’altro neppure esiste. Questo genera l’abisso: “un grande ABISSO è stabilito tra noi e voi“…un ABISSO, vale a dire tra i due c’è un baratro che esisteva già durante la loro vita terrena: uno affamato e l’altro sazio; uno piagato e l’altro pieno di salute, uno che vive in una reggia e l’altro che sta in strada….questa è la realtà della vita. Ma dove sta la chiave di volta? Il ricco avrebbe potuto colmare il baratro, azzerare l’abisso che lo separava dal povero, ma non lo ha fatto e, così facendo, l’ha reso eterno! Questo ci dice che l’eternità inizia già su questa terra e la vita in Dio non sarà altro che la conseguenza  delle scelte che compiamo oggi. Il ricco non ha fatto nulla di male, non ha trattato in modo arrogante il povero, non l’ha umiliato o cacciato; forse questo ricco era anche un credente ed un osservante della legge di Mosè. Ma allora dove sta lo sbaglio che ha allargato l’abisso? Lo sbaglio sta nel fatto che lui non si è mai accorto della presenza di Lazzaro o, se se n’è accorto, l’ha ignorato! Lui, il povero Lazzaro non lo vede, non gli parla, non lo tocca; per lui Lazzaro non esiste, non c’è, non lo riguarda. E’ malato di indifferenza! Ecco il male, l’abisso, che dobbiamo combattere: ero solo, abbandonato, senza speranza, ero l’ultimo e tu ti sei accorto di me, mi hai fatto compagnia, sei stato un po’ con me, hai asciugato una mia lacrima, mi hai regalato un sorriso! Non grandi cose, non stravolgimenti o rivoluzioni, ma piccole cose che colmano e annullano l’abisso. Dio sembra assente nella parabola, eppure è lì pronto a contare e registrare tutti i piccoli e nascosti atti di bontà. Anche adesso Dio sta contando i miei piccoli atti di bontà!

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

anche oggi il vangelo ci lascia sconcertati: l’uomo ricco, truffato dal suo amministratore, loda il ladro! Sorpreso a rubare, viene lodato per la sua furbizia! Un peccatore che fa lezione ai discepoli: Gesù fa salire in cattedra un disonesto! Perché Gesù fa questo elogio? Dove vuole arrivare? L’amministratore, sorpreso in flagranza di reato, escogita uno stratagemma particolare, geniale; per avere poi delle persone disposte ad aiutarlo, fa una scelta ben chiara: farsi amici i debitori del suo padrone, aiutarli sperando  di essere poi aiutato lui dal loro. Adotta la strategia dell’amicizia, si crea una rete di persone riconoscenti pronte a ricambiare il suo atto di clemenza che ha cancellato parte dei loro debiti. Compie, inconsapevole,  un gesto nuovo, tipico del Dio di Gesù Cristo verso ogni essere umano: dona e perdona, rimette i debiti…L’amministratore, così facendo, da malfattore diventa benefattore: dona pane e olio…lui lo fa per interesse, ma rovescia la direzione delle cose, specie del denaro, che non va più verso l’accumulo, ma verso il dono, non genera più rivalità, ma amicizia.  Ha l’abilità di cambiare il senso del denaro, di rovesciare il suo significato: non più mezzo di sfruttamento, ma strumento di comunione! Il ricco padrone lo loda perché è stato furbo: si è giocato tutto sull’amicizia, ha scoperto che contano poco le cose, il possedere, ma contano le persone che ti stano vicino. Le persone contano più del denaro…..quanto abbiamo bisogno oggi di riscoprire questo, in un mondo dove sembra contare sempre di più quello che si ha, dove chi più ha, più ottiene…..    Ecco allora la novità: costruisci amicizia, fatti amici che ti accolgano, perché quando vedrai Dio faccia a faccia, prima di Dio ti verranno incontro tutti coloro che hai aiutato. Sulla porta dell’eternità Gesù mette i tuoi amici ed alle loro mani affida le chiavi del Regno, alle mani di coloro che tu hai aiutato a vivere un po’ meglio con il tuo tempo, la tua comprensione, la tua tenerezza,  la tua disponibilità, le tue cose…. coloro ai quali hai fatto del bene e nel loro abbraccio riconoscerai e sentirai l’abbraccio di Dio. Il denaro e le cose sono solo dei mezzi, non farle diventare l’assoluto della tua vita. Se il denaro diventa tuo padrone tu ti annulli: cominci a pensare a lui giorno e notte, hai paura dell’andamento dei mercati, a lui sacrifichi tutto anche le persone: non coltivi più le amicizie, anzi perdi gli amici, li abbandoni  o li sfrutti. Oggi Gesù ci invita ad un nuovo rapporto con le persone, lasciamoci coinvolgere!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

oggi Gesù ci rivela il volto di Dio in modo sorprendente: è la più bella notizia che poteva darci! Dio è colui che accoglie i peccatori, gli sbandati, coloro che si sono persi. Scribi e farisei si ribellano a questo. Loro pensano di conoscere Dio, di poterne stabilire i comportamenti e le reazioni, di poter circoscrivere il suo spazio di azione: Dio è nel tempio, nelle regole della legge, nei sacrifici, nei bei riti, nell’incenso, nella religione, nella penitenza…..Gesù abbatte tutto questo: Dio è nella vita, è là dove un figlio si perde e ha fame, è dentro la paura e la vergogna della pecora che si perde, è nella piccolezza di una moneta perduta. I farisei dicono che Dio lo trovi se ti impegni a cercarlo; Gesù dice che è Dio a cercare te, è Dio a trovarti! E allora non fuggire più, non avere paura, lasciati abbracciare dovunque tu sia! La passione di Dio è la ricerca di chi si è perduto: la pecora smarrita non torna da sé, non è pentita di essere andata per i fatti suoi, di aver messo a rischio la sua vita, non è lei a trovare il pastore, ma è trovata, è caricata sulle spalle perché sia meno gravoso per lei il suo ritorno. Il pastore non la punisce: la trovata, è viva e questo gli basta. La pena di un Dio donna di casa che ha perso una moneta e si da da fare, accende la lampada, spazza la casa fino negli angoli più nascosti e scova la moneta sotto la polvere. Ecco il volto di Dio che sa cercare sotto lo sporco e i graffi della vita, sotto i difetti e i peccati il frammento d’oro che è presente in ogni uomo. Un Padre che quando perde un figlio sente la casa vuoto, che non punta il dito per colpevolizzare i figli che se ne sono andati dalla sua vista, ma è capace di farli sentire un piccolo tesoro senza il quale Lui non può vivere. Un Padre che corre e abbraccia e non gli importa niente  di tutte le scuse che il figlio ha preparato, perchè cerca la felicità di questo figlio. Ecco il magnifico volto di Dio: se anche io lo perdo, lui non mi perde mai, perché sa che anche sotto i graffi della vita, sotto lo sporco della spazzatura di casa, sotto difetti e peccati, lui sa che c’è un grande tesoro anche se in vasi di creta estremamente fragili, frammenti di oro in mezzo al fango e alla sporcizia! Questo Dio e non un altro, sta cercando me e te: non fuggiamo più!

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

seguire Gesù non è facile: Lui vede le folle numerose dietro di lui, si volta e le raggela! Gesù non cerca i grandi numeri, le folle da stadio; egli preferisce alla quantità la qualità. Indica tre condizioni radicali per essere suoi discepoli, per essere ‘qualitativamente’ suoi discepoli. La prima:  “Se uno non mi ama di più“: sembrano parole dure, eccessive…ma a una lettura più profonda notiamo che il verbo centrale su cui poggia tutta la frase è ‘non mi ama di più’: non si tratta di togliere, ma di addizionare, di aumentare. Gesù non ruba amore, non annulla gli altri, non è egoista. Il risultato non è una limitazione, ma un potenziamento. Stare con lui, essere suoi discepoli significa aumentare l’amore!  La seconda condizione: “chi non porta la propria croce”. Portare la croce spesso lo riteniamo accettare le sofferenze, i momenti difficili, i problemi della vita….sarà anche questo, ma a me pare che la croce sia il riassunto e il culmine della vita di Gesù; la croce è amare di più, senza misura e senza rimpianti, amore disarmato che non si arrende, che va fino alla fine. Questa è la strada tracciata da Gesù e che il discepolo è chiamato a ripercorrere e ricreare! La terza condizione: “chiunque non rinuncia ai suoi averi” quello che Gesù chiede non è un sacrificio ascetico, ma una conquista di libertà! Vale a dire: esci dall’ansia di possedere e dalla preoccupazione di conservare, liberati dalla concetto che vali nella misura in cui possiedi. Non lasciarti risucchiare dalle cose. Lascia le cose per accogliere il fratello! Impara non ad avere di più, ma ad amare di più! Questa è la strada della vera libertà tracciata da Gesù! Questa è la strada per essere suoi discepoli: a noi percorrerla!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

Invitare a pranzo Gesù è sempre un rischio perché ti può scombussolare tutto! Gesù è invitato a pranzo da uno dei capi dei farisei…..è sempre un rischio, dicevo,  perché non sai mai dove vada a parare: è sempre imprevedibile! Infatti, nel vangelo di oggi, si vede Gesù che…sta ad osservare e da ciò che vede trae dei consigli. Prima di tutto Egli nota la gara per arrivare ai primi posti, quelli più belli, più ambiti perché più prestigiosi….si entra a tavola già in clima di competizione, travisando da subito quello che è lo scopo dell’invito, lo stare insieme, il condividere. Entra l’invidia, la maldicenza, il sotterfugio.  Allora ecco il primo consiglio di Gesù: quando sei invitato vai a metterti all’ultimo posto. Bellissimo quest’ultimo posto! Vai lì, ma non per umiltà o per modestia, ma perché è il posto di Dio che comincia sempre dagli ultimi; cerca l’ultimo posto per cominciare a creare fraternità, amicizia; per dire all’altro: prima tu e dopo io, perché ritengo che tu sei più importante di me; scelgo l’ultimo posto non perché non valgo niente, ma perché voglio che tu, fratello, sorella mia, sia servito prima di me e anche meglio di me! Questo è meraviglioso: l’ultimo posto non è una vergogna o una condanna….l’ultimo posto è quello di Dio, venuto per servire e non per essere servito. Lui occupa l’ultimo posto per rovesciare e invertire la scala dei valori su cui si fonda la nostra società e per descrivere un altro modo di abitare la terra. Poi Gesù dà un secondo consiglio: quando inviti ad un pranzo non chiamare parenti e amici, ma invita poveri, ciechi e zoppi. Vale a dire: invita quelli che non contano, che nessuno accoglie, coloro che sono esclusi dalla comunione. Vista dall’altra parte: dona senza pretendere il contraccambio, dona in perdita a coloro che hanno davvero bisogno e non possono restituirti. Così sarai beato, troverai la gioia e il senso pieno della tua vita: fare le cose non per interesse, ma per generosità. Dio regala la gioia a chi genera amore lavorando in perdita.

con amicizia

don ezio

Carissimi,

anche oggi Gesù è severo: ‘Sforzatevi di entrare per la porta stretta….Non so di dove siate…Allontanatevi da me’: parole pesanti, che fanno riflettere: cosa sta chiedendo Gesù a noi per essere autentici suoi discepoli, per essere riconosciuti da lui? Gesù ci dice che la salvezza ci sarà, ma non sarà facile. Ecco l’immagine della  porta stretta! E’ una immagine che inquieta perché ‘stretta’ significa fatica, difficoltà; è la porta dove passa l’operaio di Dio con le mani segnate dal lavoro, colui che ha il cuore buono. E’ stretta perché a misura di uomo e di uomo vestito di essenziale, che ha lasciato fuori tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo. La porta è stretta, ma aperta! E l’insegnamento è chiaro: fatti piccolo e la porta diventerà grande! Quella porta stretta introduce ad una festa, una calca multicolore e multietnica che viene da oriente e da occidente, da nord a sud per sedere a mensa. La porta è stretta, ma si apre su una festa! Quando la porta da aperta diventa chiusa inizia la crisi dei ‘buoni’ che si sono costuiti false credenziali, si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, siamo stati in piazza ad ascoltarti…tutto questo può essere un alibi. Accogliere il vangelo è un’altra cosa. Anche noi possiamo correre il rischio di andare a messa, dire il rosario, ricordare i nostri morti, visitare il cimitero ma lasciare che la nostra vita si vada a fondare su realtà solo terrene, estranee al vangelo. La fede autentica tocca il profondo del cuore, là dove nascono  le azioni, i pensieri, le scelte concrete di vita. Quelli che bussano alla porta di Dio e da Lui non sono riconosciuti, hanno sì fatto cose per Dio, ma con interesse, per il loro tornaconto: non basta mangiare Gesù che si è fatto pane, occorre farsi pane, diventare Gesù!  Non basta essere credenti, bisogna diventare credibili! E la misura sta nella vita! Ecco la carta di identità che ci fa riconoscere da Gesù: Dio non ti riconosce per i riti o gli incensi, per le formule o i simboli, ma ti riconosce perchè vuoi diventare come lui. Allora quella porta stretta non è solo per più bravi, i più riusciti, i più raccomandati o altolocati, ma è una porta attraverso la quale possono passare tutti: ‘verranno da occidente e da oriente, dal nord e dal sud del mondo e siederanno a mensa’. Tutti possono passare per le porte sante di Dio: Tutti coloro che vivono di Lui e per Lui e lo riconoscono nei fratelli. Allora anche per me e per te è aperta quella porta stretta….coraggio entriamo!

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

Gesù oggi adopera frasi che ci lasciano un po’ sconcertati! ” Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? N0, vi dico, ma la divisione” Proprio lui che ci chiede di amare i nemici, che ci dice di porgere l’altra guancia, lui che ha dato il nome di ‘divisore, diavolo’ al peggior nemico dell’uomo, lui che ha pregato fino all’ultima sera per l’unità – che siano unoqui si contraddice alla grande! E questo ci deve spingere a cercare ancora, a non rimanere alla prima impressione. Gesù stesso, tenero come un innamorato e nello stesso tempo coraggioso come un eroe,  è stato e e continua ad essere segno di contraddizione. La sua Parola, il suo Vangelo, è stato sovversivo: per le donne sottomesse e schiacciate dal maschilismo allora imperante; per i bambini considerati un nulla, proprietà indiscussa dei genitori; per gli schiavi sfruttati all’inverosimile e in balia dei padroni, per i lebbrosi scacciati e abbandonati da tutti, per i poveri e i ciechi, considerati scarto dell’umanità. E’ stato così sconvolgente al punto di mettersi dalla loro parte, di schierarsi con loro: li chiama al suo banchetto, fa di un bambino il modello del suo regno, si dimostra umano con tutti. La sua parola non era tranquillizzante per le coscienze, ma le scuoteva dalle facili giustificazioni. Nel momento in cui uno sceglie di donarsi, di perdonare i nemici, di non attaccarsi al denaro e alla carriera, di non dominare sugli altri ma di servirli, di non vendicarsi del male ricevuto, proprio in quel momento lì diventa per gli altri contraddizione, divisione, guerra, urto inevitabile con chi pensa di spadroneggiare, di vendicarsi, di avere posti di prestigio e cariche importanti, di chi pensa che è vita solo quella applaudita e ammirata e forse invidiata dagli altri! Potremmo dire che Gesù genera una nuova beatitudine: ‘beati gli oppositori’, di chi si oppone a tutto quello che è oppressione e contro l’umanità del fratello. Essere discepoli di Gesù significa incamminarsi per la sua strada! Qui sorge la domanda: come sto vivendo al mia fede? Come un tranquillante che mi offusca i fratelli, come un sonnifero? Il vangelo diventa reale se ti fa voce di chi non ha voce, se ti fa lotta per chi è oppresso e non ha più forza, mai arreso e passivo. Quanto vorrei che questo fuoco fosse già acceso! Eppure c’è, arde, dentro il nostro cuore; in ogni realtà c’è il seme incandescente di un mondo nuovo. Anche in me e in te c’è questo fuoco: lasciamolo venir fuori!

con amicizia,

don Ezio

Webcam

Previsioni Meteo