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"Come un calice, la valle ecco s'apre in ampia conca: prati e monti fan corona a un solenne antico Tempio..."
Cosi' canta il poeta. Ma dopo la stretta e rupestre "comba" da Pradleves a Campomolino e su su fino alle "bastìe" tra Chiotti e Chiappi, affacciandosi all'anfiteatro dell'alta Valle Grana, tutti si resta affascinati. L'orizzonte s'allarga e si distende in più dolce degradare di prati e pascoli verdissimi anche in estate inoltrata, una ghirlanda di vette d'ogni foggia, dirupate o aguzze, o facili e quasi famigliari: al centro, come incastonato in uno smeraldo, il Santuario, solitario e imponente nel suo biancore. E' una mole grandiosa, ingentilita da tutto un festone di archi e pilastri, da cui sembra emanare una forza calma e sicura: la forza della Fede che la eresse nei secoli. Pochi, o nessun altro Santuario sorge, cosi' isolato e imponente, in una cornice naturale altrettanto appropriata. Dagli idoli a Dio Il sito del nostro Santuario "da sempre" fu dedicato a onorare la divinita', tanto lo si trovava adatto. Cosi' fecero i primi "margari" e "pastori che dall'altro versante delle Alpi, dalla Provenza, salivano facilmente a sfruttare gli ottimi pascoli della conca dell'alta Valle Grana. Erano "Galli", cioe' "Celti", come tutti i popoli che Giulio Cesare, poco prima, aveva sottomesso a Roma al di la' delle Alpi e del Reno. Il loro "dio" più importante era Marte: dio della vita, e percio' patrone degli animali. A questo "dio" o idolo era dedicata la piccola "ara" o altarino, ora murata nella parete posteriore della Cappella Vecchia, contro il Cimitero. Era stata scoperta alla fine del secolo scorso, sotto il pavimento di quella Cappella, vinta dalla luce del vero Dio. Monaci, nostri apostoli Chi porto' alla luce il calore del Vangelo di Cristo nei nostri paesi? Poco e nulla ne sappiamo! Una cosa sembra sicura: che furono i monaci, prima di S. Colombano, poi Benedettini, a estirpare nei pochi paesi delle pianure paludose e nei paesi delle valli e di montagna, allora più numerosi e abitati, gli ultimi resti di paganesimo e a stabilire un'organizzazione ecclesiastica. Questo avveniva tra la seconda meta' del VII e la fine dell'VIII secolo. S. Colombano, sceso in Italia per contribuire alla conversione dei Longobardi, ha appena il tempo di fondare Bobbio, dove muore l'anno seguente, 615. Forse non molti decenni dopo, i suoi monaci fondarono la futura grande Abbazia di S. Dalmazzo di Pedonia. Agli inizi del 700 ecco le fondazioni di Pagno, Villar S. Costanzo, Monasterolo Casotto. Da questi "fondovalli" la fede e la civilta' cristiane mano a mano raggiungeranno e pacificheranno anche i paesi e le borgate più impervi, mentre i Monaci, abbandonate le austerità e particolarità dell'irlandese Colombano, assumono la Regola, più equilibrata e romana del grande Benedetto di Norcia. La mia Casa e' Casa di orazione Cosi' disse Gesu', citando la Parola di Dio, quando scaccio' dal Tempio i mercanti. Cha la Casa di Dio non diventi per noi credenti un museo d'arte da visitare per curiosita' o per cultura. I nostri vecchi hanno faticato e sudato per lasciarci UN SANTUARIO. Un Luogo Sacro, dove il Cielo si fa piu' vicino alla terra. Dove la creatura puo' incontrare meglio il suo Creatore. Dove i Redenti riconoscono il loro Redentore, sono ancora aspersi dal Suo Sangue, riconfortati dalla Sua Parola. Dove lo Spirito, Potenza d'amore, infonde in loro nuovo vigore di testimonianza nella pazienza e nelle opere. Sostiamo a lungo nel Santuario, ma in preghiera! San Magno, monaco e missionario Sono questi i nostri Missionari, nostri Padri nella Fede, a farci conoscere Cristo Signore e Salvatore e la sua Santa Madre, Maria. Ma ci fanno conoscere e venerare anche i loro Santi, S. Dalmazzo, S. Chiaffredo... e il nostro San Magno, o Magnaldo. Nato nel 699, era stato Monaco a S. Gallo, nella Svizzera, poi era diventato l'Apostolo dell'Algovia, nella vicina Baviera tedesca. Era veneratissimo come l'amico della povera gente, specie delle povere campagne, e il Patrono presso il buon Dio del loro scarso bestiame. Era il Santo che ci voleva per sostituire il culto di Marte! E fu il Santo che rimase nel cuore delle varie generazioni lungo i secoli, anche quando gli antichi, grandiosi Monasteri e Abbazie rimasero deserti e decaddero. San Magno fu trasformato in gentiluomo, poi guerriero della mitica Legion Tebea, sperduto e martirizzato non a Martigny ma sui nostri monti, ma sopravvisse come l'amico dei contadini, loro soccorritore, fino ai nostri giorni… E, oggi, studi e ricerche, unite al coraggio della verità, ci restituiscono il vero San Magno: austero Monaco, educato e vissuto lunghi anni sotto la Regola fatta di rinuncie e penitenze, e poi Apostolo del Vangelo e soccorritore dei fratelli piu' diseredati. Non sulle nostre montagne, ma sempre sulle Alpi, nel versante che guarda a Nord, verso la grande Germania. Gli ultimi abitanti di Castelmagno e degli altri paesi alpini, ma anche della pianura cuneese, possono guardare a Lui con piena fiducia, e chiamarlo, come nel passato: "San Magn lu noste". Il Santuario di San Magno (e l'Assunta) Questo e' il nome del nostro Santuario da quando esiste: cioe' almeno da sei secoli. Ed e' giusto che sia cosi', perche' il caro Santo ne e' il Titolare, e' Colui che antichi e moderni margari, pastori, allevatori sempre hanno invocato e invocano come loro Patrono e Amico. Tuttavia da sempre il Santuario risuona della preghiera mariana per eccellenza, il Rosario. La figura materna e ragale insieme di Maria, col Bambino, campeggia imponente al centro della Icona dell'Altar Maggiore, nel cuore del Presbiterio. Maria S.S. da sempre, cioe' la Signora del nostro Santuario. Era giusto che in esso fosse conservato il Quadro della Madonna Assunta, che e' il Ricordo Ufficiale (nella Diocesi di Cuneo) della Solenne Definizione dell'Assunzione di Maria, nel mezzo del nostro secolo (Pio XII, 1° novembre 1950, Anno Santo). E' anche il Quadro davanti al quale il m° Giovanni Giraudo, allora Presidente della Provincia Granda, consacrava la provincia alla Madonna, alla presenza dell'arcivescovo Mons. Guido Tonetti. Anche per questo i pellegrini s'affollano devoti in preghiera ai suoi piedi. Il Santuario settecentesco Eretto, con mirabile fede e fatica, nel 1704-1716, dal capomastro luganese Giuseppe Galletto. Grande anima dell'opera Don Manfredo Martini, nativo di Chiappi, per ben 43 anni parroco su queste vette. Ne risulto' un imponente Santuario, in sobrio stile "barocco piemontese". Molto vi aggiunse di semplice e forte religiosità il grandioso porticato che lo cinge da tre parti, eretto negli anni 1862-1886, su disegno dell'Arch. Antonio Bono di Cuneo. Sopra il porticato si ricavarono dei locali utili non solo al personale che attende alla cura del Santuario, ma anche ad ospitare campeggi per la gioventu'. E' un'attivita' di accoglienza ai fratelli che completa quella del culto al Dio della carita'. E' un po' il "fiore all'occhiello" del nostro Santuario, questo dell'accoglienza di tanta gioventu', in aiuto alle parrocchie. Grazie anche alla magnifica posizione, tra pascoli, valloni e montagne per tutti i gusti. Il Santuario oggi Notevoli lavori sono stati compiuti per dotare il Santuario di locali piu' adeguati per l'accoglienza e l'assistenza dei pellegrini e dei turisti che, sempre piu' numerosi, salgono al Santuario. E' possibile soggiornare alcuni giorni usufruendo del trattamento di pensione completa presso il "Ristoro del Pellegrino", per ritemprarsi nel fisico e nello spirito, attraverso il contatto piu' diretto con la natura ele bellezze del creato. L'atmosfera alpina e il silenzio aiutano anche chi desidera vivere alcuni giorni di "deserto spirituale", pregando e meditando la Parola di Dio; nella Cappella intitolata alla "Madonna della Neve", situata all'interno del Santuario, e' perennemente esposto il Santissimo Sacramento, per offrire a tutti momenti di adorazione personale e di preghiera. Durante il periodo di apertura del Santuario, tutti i giorni si celebrano comunitariamente la preghiera delle Lodi e dei Vespri e la Santa Messa. Gruppi organizzati possono celebrare Azioni Liturgiche riservate a loro al di fuori dell'orario stabilito, previo accordo con il Rettore del Santuario. Una parte dei locali del Santuario e' attrezzata per ospitare gruppi organizzati autogestiti che vogliono promuovere esperienze cristiane di vita comunitaria. La festa patronale viene celebrata il 19 agosto. Il Santuario è aperto tutte le domeniche e le Feste da giugno a settembre e tutti i giorni nei mesi di luglio e agosto. E' posto tappa GTA (Grande Traversata delle Alpi). ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
