Ezio Mandrile

Carissimi,

oggi Gesù ci rivela il volto di Dio in modo sorprendente: è la più bella notizia che poteva darci! Dio è colui che accoglie i peccatori, gli sbandati, coloro che si sono persi. Scribi e farisei si ribellano a questo. Loro pensano di conoscere Dio, di poterne stabilire i comportamenti e le reazioni, di poter circoscrivere il suo spazio di azione: Dio è nel tempio, nelle regole della legge, nei sacrifici, nei bei riti, nell’incenso, nella religione, nella penitenza…..Gesù abbatte tutto questo: Dio è nella vita, è là dove un figlio si perde e ha fame, è dentro la paura e la vergogna della pecora che si perde, è nella piccolezza di una moneta perduta. I farisei dicono che Dio lo trovi se ti impegni a cercarlo; Gesù dice che è Dio a cercare te, è Dio a trovarti! E allora non fuggire più, non avere paura, lasciati abbracciare dovunque tu sia! La passione di Dio è la ricerca di chi si è perduto: la pecora smarrita non torna da sé, non è pentita di essere andata per i fatti suoi, di aver messo a rischio la sua vita, non è lei a trovare il pastore, ma è trovata, è caricata sulle spalle perché sia meno gravoso per lei il suo ritorno. Il pastore non la punisce: la trovata, è viva e questo gli basta. La pena di un Dio donna di casa che ha perso una moneta e si da da fare, accende la lampada, spazza la casa fino negli angoli più nascosti e scova la moneta sotto la polvere. Ecco il volto di Dio che sa cercare sotto lo sporco e i graffi della vita, sotto i difetti e i peccati il frammento d’oro che è presente in ogni uomo. Un Padre che quando perde un figlio sente la casa vuoto, che non punta il dito per colpevolizzare i figli che se ne sono andati dalla sua vista, ma è capace di farli sentire un piccolo tesoro senza il quale Lui non può vivere. Un Padre che corre e abbraccia e non gli importa niente  di tutte le scuse che il figlio ha preparato, perchè cerca la felicità di questo figlio. Ecco il magnifico volto di Dio: se anche io lo perdo, lui non mi perde mai, perché sa che anche sotto i graffi della vita, sotto lo sporco della spazzatura di casa, sotto difetti e peccati, lui sa che c’è un grande tesoro anche se in vasi di creta estremamente fragili, frammenti di oro in mezzo al fango e alla sporcizia! Questo Dio e non un altro, sta cercando me e te: non fuggiamo più!

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

seguire Gesù non è facile: Lui vede le folle numerose dietro di lui, si volta e le raggela! Gesù non cerca i grandi numeri, le folle da stadio; egli preferisce alla quantità la qualità. Indica tre condizioni radicali per essere suoi discepoli, per essere ‘qualitativamente’ suoi discepoli. La prima:  “Se uno non mi ama di più“: sembrano parole dure, eccessive…ma a una lettura più profonda notiamo che il verbo centrale su cui poggia tutta la frase è ‘non mi ama di più’: non si tratta di togliere, ma di addizionare, di aumentare. Gesù non ruba amore, non annulla gli altri, non è egoista. Il risultato non è una limitazione, ma un potenziamento. Stare con lui, essere suoi discepoli significa aumentare l’amore!  La seconda condizione: “chi non porta la propria croce”. Portare la croce spesso lo riteniamo accettare le sofferenze, i momenti difficili, i problemi della vita….sarà anche questo, ma a me pare che la croce sia il riassunto e il culmine della vita di Gesù; la croce è amare di più, senza misura e senza rimpianti, amore disarmato che non si arrende, che va fino alla fine. Questa è la strada tracciata da Gesù e che il discepolo è chiamato a ripercorrere e ricreare! La terza condizione: “chiunque non rinuncia ai suoi averi” quello che Gesù chiede non è un sacrificio ascetico, ma una conquista di libertà! Vale a dire: esci dall’ansia di possedere e dalla preoccupazione di conservare, liberati dalla concetto che vali nella misura in cui possiedi. Non lasciarti risucchiare dalle cose. Lascia le cose per accogliere il fratello! Impara non ad avere di più, ma ad amare di più! Questa è la strada della vera libertà tracciata da Gesù! Questa è la strada per essere suoi discepoli: a noi percorrerla!

con amicizia,

don ezio

Carissimi,

Invitare a pranzo Gesù è sempre un rischio perché ti può scombussolare tutto! Gesù è invitato a pranzo da uno dei capi dei farisei…..è sempre un rischio, dicevo,  perché non sai mai dove vada a parare: è sempre imprevedibile! Infatti, nel vangelo di oggi, si vede Gesù che…sta ad osservare e da ciò che vede trae dei consigli. Prima di tutto Egli nota la gara per arrivare ai primi posti, quelli più belli, più ambiti perché più prestigiosi….si entra a tavola già in clima di competizione, travisando da subito quello che è lo scopo dell’invito, lo stare insieme, il condividere. Entra l’invidia, la maldicenza, il sotterfugio.  Allora ecco il primo consiglio di Gesù: quando sei invitato vai a metterti all’ultimo posto. Bellissimo quest’ultimo posto! Vai lì, ma non per umiltà o per modestia, ma perché è il posto di Dio che comincia sempre dagli ultimi; cerca l’ultimo posto per cominciare a creare fraternità, amicizia; per dire all’altro: prima tu e dopo io, perché ritengo che tu sei più importante di me; scelgo l’ultimo posto non perché non valgo niente, ma perché voglio che tu, fratello, sorella mia, sia servito prima di me e anche meglio di me! Questo è meraviglioso: l’ultimo posto non è una vergogna o una condanna….l’ultimo posto è quello di Dio, venuto per servire e non per essere servito. Lui occupa l’ultimo posto per rovesciare e invertire la scala dei valori su cui si fonda la nostra società e per descrivere un altro modo di abitare la terra. Poi Gesù dà un secondo consiglio: quando inviti ad un pranzo non chiamare parenti e amici, ma invita poveri, ciechi e zoppi. Vale a dire: invita quelli che non contano, che nessuno accoglie, coloro che sono esclusi dalla comunione. Vista dall’altra parte: dona senza pretendere il contraccambio, dona in perdita a coloro che hanno davvero bisogno e non possono restituirti. Così sarai beato, troverai la gioia e il senso pieno della tua vita: fare le cose non per interesse, ma per generosità. Dio regala la gioia a chi genera amore lavorando in perdita.

con amicizia

don ezio

Carissimi,

anche oggi Gesù è severo: ‘Sforzatevi di entrare per la porta stretta….Non so di dove siate…Allontanatevi da me’: parole pesanti, che fanno riflettere: cosa sta chiedendo Gesù a noi per essere autentici suoi discepoli, per essere riconosciuti da lui? Gesù ci dice che la salvezza ci sarà, ma non sarà facile. Ecco l’immagine della  porta stretta! E’ una immagine che inquieta perché ‘stretta’ significa fatica, difficoltà; è la porta dove passa l’operaio di Dio con le mani segnate dal lavoro, colui che ha il cuore buono. E’ stretta perché a misura di uomo e di uomo vestito di essenziale, che ha lasciato fuori tutto ciò di cui si gonfia: ruoli, portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, i bagagli inutili, il superfluo. La porta è stretta, ma aperta! E l’insegnamento è chiaro: fatti piccolo e la porta diventerà grande! Quella porta stretta introduce ad una festa, una calca multicolore e multietnica che viene da oriente e da occidente, da nord a sud per sedere a mensa. La porta è stretta, ma si apre su una festa! Quando la porta da aperta diventa chiusa inizia la crisi dei ‘buoni’ che si sono costuiti false credenziali, si vantano di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, siamo stati in piazza ad ascoltarti…tutto questo può essere un alibi. Accogliere il vangelo è un’altra cosa. Anche noi possiamo correre il rischio di andare a messa, dire il rosario, ricordare i nostri morti, visitare il cimitero ma lasciare che la nostra vita si vada a fondare su realtà solo terrene, estranee al vangelo. La fede autentica tocca il profondo del cuore, là dove nascono  le azioni, i pensieri, le scelte concrete di vita. Quelli che bussano alla porta di Dio e da Lui non sono riconosciuti, hanno sì fatto cose per Dio, ma con interesse, per il loro tornaconto: non basta mangiare Gesù che si è fatto pane, occorre farsi pane, diventare Gesù!  Non basta essere credenti, bisogna diventare credibili! E la misura sta nella vita! Ecco la carta di identità che ci fa riconoscere da Gesù: Dio non ti riconosce per i riti o gli incensi, per le formule o i simboli, ma ti riconosce perchè vuoi diventare come lui. Allora quella porta stretta non è solo per più bravi, i più riusciti, i più raccomandati o altolocati, ma è una porta attraverso la quale possono passare tutti: ‘verranno da occidente e da oriente, dal nord e dal sud del mondo e siederanno a mensa’. Tutti possono passare per le porte sante di Dio: Tutti coloro che vivono di Lui e per Lui e lo riconoscono nei fratelli. Allora anche per me e per te è aperta quella porta stretta….coraggio entriamo!

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

Gesù oggi adopera frasi che ci lasciano un po’ sconcertati! ” Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? N0, vi dico, ma la divisione” Proprio lui che ci chiede di amare i nemici, che ci dice di porgere l’altra guancia, lui che ha dato il nome di ‘divisore, diavolo’ al peggior nemico dell’uomo, lui che ha pregato fino all’ultima sera per l’unità – che siano unoqui si contraddice alla grande! E questo ci deve spingere a cercare ancora, a non rimanere alla prima impressione. Gesù stesso, tenero come un innamorato e nello stesso tempo coraggioso come un eroe,  è stato e e continua ad essere segno di contraddizione. La sua Parola, il suo Vangelo, è stato sovversivo: per le donne sottomesse e schiacciate dal maschilismo allora imperante; per i bambini considerati un nulla, proprietà indiscussa dei genitori; per gli schiavi sfruttati all’inverosimile e in balia dei padroni, per i lebbrosi scacciati e abbandonati da tutti, per i poveri e i ciechi, considerati scarto dell’umanità. E’ stato così sconvolgente al punto di mettersi dalla loro parte, di schierarsi con loro: li chiama al suo banchetto, fa di un bambino il modello del suo regno, si dimostra umano con tutti. La sua parola non era tranquillizzante per le coscienze, ma le scuoteva dalle facili giustificazioni. Nel momento in cui uno sceglie di donarsi, di perdonare i nemici, di non attaccarsi al denaro e alla carriera, di non dominare sugli altri ma di servirli, di non vendicarsi del male ricevuto, proprio in quel momento lì diventa per gli altri contraddizione, divisione, guerra, urto inevitabile con chi pensa di spadroneggiare, di vendicarsi, di avere posti di prestigio e cariche importanti, di chi pensa che è vita solo quella applaudita e ammirata e forse invidiata dagli altri! Potremmo dire che Gesù genera una nuova beatitudine: ‘beati gli oppositori’, di chi si oppone a tutto quello che è oppressione e contro l’umanità del fratello. Essere discepoli di Gesù significa incamminarsi per la sua strada! Qui sorge la domanda: come sto vivendo al mia fede? Come un tranquillante che mi offusca i fratelli, come un sonnifero? Il vangelo diventa reale se ti fa voce di chi non ha voce, se ti fa lotta per chi è oppresso e non ha più forza, mai arreso e passivo. Quanto vorrei che questo fuoco fosse già acceso! Eppure c’è, arde, dentro il nostro cuore; in ogni realtà c’è il seme incandescente di un mondo nuovo. Anche in me e in te c’è questo fuoco: lasciamolo venir fuori!

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

siamo giunti a ferragosto, la festa del riposo e dell’estate. Dal punto di vista cristiano proprio in questo giorno celebriamo la solennità della Assunzione di Maria in cielo con il suo corpo carnale. Questa è una solennità che ci fa contemplare il corpo glorificato di Maria dopo la sua morte e ci mette di fronte anche il nostro cammino: il progetto di Dio su di noi è di farci entrare nella sua vita dopo la nostra morte terrena. Maria oggi la contempliamo in paradiso coronata di stelle e attorniata dagli angeli, ma non dimentichiamo che abbiamo un elemento che ci lega indissolubilmente a lei: l’essere creatura! Maria è creatura come me e come te, scelta certamente da Dio per essere madre di Gesù, ma sempre creatura! Maria in quanto creatura ha risposto di sì a questa chiamata e l’ha realizzata nella semplicità e nel nascondimento, passando del tutto inosservata, svolgendo la sua missione di moglie e di mamma. Mi fa sempre pensare questo! Nella sua vita non è mai successo nulla di straordinario, non c’è stato mai nessun miracolo, non ha tenuto discorsi teologici di profonda spiritualità, non ha compiuto atti straordinari e portentosi. Nulla! La sua vita si è svolta nella normalità più assoluto come quella di una persona qualunque: fatica nel lavoro, preoccupazioni in famiglia, sofferenze, povertà e anche gioie familiari. Ma allora dove sta la sua grandezza? Penso nella grande fiducia e nell’abbandono totale in Dio che lei ha vissuto, senza tentennamenti e rimpianti, e questo al punto che in lei si può rispecchiare il miracolo che Dio compie in coloro che di lui si fidano. Si è fidata così totalmente da donare tutto, anche suo figlio! E per sé non tiene nulla! Diventa quindi, Maria, la mamma apripista, colei che percorre per prima la strada in attesa dei figli. Questo ci ricorda che noi , il nostro corpo, non è fatto solo per essere attraente, in buona forma e in buona salute, ma il nostro corpo è anche il mezzo attraverso il quale esprimiamo la vita, doniamo atti di amore, rendiamo visibile il soffio di vita divino immesso in noi fin dalla  creazione del mondo. E questo si realizza anche vivendo in povertà e in nascondimento come Maria. Possiamo dire che Maria indica il punto di arrivo dell’esistenza umana e la strada da percorre per arrivarci. Ce lo racconta il vangelo: appena accolto Gesù nel suo grembo, non si chiude in se stessa, ma va da Elisabetta perché il dono che è in lei faccia esultare anche quella famiglia; si mette in viaggio in fretta: la carità non può aspettare! Maria ha accolto la Parola di Dio e l’ha vissuta perché ne ha accettato i criteri: l’esatto contrario di chi cerca il cielo nel potere che schiaccia gli altri, nella ricchezza che dimentica i poveri, nella superbia che pensa di fare a meno di Dio. Anche a noi Maria propone lo stesso cammino e ce lo propone da creatura nostra pari quasi a dirci “Nulla è impossibile” anche per noi!

Buona festa dell’Assunta a tutti,         con amicizia

don ezio.

Carissimi,

oggi siamo invitati a contemplare Dio che si china su di noi e ci invita ad essere pronti ad accoglierlo. Tre volte Gesù ripete l’invito: “Siate pronti – Tenetevi pronti“, perché la vita è attesa: di una persona da amare, di un dolore da superare, di una situazione da risolvere, di un mondo da migliorare, di una luce che illumini le tue paure e le tue ombre. Tenetevi pronti, ma a che cosa? Pronti all’incontro, allo splendore dell’incontro! All’incontro con un Dio che non è pronto a minacciare, a giudicare o a condannare,  con un Dio che non è ladro di vita e che diventa la proiezione delle nostre paure e dei nostri moralismi; ma all’incontro con un Dio ‘impensabile’ che non ti aspetti: un Dio che si fa servo di tutti i suoi servi, che si fa ultimo al punto da far mettere a tavola tutti i suoi servi e di passare Lui a servirli! Un Dio che si china di fronte all’uomo, con stima, rispetto e gratitudine! Con un Dio che è il capovolgimento dell’idea di padrone! con il Dio di Gesù Cristo succede l’imprevedibile e l’inconcepibile: il Signore si mette a fare il servo! E Gesù lo ribadisce “E se giungendo nel cuore della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro”, perché è rimasto incantato che i servi restino in attesa, svegli fino all’alba per attendere Lui, un servizio non richiesto, dettato dal cuore: si attende così soltanto se si ama e si desidera e non si vede l’ora che giunga il momento dell’incontro: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore!” Ma c’è il servo infedele che cerca un altro tesoro: il suo tesoro è il gusto del potere sugli altri, del primeggiare e dello spadroneggiare sugli altri e approfittando del ritardo del padrone comincia a percuotere gli altri, ad ubriacarsi, a mangiare e a bere. Per quel servo che ha posto nelle cose il suo tesoro l’incontro alla fine è la notte, è il buio, e l’incontro con il suo Signore sarà la triste scoperta di aver mortificato la propria vita proprio nel momento in cui mortificava la vita degli altri; la triste sorpresa è di avere tra le mani solo i cocci di una vita sbagliata. Il vero tesoro allora è scoprire di avere un padrone così pieno di fiducia in noi al punto di affidarci la sua casa con tutte le sue meraviglie e si metterà al nostro servizio nella misura in cui noi sappiamo attenderlo e servirlo nei fratelli. Io credo in lui perché lui crede in me e sarà il Signore che servirò perché è l’unico che si è fatto mio servitore

con amicizia

don Ezio

Carissimi,

oggi siamo invitati a contemplare Dio che si china su di noi e ci invita ad essere pronti ad accoglierlo. Tre volte Gesù ripete l’invito: “Siate pronti – Tenetevi pronti“, perché la vita è attesa: di una persona da amare, di un dolore da superare, di una situazione da risolvere, di un mondo da migliorare, di una luce che illumini le tue paure e le tue ombre. Tenetevi pronti, ma a che cosa? Pronti all’incontro, allo splendore dell’incontro! All’incontro con un Dio che non è pronto a minacciare, a giudicare o a condannare,  con un Dio che non è ladro di vita e che diventa la proiezione delle nostre paure e dei nostri moralismi; ma all’incontro con un Dio ‘impensabile’ che non ti aspetti: un Dio che si fa servo di tutti i suoi servi, che si fa ultimo al punto da far mettere a tavola tutti i suoi servi e di passare Lui a servirli! Un Dio che si china di fronte all’uomo, con stima, rispetto e gratitudine! Con un Dio che è il capovolgimento dell’idea di padrone! con il Dio di Gesù Cristo succede l’imprevedibile e l’inconcepibile: il Signore si mette a fare il servo! E Gesù lo ribadisce “E se giungendo nel cuore della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro”, perché è rimasto incantato che i servi restino in attesa, svegli fino all’alba per attendere Lui, un servizio non richiesto, dettato dal cuore: si attende così soltanto se si ama e si desidera e non si vede l’ora che giunga il momento dell’incontro: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore!” Ma c’è il servo infedele che cerca un altro tesoro: il suo tesoro è il gusto del potere sugli altri, del primeggiare e dello spadroneggiare sugli altri e approfittando del ritardo del padrone comincia a percuotere gli altri, ad ubriacarsi, a mangiare e a bere. Per quel servo che ha posto nelle cose il suo tesoro l’incontro alla fine è la notte, è il buio, e l’incontro con il suo Signore sarà la triste scoperta di aver mortificato la propria vita proprio nel momento in cui mortificava la vita degli altri; la triste sorpresa è di avere tra le mani solo i cocci di una vita sbagliata. Il vero tesoro allora è scoprire di avere un padrone così pieno di fiducia in noi al punto di affidarci la sua casa con tutte le sue meraviglie e si metterà al nostro servizio nella misura in cui noi sappiamo attenderlo e servirlo nei fratelli. Io credo in lui perché lui crede in me e sarà il Signore che servirò perché è l’unico che si è fatto mio servitore

con amicizia,

don Ezio

Carissimi,

il vangelo di oggi continua ad educarci su cosa significa essere discepoli e ci invita ad accumulare tesori non nelle banche umane, ma presso Dio. Ma possiamo anche esprimerci in un altro modo: l’uomo perché creato libero, è costantemente chiamato a fondare le scelte della sua libertà su delle realtà che siano vere, vale a dire autentiche e fondanti e non illusorie.  Ecco allora la parabola: un uomo ricco aveva avuto un raccolto abbondante e diceva: Che cosa farò? Demolirò i miei granai e ne farò di più grandi….poi dirò: Anima mia adesso godi e divertiti!. Questo tale non è un uomo disonesto, non fa del male a nessuno, non è cattivo o sfruttatore.  E’ un uomo che non ha nome: il denaro ha mangiato la sua identità, si è impossessato di lui! Dio lo definisce ‘stolto’, cioè è un uomo che non ha la sapienza del vivere; è ricco di beni, ma povero di cuore e di ideali. Fonda la sua libertà su delle realtà che non sono vere, che non sono verità! E questo perché fa dipendere la sua sicurezza e tranquillità dai suoi beni materiali; manca della consapevolezza che di solo pane, di solo benessere, di sole cose non si vive. E poi è certamente ricco di cose, ma è solo: non c’è nessuno attorno a lui, non è nominato nessuno nel racconto, nemmeno un parente o un amico: è un uomo povero di relazioni e di amore, gli altri contano nulla nella sua vita, contano di meno delle cose che ha. E’ un uomo che si è creato un deserto attorno: è solo ed isolato al centro dei suoi enormi granai! In questo contesto cala il giudizio di Dio: Stolto, questa notte dovrai restituire la tua vita. Dio non dice: Morirai, perché la morte non è un accadimento per lui, ma soltanto il prolungamento delle sue scelte: in realtà egli ha già incominciato a morire per non essere cresciuto con più attenzione e consapevolezza, con più amore per gli altri e non per le cose. Egli ha già allevato e nutrito la morte dentro di sé con le sue scelte. E’ già morto agli altri! La morte ha già fatto il nido nella sua casa! Gesù sembra dirci: vuoi la vita piena? non cercarla al mercato delle cose; sposta il tuo sguardo e il tuo desiderio: gli unici beni da accumulare sulla terra per essere felici sono relazioni buone con le persone. Arricchire presso Dio significa puntare su quei valori incorruttibili come solidarietà, rettitudine, giustizia , misericordia, comprensione, umiltà, benevolenza, temperanza, pazienza…Che ciascuno di noi possa arricchire così di fronte a Dio!

con amicizia,

don ezi

 

Carissimi,

interessante la domanda che gli apostoli rivolgono a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare!”. Non gli domandano ‘Insegnaci delle preghiere, delle formule nuove, dei riti entusiasmanti’, ma INSEGNACI A PREGARE, cioè insegnaci la strada per scoprire Dio, per arrivare a Lui e averlo nel cuore! Insegnaci a stare davanti a Dio come stai tu! Spesso riteniamo che l’esperienza religiosa si identifichi con l’osservanza di norme e il rispetto di divieti, oggi Gesù – mi pare – ci vuole ri-educare a cosa significa essere veramente credenti. E parte dalla preghiera! Per Lui la preghiera è ri-attaccarsi di nuovo a Dio, creare di nuovo legami affettivi: Dio lo incontro non nell’osservanza di regole (che possono farmi sentire la coscienza tranquilla, ma anche portarmi a giudicare quelli che non le osservano!), ma in una parola “Quando pregate dite: PADRE!” Ecco la parola più azzeccata, la parola migliore per stare davanti a Dio con cuore di fanciullo e di adulto, la parola che –  con quella di MAMMA – contiene e dice più vita di tutte le altre; parola che diventa sorgente, inizio. PAPA’ e MAMMA: il nome della vita! Quasi a dirci: Dio non è uno che si impone, che si conquista, ma Dio è uno che si ABBRACCIA quale PAPA’ innamorato dei suoi figli, di tutti i suoi figli!, è un Dio affettuoso a cui chiedere le poche cose indispensabili per ripartire ogni giorno positivi e desiderosi di portare parole e atteggiamenti buoni. E allora….Padre sia santificato il tuo nome….il nome che biblicamente parlando contiene tutta la persona: è come chiedere a Dio che ci doni Dio. Dio quando incontra l’uomo dona Se Stesso; il nome di Dio è Amore che si dona. Venga il tuo regno, cioè nasca una terra come vuoi tu, come Tu la sogni con nuovi rapporti umani di bontà e di amore. Donaci il pane quotidiano: donaci tutto ciò che ci fa vivere, non solo fisicamente, ma come persone che hanno cuore. Donaci un pane che davvero sia ‘nostro’ e non soltanto ‘mio’! perché se uno è sazio e un altro muore di fame quello non è il tuo pane!  Perdonaci i peccati: togli tutto ciò che in noi è ‘uomo vecchio’, tutto ciò che pesa e rallenta il nostro cammino e invecchia il cuore e libera il nostro futuro. Non abbandonarci alla tentazione: non ti chiedo si essere esonerato dalla prova, ma di non essere lasciato solo a lottare contro il male. Tiraci fuori dal buio, dalla paura e dalla sfiducia.   Anche noi allora con fede diciamo  ‘Signore, insegnaci davvero a pregare così…insegnaci ogni giorno ad imparare e vivere il Padre Nostro’

con amicizia

don ezio

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