Pensiero
Ovunque voi siate, rivolgete un pensiero a San Magno per ricambiare il pensiero che San Magno ha per voi!
... e il sogno continua...

Carissimi,
quasi come in una telenovela, mi si presenta nuovamente in sogno quel personaggio, ormai diventato familiare, che già l’anno passato mi si era affiancato e mi aveva fatto rivivere il dono della sua vita a testimonianza del Vangelo, nientemeno che San Magno.
Anch’io, orma, sono a mio agio in sua compagnia!
E’ interessante poter avere notizie di prima mano e dialogare con chi ha saputo testimoniare in modo così radicale la sua fede!
Stando con lui, mi intriga curiosare un po’ nella sua vita… desidero sapere… forse anche, per tommasiana memoria, toccare con mano la sua fede…, anche per irrobustire e confermare la mia: quanto c’è bisogno oggi di testimoni, di persone che in prima linea non si tirano indietro, non si accodano dove conviene di più, ma cercano di essere coerenti fino in fondo con la loro coscienza e vivono una autentica esperienza di fede, che non si riduce solo ad espressione della loro cultura o delle tradizioni in cui sono nati e vivono, ma è impostazione radicale totale della loro vita.
Sto per fare a questo mio amico una prima domanda, ma lui mi anticipa:”Allora, come va? Come te la passi? … ti sei ripreso dallo shock dell’altra volta, quando ti ho fatto assistere al mio martirio? In verità mi sei sembrato un po’ frastornato!”.
“Ma certo che sono rimasto un po’ frastornato! – gli rispondo – Non è mica di tutti i giorni vedere morire una persona… e poi in quel modo!”.
“Però, secondo me – rincalza lui – ti ha scosso un’altra cosa: quando ti ho detto chiaro e tondo che il Santuario, espressione della fede della gente del territorio e realizzato con tanti sacrifici, è stato eretto per testimoniare esclusivamente la fede in Dio e non per promuovere altre cose; e poi anche quando ti ho chiesto se oggi è ancora così, se c’è ancora gente che crede ed è pronta a testimoniare fino in fondo la sua fede!”.
Si ferma con un’espressione severa, e poi continua: “Ti ha impressionato quando ti ho domandato se è servito qualcosa alla fede della gente del tuo tempo, donare la mia vita per il Vangelo, se è valso la pena del mio martirio”.
Anch’io mi faccio pensieroso, ma poi rispondo: “Per forza: mi hai chiarito in modo inequivocabile il significato del tuo Santuario, il perché è stato a fatica costruito e il motivo per cui vale la pena di continuare a tenerlo su: richiamare con forza l’urgenza di una autentica esperienza di fede”.
A questo punto mi intriga indagare sulla sua vita. Prendo coraggio e chiedo: “Sai che mi incuriosisce la tua vita? Come è stata? Sai ne dicono di tutti i colori! Ti piaceva la tua vita? Raccontami qualcosa”.
Il mio amico sorride dolcemente: nel suo sguardo si legge il ripasso della sua vita terrena. “Perbacco che mi piaceva! Ero giovane e mica … da buttare via!!! Le ragazze mi guardavano con interesse e… anch’io le ricambiavo. Vita normale la mia. La mia famiglia non era ricca: normali abitanti di una terra normale. Io aiutavo nei lavori di casa, studiavo un po’, ma … non troppo! Tanti progetti mi frullavano in testa: una volta finito il servizio militare, avevo adocchiato un piccolo podere vicino al fiume dove mi sarebbe piaciuto metter su famiglia, … E lei ci stava! Ma poi, ecco l’imprevedibile: devo partire e andare lontano, su queste alpi, appunto… Che tristezza dover lasciare tutto: i miei cari, la mia ragazza, la mia terra, i miei progetti… Non c’è stato verso, bisogna andare!”.
Poverino, il suo volto si vela di tristezza: deve aver sofferto parecchio!
Ma io non mollo: ormai sto andando come una filovia in discesa! Prendo coraggio e chiedo: “Ma quando hai conosciuto Gesù Cristo e sei diventato cristiano?”.
Si riprende, si rasserena e racconta: “Quando siamo arrivati su queste alpi, ho conosciuto persone che a Roma avevano abbracciato la fede cristiana. Li vedevo vivere in modo così sereno, nonostante le difficoltà; tra di loro si volevano bene; pensa, si amavano addirittura come fratelli! Pregavano e si fidavano di un Dio diverso da quelli che io conoscevo! Mi sono incuriosito, ho chiesto e loro mi hanno annunciato il Vangelo, ed io sono stato affascinato dalla persona di Gesù, dal suo modo di vivere e dalla sua Parola. Questo Gesù che annunciava un messaggio di bontà, di fratellanza, di vita oltre la morte, di Dio buono come un papà e una mamma, di amore fino a donare la vita, di pace e di uguaglianza mi ha entusiasmato. Avere poi vicino a me delle personae che questo messaggio lo vivevano davvero, giorno dopo giorno, con entusiasmo e nonostante tutti i pericoli, mi ha convinto a provare e mi ci sono trovato pienamente”. Il suo volto diventa radioso: veramente è uno convinto, quello!
Azzardo ancora una domanda, tanto ormai una più una meno, non cambia nulla: “Per te, allora, che cos’è la fede e la vita cristiana?”.
“Bella domanda! – mi risponde – Certamente non è solo un fatto culturale o tradizionale, come tanti pensano. E’ prima di tutto una esperienza di vita, e solo così può essere capita e vissuta. E’ avere coraggio di fondare le scelte della propria vita, vale a dire la propria libertà, sulla verità di Gesù di Nazaret, senza compromessi e strumentalizzazioni. Spesso si vive una religiosità fatta di riti: il battesimo, la comunione, il matrimonio, il funerale… ma il cuore è lontano, la vita va da un’altra parte, si fonda su altre cose quali la posizione sociale, la riuscita, il denaro, la prevaricazione, il divertimento ad ogni costo… Essere cristiani significa mettere Cristo e la sua parola a fondamento delle scelte della vita di ogni giorno.
Non ci sono mica tante cosa da capire o da discutere: si tratta di prendere in mano il Vangelo e incominciare a viverlo.
Così è stato per me e così deve essere per tutti coloro che desiderano essere cristiani!
Ecco che cosa mi ha spinto a vivere pienamente cosciente e senza rimpianti il martirio.
Tutto qui!”.
Tutto qui? Puoi capire se è poco!!!
Adesso però ha preso in mano il gioco lui: mi pare voglia lanciare di nuovo una domanda provocatoria.
Infatti mi chiede: “Oggi è ancora così? Prendere come riferimento la mia esperienza di fede e il mio Santuario genera ancora una autentica esperienza di fede? Ci sono delle persone delle persone che vogliono fondare le ragioni della propria esistenza sulla Parola del vangelo? Oppure si ricerca solo un quieto vivere, attraverso compromessi che tengono tranquilla la coscienza: la Parola di Gesù non scuote più e non converte più, ma viene accettata solo perché può contribuire a lenire le sofferenze ed a giusticare l’egoismo? Si pensa che la fede sia qualcosa solo di culturale o tradizionale che non intacca minimamente la vita?
Salire pellegrini al mio santuario, ammirare i dipinti della cappella antica può aiutare a vivere un’autentica vita di fede, ma è necessario avere il coraggio di scrostare dal cuore tutto quello che è abitudine, freddezza e indifferenza, e riprendere in mano il vangelo per fondare su di esso la propria vita.
Se la sentono i cristiani del tuo tempo?”.
Il mio amico se ne va e mi lascia con questa provocazione.
A noi, cristiani di oggi che saliamo al Santuario e veneriamo San Magno, è lasciata la risposta!
… con amicizia

Don Ezio
Via Don Giacomo Mascarello, 1 - 12020 Castelmagno CN - tel. 0171.986178
e-mail: santuario@sanmagno.net